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martedì, 23 Luglio 2024

‘Ndrangheta a Torino, biografia di una donna di mafia. Questa sera presentazione all’Avogadro

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Si terrà a Torino, questa sera alle ore 18, presso l’aula magna dell’istituto Avogadro, in via Rossini 18, la prima presentazione pubblica del libro “Loro mi cercano ancora” (Mondadori), la biografia di Maria Stefanelli scritta dalla giornalista Manuela Mareso, direttore di Narcomafie.
Maria Stefanelli è la prima testimone di giustizia contro la ‘ndrangheta al Nord appartenente a famiglie mafiose. Dopo essersi ribellata alla ‘ndrangheta e aver denunciato i suoi familiari nel 1998, recentemente è stata richiamata per deporre nel processo Minotauro, il maxiprocesso contro oltre 150 presunti affiliati dell’organizzazione calabrese radicatasi in Piemonte, e che il prossimo 15 dicembre riprenderà con le udienze dell’appello.
Della drammatica storia di Maria e delle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio parleranno il procuratore capo di Torino Armando Spataro, il pubblico ministero Alberto Perduca, la referente regionale di Libera Piemonte Maria José Fava e il dirigente dell’istituto Avogadro Tommaso De Luca, oltre all’autrice del libro-documento. La serata è stata organizzata da Rocco Pinto, titolare della libreria “Il ponte sulla Dora”, che intende lanciare un grande progetto dedicato agli ultimi due anni delle scuole di Torino e provincia per portare esperti di varia estrazione (magistrati, giornalisti, psicologi, registi) a discutere del libro e della pervasività delle organizzazioni criminali sul nostro territorio, contro le quali è fondamentale costruire una coscienza civica capace di riconoscerle.
Originaria di Oppido Mamertina (Rc), il paesino del recente scandalo dell’inchino della statua della Madonna al boss locale, Maria Stefanelli all’età di 9 anni emigra in condizioni di povertà drammatiche dalla Calabria alla Liguria, dove la sua famiglia controllerà il narcotraffico nel savonese e sarà protagonista di illeciti di varia natura assurgendo più volte alle cronache della stampa. Suo fratello Vincenzo sarà tra i sequestratori di Tullia Kauten, imprenditrice nel settore tessile.
Morto il padre, la madre si risposa con il fratello di questi, Antonino Stefanelli, zio dal quale sarà abusata sessualmente da bambina fino all’età adulta, anche dopo il matrimonio, perché con il marito, detenuto, non convive: conosce Francesco Marando in carcere a Torino per un matrimonio d’affari combinato dai fratelli (celebrato con la scorta dalla polizia e le manette ai polsi dello sposo), a cui cede solo nella speranza di riuscire a fare uccidere lo zio dalla più potente cosca del Piemonte (i Marando sono narcotrafficanti e il pentito Rocco Marando ha ammesso che sono stati i sequestratori, tra gli altri, di Cesare Casella).
Non sa Maria che al fianco di quest’uomo condurrà invece una vita infernale: fuori e dentro gli istituti penitenziari di mezza Italia a raccogliere le sue “ambasciate” per portare avanti gli affari, le corse tra Roma, Milano, Torino e Genova, dove, grazie all’intervento di uno strapagato avvocato con un ruolo politico di primissimo piano, Marando riesce a farsi ricoverare con un falso referto in un ospedale psichiatrico, dal quale evade in un’operazione rocambolesca proprio grazie all’aiuto di Maria, che all’epoca aveva già partorito una bambina, in condizioni di assoluta solitudine, vessata dalle cognate e dalla suocera.
Durante la latitanza in Calabria, Maria vede con frequenza il marito, prelevata da affiliati dell’organizzazione e portata in bunker sotterranei nei boschi dell’Aspromonte, dove spesso viene malmenata (per le percosse abortirà un bambino di 4 mesi), con scene di violenza inaudita anche di fronte alla figlia, che da queste risulterà per sempre segnata.
Dopo la morte del marito, Maria fugge dalla Calabria e torna in Liguria, braccata dai Marando, che ritengono – a ragione – gli Stefanelli autori dell’omicidio del loro familiare.
Quando verrà ucciso l’uomo che le rivela i retroscena della scomparsa dei suoi parenti, capisce di essere la prossima vittima e nel febbraio del 1998 decide di denunciare. Durante la sua vita sotto protezione perde la casa perché truffata dall’unica persona che crede amica (una donna con cui aveva una relazione saffica) e viene aggredita da un cancro alla gola in stadio avanzato, che sconfiggerà dopo sei anni di lotte disperate, lontana dalla sua bambina per lunghi periodi a causa delle intense radioterapie.
Ancora oggi vive nella paura e nella solitudine a cui la vita sotto protezione la costringe.

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