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venerdì, 19 Luglio 2024

Manifesto choc e polemiche per la mostra d'arte LGBTE. Il Comune toglie il patrocinio

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Raramente accade ma questa volta, maggioranza e opposizione in Sala Rossa sono d’accordo: l’immagine del manifesto LGBTE (La Grande Battaglia Trova Esito), è offensivo.
Una donna obesa, nuda, poggia il piede su un’iconografia sacra per pubblicizzare la mostra d’arte internazionale organizzata dall’associazione Lgbt (Lesbiche gay, bisessuali e transgender), che si terrà a Torino presso l‘Ex Manifattura Tabacchi dall’8 settembre al 17 ottobre 2014, a cui il Comune di Torino aveva concesso il patrocinio.
Durissimi i commenti sui social da parte dei consiglieri comunali. «Ecco a cosa concede il patrocinio la città di Torino. Grave atto di disprezzo della tradizione cattolica da parte di LGBT», tuona Silvio Magliano di Nuovo Centro Destra su Twitter.
«Di cattivo gusto e in opportuno, non credo che la foto faccia bene alla giusta battaglia contro le discriminazioni e a favore dei diritti. Offendere per difendere è una strada sbagliata» commenta il capogruppo del Pd Michele Paolino.
Voce fuori dal coro è quella di Silvio Viale, Pd che difende il volantino definendolo arte non vilipendio e le polemiche pretestuose. Dopo una mattinata di polemiche però, l’assessore comunale alla Cultura Maurizio Braccialarghe annuncia il ritiro del patrocinio della città alla mostra. «Prima di dare il patrocinio alle iniziative valutiamo la serietà dei progetti presentati. In questo caso, nessun elemento inviatoci poteva far pensare all’utilizzo di un’immagine che riteniamo lesiva della sensibilitàdi molti. Dopo aver visto la locandina – prosegue l’assessore – oggi la Giunta, all’unanimità, ha deciso di revocare il patrocinio all’evento».
Decisione affrettata per Luca Cassiani, consigliere comunale del Pd e presidente della Commissione Cultura che parla di una censura esagerata. «Commenti eccessivi per una locandina che come hanno spiegato dall’associazione non aveva intenzione di offendere nessuno, tanto meno la religione» spiega Cassiani, che conclude sottolineando che a giudicare non deve essere la politica ma il pubblico chiamato ad ammirare l’arte.

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