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mercoledì, 25 Novembre 2020

L’Italia è sul podio europeo per il maggior numero di disabili disoccupati

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

È allarmante l’analisi che Angelo Catanzaro, responsabile regionale dell’Ufficio H (disabilità ) della UILP Piemonte ha fatto il 9 aprile al Parlamento Europeo di Bruxelles all’interno del convegno sul turismo e il lavoro accessibile organizzato dal parlamentare Daniele Viotti del Partito Democratico. L’Italia per una volta ha un primato in Europa: l’80,3% di persone con disabilità in età lavorativa disoccupate, mentre in Spagna le persone con disabilità disoccupate sono il 32,2%, e in Francia al 28,7%.

La Commissione Europea, nel 2013 ha citato l’Italia davanti alla Corte di Giustizia UE per l’incompleto recepimento della direttiva 2000/78 sulla lotta alla discriminazione sul lavoro, discriminazioni che continuano ad esserci, infatti a 20 anni dall’entrata in vigore della legge 68/99, il quadro è tutt’altro che positivo. L’esclusione dal mondo del lavoro è una delle principali cause di svantaggio e di marginalità, è una delle più evidenti dimostrazioni di quanto lo stigma, il pregiudizio, le omissioni, i ritardi condizionino ancora le politiche sulla disabilità, i servizi, il contesto produttivo stesso. E anche in questa evidenza vi sono sacche di disparità altrettanto odiose: l’esclusione dal mondo del lavoro, infatti, colpisce in modo ancora più grave le donne con disabilità, le persone con disabilità intellettiva o relazione, più al Sud che al Nord.

Riguarda anche le assunzioni presso la Pubblica Amministrazione, e non solo le aziende private. Causa del mancato inserimento lavorativo delle categorie protette secondo il sindacalista è anche il fatto che i centri per l’impiego non possono effettuare correttamente i controlli presso le aziende pubbliche e private perché sotto organico e con attrezzature informatiche obsolete, infatti solo il 17% delle persone con disabilità collocate dichiarano di aver trovato lavoro grazie al collocamento mirato. Altra importante ragione secondo Angelo Catanzaro è dovuto al basso livello di scolarizzazione delle persone con disabilità, infatti in Piemonte solo il 2,9% delle persone con disabilità sono laureate mentre il 7,5 ha solo il titolo di diploma di scuola media superiore.

A 10 anni dalla ratifica della convenzione della Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità, siamo ancora qui a chiederci se il testo ratificato dall’Italia con la legge 3 marzo 2009, n.18 è davvero attuato. Prendiamo ad esempio l’articolo 24 dedicato all’istruzione: «Gli Stati Parti riconoscono il diritto delle persone con disabilità all’istruzione. Allo scopo di realizzare questo diritto senza discriminazioni e su una base di eguaglianza di opportunità, gli Stati Parti faranno in modo che il sistema educativo preveda la loro integrazione scolastica a tutti i livelli e offra, nel corso dell’intera vita, possibilità di istruzione finalizzate: al pieno sviluppo del potenziale umano, del senso di dignità e dell’autostima ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della diversità umana e allo sviluppo, da parte delle persone con disabilità, della propria personalità, dei talenti e della creatività, come pure delle proprie abilità fisiche e mentali, fino al loro massimo potenziale» e  ancora l’articolo 27 dedicato al lavoro: gli Stati Parti riconoscono il diritto delle persone con disabilità al lavoro, su base di parità con gli altri; ciò include il diritto all’opportunità di mantenersi attraverso il lavoro che esse scelgono o accettano liberamente in un mercato del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l’inclusione e l’accessibilità alle persone con disabilità, così come l’articolo 26 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea.  Le norme ci sono e l’Italia su questo è all’avanguardia, ma i diritti sono solo sulla carta.

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