L'illusione di una rivoluzione eterodiretta

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Paolo Sollecito
C’è un motivo per cui la critica ai meccanismi di delega emerge solo in alcuni momenti storici e sparisce in altri.
La ragione è che proprio sulla delega i regimi di tutto il mondo, siano essi democratici o meno, fondano la loro sopravvivenza.
Senza la delega tutto cambia, perché le azioni emergono dalla base, dal popolo o da settori di esso.
La legge Basaglia, ad esempio, non fu una presa di coscienza della politica del Palazzo, ma la conseguenza di un processo nato dai manicomializzati e dai medici, dai parenti e dai movimenti extraparlamentari.
Ogni cambiamento reale nella storia è stato mosso da trasformazioni che nascevano nella società o nei popoli locali. Quando avveniva il contrario, si trattava di momenti storici in cui i militari o gruppi golpisti prendevano il potere e imponevano in modo unilaterale la propria volontà.
Ma nel nostro Paese la delega è quasi un’icona nazionale.
La rabbia, anche quella che si trasforma in violenza, si ammansisce subito di fronte al Berlusconi, Grillo o Renzi di turno, come se per miracolo tutto potesse cambiare in un istante.
Anche per questo motivo la retorica delle promesse che viene quotidianamente propinata, è ben calibrata in tutta la classe politica.
A fronte di una straordinaria incompetenza nei fatti, abbiamo cresciuto leader maghi della comunicazione, sciamani del nulla, ma con una strordinaria capacità di sedurre.
Ora è il turno di Renzi, ma attribuirgli tutta la colpa delle cose appena scritte sarebbe sbagliato.
Se responsabilità c’è, è nostra. Della società tutta che continua a perpretare i meccanismi di delega, a fronte dell’evidente incapacità della politica eletta di produrre qualsivoglia cambiamento.
Ed è da questa responsabilità che si deve partire se si vuole veramente emergere dal pantano nazionale nel quale ci siamo ficcati.
Il fatto è costa fatica, e quando si è abituati a delegare anche il proprio pensiero, diventa difficile agire.
Ma ci sono tante donne, uomini e ragazzi che la testa la usano e vivono ambiti collettivi dove si produce il cambiamento.
Basta cercarli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 
 

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