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martedì, 21 Maggio 2024

L’esercito dei volontari di Expo 2015 che divide Milano

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Carolina Lucchesini
«Avevano promesso migliaia di posti di lavoro. E, invece, i contratti non ci sono. I posti di stage, apprendistato, e gli incarichi a tempo determinato sono pochissimi. Si sente parlare solo di lavoro volontario». Ilaria, 21 anni, è una studentessa universitaria. Ha la voce ferma quando racconta la Milano di Expo. Una città che ai suoi occhi ha accettato l’evento solo per vedere un’inversione di rotta nella curva dell’occupazione. E che, invece, si è ritrovata di fronte a promesse non mantenute.
Ilaria è tra quelli che hanno deciso di dire no al volontariato per Expo. Lo ha fatto partecipando alla campagna “Io non lavoro gratis”. Lo ha fatto pensando al suo domani, che immagina in bilico, su una fune, tra uno stage e un lavoro non retribuito. «A me la parola futuro fa paura. Sento di non avere nessuna certezza. L’unica risposta che possiamo dare, a noi stessi, è rifiutarci di lavorare gratis. Rompendo questo circolo vizioso. Bisogna imparare a dire basta, perché è ingiusto prestare lavoro volontario per una manifestazione commerciale. Che arricchirà sempre i soliti».
Non la pensa così, invece, Federico. Da poco maggiorenne, frequenta un liceo di Rho. Lui, Expo, se l’è praticamente vista nascere in casa. «Se non diamo fiducia a questo Paese non potremo lamentarci per il nostro futuro», spiega mentre guarda i lavori delle ruspe in lontananza. «Io non voglio fuggire, voglio dare il mio contributo perché questo paese torni a essere grande. Expo sarà un’occasione per dimostrarlo. Per far vedere prima di tutto a noi stessi che ce la possiamo fare a uscire dalla crisi». Federico è stato uno dei primi, tra i suoi amici, a fare domanda per fare il volontario. «Mio padre mi ha dato una mano a proporre la mia candidatura online, ho fatto un colloquio e poco dopo ho saputo di essere nel team. Sono molto contento per questa opportunità, non tutti possono dire di aver fatto il volontario a Expo». Federico, insieme agli altri volontari, si occuperà di dare informazioni e orientare i visitatori sul Cardo e il Decumano, le due strade perpendicolari principali di Expo.
E uno dei punti principali della polemica, forse, sta proprio qui. La tipologia di mansione che, secondo molti, è assimilabile a quella di steward e hostess. L’altra nota dolente, invece, sono i numeri.
Un insieme di 7500 volontari per il “Programma Volunteers”, promosso da Expo SpA e coordinato dal Ciessevi e dalla rete del CSVnet, ai quali si aggiungono altri 1000 circa volontari per il padiglione dell’Unione Europea. Sono da aggiungere a questa cifra i volontari dei singoli padiglioni tematici, quelli delle aziende (come Touring Club che ne ha già assoldato centinaia), quelli dei “Civil Society Participants”, (come Save the Children, Caritas, Arci), i volontari del Servizio Civile Volontario (12 mesi), DoteComune EXPO 2015 (6 mesi di prestazione) e i volontari del “Progetto Scuola”, che coinvolge gli studenti per un intero anno scolastico. Un esercito che raggiungerebbe la cifra di 18.500 persone impegnate nel volontariato, durante i 6 mesi di esposizione universale, e che saranno rimborsate con buoni pasto, viaggi (ma, sembrerebbe, solo fino a 100 euro) e alloggi nelle strutture convenzionate.
Un numero che a molti sembra elevato per una manifestazione che, secondo le stime di Assolombarda, ha ricevuto investimenti complessivi per più di 13 miliardi di euro e i cui benefici economici stimati per il territorio ammonteranno a oltre 34 miliardi di euro.
«Va distinta la finalità commerciale di Expo, che è quella di vendere i biglietti, e quella del mondo del volontariato. La ricaduta sociale di Expo ha fatto sì che il mondo del non profit si attivasse e facesse propri questi temi». Secondo Marta Moroni, Project Manager Ciessevi del “Programma Volontari per Expo”, l’impegno che si richiede ai volontari non è del tutto assimilabile a quello di un lavoratore vero e proprio. «I volontari, tecnicamente, potrebbero anche non esserci. E la manifestazione avrebbe luogo comunque. Loro sono in più e il loro compito è quello di far vivere una bella esperienza a chi visita Expo».
Le stime che fotografano l’identikit del volontario “medio” sono quelle di giovani di 27 anni di età, per lo più studenti universitari, lavoratori e pensionati. E un 13% di “inoccupati”.
«Sono cittadini al servizio di altri cittadini. In tutti gli eventi di questo genere vengono coinvolti i volontari. Le polemiche in questo senso sono state strumentali, anche perché c’è un accordo sindacale che stipula in modo molto netto che cos’è il volontariato in Expo».
Tra critiche e entusiasmo, intanto, l’evento si avvicina. Con le ruspe che continuano a scavare a ritmi serrati per assicurare la fine dei lavori il primo maggio e una città, Milano, che aspetta il fischio di inizio per vedere se, davvero, qualcosa è cambiato.
 

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