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giovedì, 30 Maggio 2024

Leopardiano Chiamparino. Pessimismo per l'anno che verrà

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
«Bisogna rimettere la macchina regionale in condizione di procedere sulle sue ruote». Cosi il presidente Sergio Chiamparino si è espresso nel corso della conferenza stampa di fine anno, illustrando le difficoltà perduranti in Regione e osservando come «L’ente Regione in larga parte non è in grado di corrispondere obiettivi minimi, di creare crescita e coesione sociale». Un quadro pesante. Non si aspetta nulla di buono nemmeno dal 2015/2016, definito un biennio difficile.
Il pragmatico Chiamparino è entrato nel merito delle nuove linee guida e delle priorità: «Nella migliore delle ipotesi, la Regione Piemonte dovrà tagliare nel 2015 un terzo della spesa non vincolata (circa 500 milioni di euro)». Il governatore del Piemonte ha annunciato una riunione di giunta per l’8 gennaio, per impostare nuovi obiettivi nell’ambito di una radicale revisione sulle politiche di spesa: «Quello che ci aspetta non sono solo tagli e riorganizzazione, ma anche cambiare verso alle politiche. Occorre quindi rifare leggi regionali per ridefinire criteri e parametri di spesa ed anche gli appostamenti dei fondi». Ha inoltre precisato come sia indispensabile omogeneizzare i criteri attraverso i quali le Regioni catalogano le spese per evitare il rischio di confronti non pertinenti. Chiamparino ha sottolineato quanto il Piemonte non sia il più spendaccione nelle tanto discusse consulenze, anche se i dati vedono il Piemonte come primo in questa tipologia di spese. Ha perciò ricordato l’importanza del sito soldipubblici.gov.it in materia di spesa e trasparenza.
Il presidente è entrato anche nel merito dei ricorsi annunciati al Tar da alcuni comuni contro la delibera di riorganizzazione della rete ospedaliera: «Una pubblica amministrazione in lite non fa accordi: chi vorrà ricorrere al Tar è legittimato a farlo, ma poi bisognerà aspettare di vedere cosa dicono i giudici». Ha detto ciò accettando quindi la sfida posta: «A la guerre comme à la guerre», precisando che «C’è un rapporto inversamente proporzionale tra le probabilità di aggiustamento e la modalità dei ricorsi. Noi siamo abituati a ragione con le amministrazioni locali dal punto di vista politico, nel caso della riorganizzazione della rete ospedaliera a parità di tempi e di saldi».

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