In tour come un frontman del rock: Matteo Renzi arriva a Torino per presentare Shock, il suo piano per sbloccare finanziamenti per 120 miliardi da dedicare alle grandi infrastrutture, ad oggi ferme per cavilli burocratici, lentezze giudiziarie, ricorsi. L’Italia non può rallentare, non può perdere tempo, perché se n’è già perso troppo.
In attesa del leader, militanti del nuovo partito arrivano al teatro dei Ragazzi dalle 14,30. L’incontro è tra un’ora ma preferiscono arrivare per tempo per prendere il posto migliore. Donne e uomini di tutte le età, che si mettono in coda, in modo quasi anglosassone: si chiacchiera, si parla dell’Ilva, del futuro del Governo, ma anche della partita della Nazionale.
In coda c’è Roberto, ex giovane democratico molto attivo sui social e non solo, a sostegno di Italia Viva. Posta tutti gli appuntamenti, li condivide, avvia discussioni con un’ironia spesso pungente «Insieme con altri ragazzi abbiamo deciso di uscire dal PD per seguire Renzi nella sua nuova avvenuta. È l’unico che sa dare spazio ai giovani e sono felice che abbia scelto la nostra città per lanciare Shock».
Ciro Rosano è il coordinatore di Italia Viva Collegno, anche lui transfuga dal Partito Democratico: «Ho seguito tutte le Leopolda, fatta eccezione per la prima. Renzi mi conquistò perchè aveva tutto ciò che tanti a sinistra desideravano: la volontà di fare, di andare oltre con il coraggio di rompere gli schemi che nella stessa sinistra erano un paradigma. Quando lui se n’è andato dal Pd, io ho fatto lo stesso». Renzi, l’uomo giusto, il leader, ciò che tanti aspettavano e che inevitabilmente era da seguire nel suo percorso.
Patrizia siede nei posti vicini al palco«Ero nel Pd ma lo subivo, non mi sono mai sentita a casa. Poi ho letto il primo libro di Renzi, e ho capito che lui era la persona giusta, che diceva le cose come le avrei dette io. Ho fatto parte del pd, e in quanto renziana mi sono sentita discriminata. Poi è arrivata Italia Viva… e ho detto “Evviva”».
C’è chi è ai primi passi, come Vittoria, che studia al Politecnico, che non si è mai interessata di politica, prima di partecipare alla scuola organizzata da Renzi l’estate scorsa, in Toscana «È stato l’inizio: ho capito che la politica è un’ingrediente della vita. In quell’occasione eravamo tutti ragazzi tra i sedici e i trent’anni, alcuni avevano già esperienze amministrative. Hanno parlato sindaci, economisti. Abbiamo imparato molto e ora sono con Italia Viva».
E poi c’è Andrea, che ammette «ho trascinato mia moglie alla prima Leopolda con la scusa di farle conoscere un esempio di recupero architettonico industriale; lei non ci sarebbe mai venuta, ma io volevo ascoltare Renzi».
Arrivano i big, accolti dal coordinatore Davide Ricca: Ettore Rosato, Mauro Marino, Silvia Fregolent, Giacomo Portas, Maria Elena Boschi, Davide Faraone, Luigi Marattin, Gennaro Migliore. Seduto molte file dietro c’è Roberto Giachetti.
Il senatore “semplice” Renzi sale sul palco introdotto dalla hit dei Queen “Don’t stop me now” e sugli spalti di gente che vuole fermare la sua corsa non ce n’è. Non c’è per la verità nemmeno la grande ressa, probabilmente sarà il giorno feriale o l’orario infelice per chi lavora e non può prendere ferie per andare a d ascoltare il leader. Poco calore, ma molta attenzione. Lui è a suo agio, scherza, ride, si impossessa del palco
«Chi vuole iniziare, inizia da Torino, perché qui tutto è iniziato. Qualcosa in questi ultimi anni a Torino è anche finito…». La locandina “Shock!” è in colore rosa fluorescente su fondo giallo con un enorme simbolo di Italia viva. Renzi inizia con una battuta a chi gli chiede di spostarsi sul podio più a destra del palco: «Mi devo spostare più a destra? E’ un casino…».
Chiama sul palco Ettore Rosato, il coordinatore nazionale, che annuncia il raggiungimento di 25mila iscrizioni, e poi Luigi Marattin che descrive con puntualità la manovra economica e l’aumento sventato dell’Iva, nonché la riduzione dell’imposta sui “prodotti femminili”, in pratica gli assorbenti. E dopo, molti altri. Ciascun parlamentare o tecnico intervenuto ha tre minuti per raccontare una proposta shock. Tutti intervallati da jingle come in un vero talk show.
Il leader di Italia Viva Matteo Renzi sottolinea più volte di non voler picconare il Governo ma anzi di voler essere propulsivo per miglioramenti di quanto già presentato, spingendolo ad essere più coraggioso con proposte che vogliono iniettare una marcia in più al Paese. Quale colpo di mano, quale dispetto ai compagni della ex ditta. Nulla di tutto questo: solo la voglia di suonare la sveglia. Un po’ quello che hanno fatto i duecento imprenditori incontrati al Principi di Piemonte qualche ora prima, durante un aperitivo a base di champagne e un finger food. Incontro organizzato dalla deputata Silvia Fregolent, particolarmente attenta, nel suo intervento alla situazione delle grandi infrastrutture nel nostro Paese. Ma i soldi per lo shock, da dove arriverebbero?
«I soldi ci sono, ma sono bloccati o per i ricorsi, o dal Tar, o per le polemiche tra Regioni e Stato centrale, oppure gli inghippi di procedura. Non li porta Babbo Natale, o Zio Paperone. A manovra terminata, cercheremo di trasformare queste proposte in un decreto legge. Gli iter vanno accelerati, mantenendo ovviamente una grande attenzione sul loro corso. Se noi sbloccassimo questi soldi, immediatamente l’Italia avrebbe molti posti di lavoro in più e qualche reddito di cittadinanza in meno».
E da sbloccare, oltre alle grandi opere, c’è Torino. «Era la città che doveva resistere alla crisi; ho guardato alla trasformazione della Fiat, a tutto ciò che è avvenuto nel corso degli anni, le olimpiadi, la nascita di una vocazione della città per la cultura, i suoi investimenti sull’innovazione e l’intelligenza artificiale, lo svilupparsi dell’Università. Torino ha guidato una fase importante della vita politica delle città».
Ma con l’amministrazione Appendino le cose si sarebbero fermate. «Tra un anno e mezzo, mi auguro per Torino che la città sappia voltare pagina rispetto all’amministrazione dei cinque stelle».












