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domenica, 26 Maggio 2024

Legge elettorale, tutto rimandato

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Voci poco incoraggianti aleggiano tra i corridoi di Palazzo della Consulta, dove sedici giudici della Corte Costituzionale devono pronunciarsi in merito alla legittimità del Porcellum, l’attuale sistema elettorale italiano. A dispetto di quanto detto nei giorni scorsi, quando sembrava che una decisione sarebbe stata presa tra la sera di martedì 3 e mercoledì 4 dicembre, sembra infatti che la delicatezza della materia abbia imposto alla Consulta di far slittare il suo pronunciamento al 14 gennaio, quando si terrà la prima camera di consiglio del nuovo anno.
Come ha spiegato nel corso dell’udienza pubblica di questa mattina Giuseppe Tesauro, giudice relatore, sono essenzialmente due i punti chiavi attorno ai quali ruota il ricorso contro il Porcellum: il premio di maggioranza concesso senza che sia prevista una soglia minima e la presenza di liste bloccate.
Secondo i detrattori dell’attuale legge elettorale, il primo punto violerebbe il principio di uguaglianza del voto poiché attribuisce un premio di maggioranza senza agganciarlo a un numero minimo di voti. Il secondo punto, invece, impedirebbe di fatto all’elettore di esprimere la sua preferenza in merito ai candidati, costringendolo di fatto rifarsi a una selezione preventiva presentata dall’establishment dei partiti.
L’approdo in Consulta del Porcellum si deve a Aldo Bozzi, avvocato 79enne che nel 2009, in qualità di cittadino elettore, citò in giudizio il Ministero degli interni e la Presidenza del Consiglio al tribunale di Milano. A spingere a tale gesto l’avvocato Buzzi, l’esasperazione dovuta a quella che secondo lui si presentava come una vera e propria lesione dell’esercizio del suo diritto di voto così come previsto dalla Costituzione a causa di una cattiva legge, la 207/2005. Il Porcellum, appunto.
Nel frattempo continuano le reazioni della politica in seguito alla decisione di ieri sera di far slittare a dopo l’otto dicembre la votazione dell’ordine del giorno presentato da Roberto Calderoli in commissione affari costituzionali del Senato per il ripristino del Mattarellum. Obbiettivo, dichiarato o meno, aspettare l’esito delle primarie del Pd.
Il leghista Calderoli, padre del bistrattato sistema elettorale denominato “Porcellum”, nome omen insomma, sembra aver le idee chiare su quanto accaduto. «È solo l’ultimo capitolo di una lunga storia cominciata lo scorso luglio – ha infatti spiegato in un’intervista al quotidiano Repubblica – si tornerà a votare in primavera. Con il Porcellum, e con grande gioia del Granduca di Toscana. Assecondando il rinvio, gli alfaniani stanno scaldando il bitume con cui verranno asfaltati da Renzi».
Voci altrettanto scoraggiate arrivano anche dal candidato alle primarie del Pd Gianni Cuperlo. «Ieri la battuta d’arresto al Senato – ha replicato Cuperlo – ha segnato una altra brutta pagina della politica. Io non so se a Palazzo Madama si riuscirà a trovare un’ accordo, non so cosa succederà con la decisione della Consulta e vedo che c’è chi vuole portare tutto alla Camera. Non vorrei che dietro questa confusione e dietro alcuni proclami ci fosse la celata volontà di mantenere in vita il Porcellum»
Nel frattempo senatori dell’area civatiana, hanno presentato questa mattina, alla presenza anche del costituzionalista Andrea Pertici, tre proposte per il superamento del Porcellum. «Abbiamo preparato tre ordini del giorno proprio per togliere alibi a chi sta lavorando per disfare di notte i passi avanti che si fanno il giorno – spiegano Laura Puppato, Corradino Mineo, Walter Tocci e Felice Casson – Le proposte delineano: un ritorno al Mattarella com’era; il modello del Mattarellum per il Senato (da applicare a entrambe le Camere) per eliminare la quota proporzionale del 25 per cento da attribuire su liste bloccate con il sistema dello scorporo; il Mattarellum modello Senato, con un doppio turno di collegio che darebbe più garanzie sulla governabilità».
Alessandra Del Zotto

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