18.9 C
Torino
domenica, 26 Maggio 2024

Legge elettorale, accordo entro il 15 febbraio

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

«Entro il 15 febbraio ci sarà un testo condiviso per superare il Senato e chiarire i poteri delle Regioni». A parlare è Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, durante la trasmissione televisiva “La telefonata di Belpietro”. «Siamo persone serie e andiamo avanti insieme proprio perché non vogliamo governare insieme» ha poi aggiunto il sindaco di Firenze, cercando così di quietare il vespaio sollevato dal suo recente impegno a trovare un accordo con Silvio Berlusconi a proposito della riforma alla legge elettorale.
Stando alle ultime dichiarazioni, dunque, Pd e Forza Italia sarebbero vicini a presentare un documento condiviso. L’accordo tra Renzi e Berlusconi prevede un rialzo al 37% della soglia di accesso al premio di maggioranza fissato, quest’ultimo, al 15% ma con un tetto massimo che prevede che nessun partito o coalizione conquisti più del 55% dei seggi.
Inoltre, la soglia di sbarramento per i partiti che si presentano in coalizione sarebbe stata abbassata dal 5 al 4,5% anche se per le realtà che riusciranno a ottenere il 9% di voti in almeno tre regioni è previsto un rientro in Parlamento. Norma che, per ovvi motivi, è stata polemicamente definita “salva Lega”.
Ma dalla maggioranza Pd il commento è laconico. «L’accordo – spiega Emanuele Fiano, capogruppo Pd in commissione – esce migliorato da quello presentato nella direzione ed è il migliore nelle condizioni date. Così non si chiude la porta ai partiti minori e si rappresentano le forze territoriali».
Nel frattempo Mattero Renzi esprime la sua soddisfazione attraverso Twitter. «Bene così – scrive infatti il segretario del Pd – Adesso sotto con il Senato, le Province e il Titolo V. E soprattutto con il Jobs act. Dai che questa è la volta buona».
Non si dimostra altrettanto positiva la minoranza del partito che, attraverso il bersaniano Alfredo D’Attorre esprime tutta la sua criticità, concentrata soprattutto sul fatto che l’Italicum, ancora una volta, non darebbe la possibilità ai cittadini di scegliere i propri candidati. «Bene che si sia alzata la soglia a 37% – spiega infatti D’Attorre – ma restano i nodi delle liste bloccate e delle soglie. È una legge troppo sbilanciata a favore di Berlusconi e di Forza Italia».
Critiche arrivano anche dal fronte Sel, che si dice pronto a dare battaglia contro quello che hanno neanche troppo sottilmente rinominato “Forzaitalicum”. «Si tratta – afferma con foga Ciccio Ferrara di Sel – di una legge antidemocratica che non risolve i nodi di incostituzionalità del Porcellum e aumenta ancora di più la distanza tra i cittadini e la politica, e si dimentica colpevolmente del gigantesco tema della democrazia italiana rappresentato dal conflitto di interessi».
Alessandra Del Zotto

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano