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martedì, 21 Maggio 2024

Le sfide di papa Francesco

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E’ sempre piacevole imbattersi in questo papa privo di sacri orpelli e insofferente alle formalità e ai falsi riserbi dovuti alla carica. Così anche nell’intervista concessa di recente al Corriere della Sera, discorre apertamente del suo fraterno rapporto col papa emerito, della telefonata mensile all’anziana signora che ha perso il figlio, del desiderio di riabbracciare la sorella ammalata a Buenos Aires, di non essere mai stato marxista pur ammirando molti che tali erano, del fastidio di essere immaginato un superman mentre “il papa è uno che ride, che piange, dorme tranquillo ed ha amici come tutti. Una persona normale”. Insomma, è il primo papa che ha l’ardire di squarciare il sacro velo che sempre ha nascosto la vita dei pontefici, favorendo il quasi-culto d’un essere lontano, imbalsamato nel suo ufficio di cosiddetto vicario di Cristo. Con Francesco la semi-idolatria fa spazio a empatia, vicinanza e partecipazione. Non è più l’ufficio ad esaltare, ma ciò che si è.
Poi Francesco, sollecitato dall’intervistatore, affronta i noti problemi che oggi tormentano la chiesa, cui è sensibilissimo per il suo modo di interpretare la fede e, di conseguenza, di vivere il suo ministero. In lui, infatti, l’attenzione alla vita prevale sul richiamo alla dottrina. Nella sua azione di guida della chiesa, al rigorismo teologico dei suoi ultimi predecessori ha sostituito un pragmatismo nel senso alto del termine. Per lui il complesso dottrinale deve essere orientato alla vita e farsi creativo. Nella chiesa esso sovrabbonda. Egli non intende sottrarvi alcunché, ma calarlo nella realtà della vita sia comunitaria che dei singoli credenti. Il vangelo non deve soffocare, ma promuovere la persona.
Ormai la discrasia tra le imposizioni dottrinali tradizionali e le esigenze della contemporaneità è intollerabile. Lo dimostrano la diaspora di tanti in grado di coniugare fede e ragione e l’indifferenza degli altri al vociare moralistico dai pulpiti, quest’ultima confermata dalle risposte, tutt’altro che tranquillizzanti, all’inchiesta voluta da Francesco sulla realtà della famiglia. Averla scelta a tema del prossimo Sinodo dimostra quanto egli già tranquillo non fosse fin da prima della sua elezione a papa.
Ora, con la preparazione del Sinodo, sale anche la temperatura ecclesiale. Se molta base da tempo attendeva questo momento, la gerarchia magisteriale sta, invece, sfrigolando e dividendosi. I problemi sotto analisi attingono, infatti e infine, la natura stessa della chiesa. Dire sì, dopo secoli di condanne, al libero controllo delle nascite, alla partecipazione dei risposati ai sacramenti, alla piena uguaglianza di genere nella chiesa, al matrimonio omosessuale, è questionarne l’infallibilità, riducendola a istituzione brancolante alla ricerca della verità sull’uomo, incapace di indicargli il cammino salvifico. Prospettiva da brividi, ma ineludibile se si intendesse apportare soluzioni che non si riducano a rinnovati inviti al sacrificio e all’obbedienza ai disegni di Dio. Come può un’istituzione che fonda tutto sulla propria veridicità ammettere di aver errato condannando innumerabili generazioni come peccatrici, precipitandole, se il Dio cui s’appella stesse al gioco, all’inferno? Sarebbe la fine della chiesa fin qui conosciuta.
Francesco, comunque, non può più sottrarsi al dovere d’affrontare questi problemi. Troppe le attese e sicuro il generale rifiuto della dottrina imperante. Saranno soluzioni dove il sì e il no faran combutta? Delle scappatoie in di cui la chiesa è esperta, affidando al tempo il compito di obliterare che quanto semi-permesso, un tempo era assolutamente interdetto? Stando a quanto qua e là emerge sembra questo il percorso avviato. Se più difficile sarà trovare un espediente per legittimare il preservativo condannato dall’enciclica Humanae vitae, per i risposati si prospettano soluzioni giuridico-penitenziali. La donna, che come Ma-Donna Francesco dichiara superiore ai vescovi, già è cooptata in posti di potere, distribuisce l’Eucarestia, regge parrocchie senza prete. Basterà? Agli omosessuali, prima malati e condannati, è ora concesso rispetto e difesa. Ultima risorsa rimarrà sempre l’oceanica misericordia di Dio, così insistita dal papa da suscitare il disappunto dei tradizionalisti. Quanti problemi si è creata la chiesa con la sua pretesa di infallibilità!

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