L’acqua in ufficio cambia: dalla gestione delle bottiglie a un vero servizio aziendale

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Per molto tempo la gestione dell’acqua negli ambienti di lavoro è stata considerata un’attività quasi automatica: acquistare bottiglie o boccioni, conservarli, distribuirli e occuparsi dei contenitori una volta utilizzati.

Oggi questo modello viene sempre più spesso rimesso in discussione.

Non perché l’acqua abbia perso importanza, naturalmente, ma perché sono cambiate le aziende. Gli uffici sono più attenti alla sostenibilità, all’organizzazione degli spazi, al benessere delle persone e all’efficienza dei servizi interni.

In questo scenario anche un gesto apparentemente semplice come bere un bicchiere d’acqua durante la giornata lavorativa può essere ripensato.

L’obiettivo non è più soltanto avere acqua disponibile, ma renderla facilmente accessibile, continua e semplice da gestire.

Quando l’acqua diventa un problema logistico

Una confezione di bottiglie può sembrare insignificante.

Moltiplicata però per decine di persone, cinque giorni alla settimana e molti mesi di attività, genera una vera catena logistica.

L’acqua deve essere:

  • acquistata;
  • trasportata;
  • consegnata;
  • scaricata;
  • immagazzinata;
  • spostata nelle diverse aree dell’azienda;
  • consumata;
  • raccolta e gestita dopo l’utilizzo.

Lo stesso vale, con modalità differenti, per i boccioni.

Finché i consumi sono limitati, queste operazioni possono avere un impatto contenuto. Quando aumentano dipendenti, visitatori e punti di consumo, però, la gestione dell’acqua diventa un’attività ricorrente.

E ogni attività ricorrente utilizza tempo, spazio e risorse.

Il costo che non compare sulla bottiglia

Quando un’azienda valuta il costo dell’acqua tende naturalmente a guardare il prezzo pagato al fornitore.

Ma esistono anche costi meno evidenti.

Pensiamo allo spazio necessario per conservare le scorte, al personale che riceve le consegne, alla movimentazione interna e alla gestione dei contenitori vuoti.

A questi aspetti si aggiunge un problema molto semplice: bisogna prevedere correttamente i consumi.

Se vengono ordinate quantità eccessive, aumenta lo spazio necessario allo stoccaggio.

Se vengono ordinate quantità insufficienti, si rischia invece di terminare l’acqua prima della consegna successiva.

Il punto quindi non è soltanto quanto costa un litro d’acqua.

È quanto costa gestire tutto ciò che serve per portarlo fino al bicchiere.

Dalla scorta al servizio: un modello diverso

Un approccio differente consiste nel non trasportare continuamente acqua confezionata all’interno dell’azienda, ma utilizzare quella già disponibile attraverso la rete idrica dell’edificio.

Gli erogatori d’acqua collegati alla rete funzionano secondo questo principio.

Il distributore viene collegato all’acquedotto e utilizza sistemi di filtrazione e trattamento prima dell’erogazione.

Questo cambia radicalmente la logica del servizio.

Non è più necessario avere decine di litri d’acqua immagazzinati in attesa di essere consumati.

L’acqua arriva direttamente nel luogo nel quale serve.

È lo stesso passaggio che molti servizi aziendali hanno compiuto negli ultimi anni: dalla gestione di una scorta fisica alla disponibilità continua di una risorsa.

Meno bottiglie significa soprattutto meno movimentazione

Il tema della riduzione della plastica è spesso il primo argomento associato agli erogatori d’acqua.

È certamente importante, ma non è l’unico.

Ridurre l’utilizzo delle bottiglie significa anche ridurre le attività che accompagnano ogni bottiglia durante il suo percorso.

Una confezione d’acqua deve arrivare da qualche parte.

Prima viene prodotta e confezionata, poi trasportata, consegnata e infine movimentata fino al luogo in cui verrà consumata.

Dopo l’utilizzo inizia un nuovo percorso: raccolta, deposito, trasporto e avvio al riciclo.

Utilizzare l’acqua della rete locale permette invece di accorciare radicalmente questa catena.

La sostenibilità, in questo senso, non deriva soltanto dal materiale evitato, ma dalla semplificazione dell’intero sistema.

L’acqua entra nella progettazione degli spazi di lavoro

Gli uffici moderni stanno cambiando anche fisicamente.

Open space, sale riunioni, aree break, spazi collaborativi e ambienti ibridi richiedono servizi distribuiti in maniera intelligente.

Anche i punti acqua possono essere progettati seguendo la stessa logica.

In una sede piccola può essere sufficiente un unico erogatore.

In un edificio con più piani o reparti può invece essere più efficace distribuire diversi punti acqua vicino alle zone maggiormente frequentate.

Questo riduce gli spostamenti e rende il servizio più facilmente accessibile.

L’erogatore smette così di essere semplicemente una macchina e diventa parte dell’infrastruttura dell’ufficio.

Non soltanto acqua fredda

Anche le esigenze degli utilizzatori sono cambiate.

Un punto acqua professionale può oggi offrire differenti possibilità a seconda del modello:

  • acqua a temperatura ambiente;
  • acqua refrigerata;
  • acqua frizzante;
  • acqua calda;
  • acqua extra calda per alcune preparazioni.

La possibilità di concentrare più funzioni in un unico punto può contribuire a semplificare ulteriormente gli spazi comuni.

Un’area break, ad esempio, può offrire acqua fresca per le borracce e, attraverso modelli specifici, acqua calda per tè e tisane.

Non significa necessariamente scegliere il sistema con il maggior numero possibile di funzioni.

Significa invece progettare il servizio sulla base dell’utilizzo reale delle persone.

Igiene e manutenzione diventano parte del servizio

Quando l’acqua viene utilizzata quotidianamente da molte persone, anche manutenzione e igiene assumono un ruolo importante.

Un sistema professionale non dovrebbe essere considerato semplicemente un apparecchio da installare e dimenticare.

Filtri, componenti e circuiti richiedono controlli e interventi secondo le indicazioni del produttore.

Per questo, nella valutazione di una soluzione, è importante considerare anche:

  • manutenzione programmata;
  • sostituzione dei filtri;
  • sanificazione;
  • assistenza tecnica;
  • continuità del servizio.

Alcuni produttori hanno inoltre sviluppato tecnologie specifiche dedicate alla purificazione dell’acqua e alla protezione delle superfici degli apparecchi.

L’attenzione si sposta così dal semplice dispositivo a un concetto più ampio: la qualità complessiva del servizio nel tempo.

Il punto acqua come elemento della workplace experience

Negli ultimi anni le aziende hanno iniziato a prestare molta più attenzione all’esperienza quotidiana delle persone all’interno degli spazi di lavoro.

Ergonomia, illuminazione, qualità degli ambienti, aree comuni e servizi contribuiscono tutti alla percezione del luogo di lavoro.

Anche la possibilità di avere acqua facilmente disponibile rientra in questa esperienza.

È un servizio semplice, ma utilizzato più volte durante la giornata.

Un punto acqua ben posizionato può diventare parte naturale dell’area break o di uno spazio comune, favorendo anche l’utilizzo di borracce e contenitori riutilizzabili.

Ed è proprio nei servizi quotidiani, spesso più che nelle grandi iniziative occasionali, che le politiche aziendali di sostenibilità diventano visibili alle persone.

Come capire se il sistema attuale è ancora efficiente

Non tutte le aziende devono necessariamente abbandonare bottiglie o boccioni.

In alcune situazioni possono continuare a rappresentare una soluzione adeguata.

Vale però la pena porsi alcune domande:

Quanta acqua viene acquistata ogni mese?

Quanto spazio viene utilizzato per conservarla?

Quante consegne sono necessarie?

Chi gestisce ordini, ricezione e movimentazione?

Quanti contenitori vengono prodotti e smaltiti?

Esiste un punto della rete idrica vicino alle aree di consumo?

Quando queste domande iniziano ad avere risposte complesse, significa che probabilmente è arrivato il momento di confrontare il sistema tradizionale con alternative differenti.

Erogatori collegati alla rete: una soluzione per aziende e uffici

Sul mercato esistono oggi sistemi professionali pensati specificamente per gli ambienti di lavoro.

Tra questi, le soluzioni Acqualys per aziende e uffici utilizzano erogatori collegati direttamente alla rete idrica, con modelli Waterlogic differenti in funzione delle dimensioni dell’ambiente, dei consumi e delle tipologie di acqua richieste.

L’obiettivo è semplice: trasformare l’acqua da prodotto da acquistare e movimentare a servizio disponibile direttamente nell’azienda.

La scelta del sistema più adatto dovrebbe comunque partire sempre da un’analisi concreta: numero di utilizzatori, consumi, picchi di utilizzo, posizione degli erogatori e caratteristiche dell’edificio.

Un piccolo cambiamento che semplifica molto

Quando si parla di innovazione negli ambienti di lavoro si pensa spesso a tecnologia, software e automazione.

Ma innovare significa anche eliminare attività che non hanno più bisogno di essere svolte nello stesso modo.

L’acqua ne è un esempio molto semplice.

Per decenni abbiamo considerato normale trasportare fino agli uffici qualcosa che è già disponibile attraverso la rete idrica.

Oggi filtrazione, sistemi di purificazione ed erogatori professionali permettono di adottare un modello differente.

Meno scorte.

Meno movimentazione.

Meno contenitori.

Più semplicità.

A volte l’innovazione aziendale comincia proprio da una domanda molto semplice: serve davvero continuare a fare tutto questo per bere un bicchiere d’acqua?

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