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domenica, 19 Maggio 2024

La gastronomia operaia e i suoi “barachin” in mostra a Palazzo Lascaris

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo

Cosa c’era nei mitici baracchini? Il contenitore di metallo che migliaia di operai portavano da casa con il cibo da consumare nelle pause del lavoro. Cosa mangiavano i lavoratori e come si sono evolute le mense in fabbrica?
Sono questi i temi di una originale mostra dal titolo “Fame di lavoro. Storie di gastronomie operaie”. Alla presentazione dell’evento vi erano anche ex operai ritratti nelle foto in fabbrica a fianco del Presidente del Consiglio Regionale Mario Laus, di Piercaldo Grimaldi, rettore di Scienze Gastronomiche e del presidente di Slow Food Carlo Petrini.
L’iniziativa, in programma a Palazzo Lascaris dal 22 luglio (da lunedì a venerdì dalle ore 10 alle 18 con ingresso gratuito) vede oltre al Consiglio Regionale, la collaborazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e dell’Associazione culturale Kores.
Per Carlo Petrini «è un’iniziativa indispensabile, che rende omaggio agli umili che hanno fatto la storia dell’Italia  in questo contesto storico caratterizzato dalle tantissime trasmissioni tv e dai fiumi di parole sul cibo. Ma quella degli chef d’elite è solo il 10% della gastronomia, il pilastro fondamentale è quello del lavoro quotidiano in cucina di milioni e milioni di donne».
Nella mostra, aperta da una vecchia bici con i freni a bacchetta e chiusa con una rassegna di “barachin”, «c’è un lungo e meticoloso lavoro di ricerca» – ha precisato Grimaldi – che ha raccordato l’università con il vissuto delle persone che ci hanno raccontato le loro vite e i loro pranzi in fabbrica». Mario Laus si è ritrovato  pienamente nelle parole di Petrini  quando parla di omaggio agli umili che costruiscono e ha aggiunto:  «Occorre riaffrontare, a muso duro, una società che non vuole più bene a chi lavora».
In una società che dedica così tanta attenzione al cibo sarà molto interessante per tanti giovani riscoprire quello che si viveva nella quotidianità di tante famiglie proletarie che al mattino presto custodivano nella borsa di pelle il mitico baracchino preparato dalle mogli prima di inforcare la bicicletta per recarsi al lavoro alle prime luci dell’alba. Oggi nelle mense si respira un’altra aria ma sul tema della qualità del cibo la guardia deve sempre essere alta.

 

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