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venerdì, 24 Maggio 2024

La frammentata coalizione di guerra contro l'Isis

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La “conferenza internazionale per la pace e la sicurezza in Iraq”, che si è svolta domenica a Parigi, ha evidenziato la debolezza dell’impianto di guerra preventivato da Barack Obama nella battaglia contro l’Isis. Il meeting, presieduto dal presidente francese Francois Hollande e dall’omologo iracheno Fouad Massoum, ha rinnovato il grido di guerra contro il cosiddetto Stato islamico, affermando l’impegno di fornire sostegno politico al governo iracheno, di coordinare gli aiuti umanitari e soprattutto di combattere contro i miliziani islamisti, ma si è tenuto ben distante dalla discussione dei nodi politici più delicati, controversi e divergenti: la riunione si è concentrata sull’Iraq, evitando di affrontare la situazione siriana, sulla quale, nella coalizione anti-Isis, si scontrano posizioni differenti (la Francia non vorrebbe attaccare senza il coinvolgimento del governo di Bashar Assad, gli Stati Uniti sembrano invece intenzionati a procedere indipendentemente). La coalizione contro i miliziani islamisti non potrà rinviare troppo la diatriba sull’intervento anche in Siria, territorio fondamentale e complementare all’Iraq nella guerra contro l’Isis.
I rappresentanti di venticinque Stati hanno partecipato, insieme ai vertici dell’Iraq, alla conferenza di Parigi. Per l’Europa, oltre alla Francia, presenti Germania, Belgio, Danimarca, Spagna, Italia, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna e Repubblica Ceca. Per i paesi arabi, oltre all’Iraq, presenti Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar. Hanno partecipato anche Russia, Giappone, Cina, Canada, Turchia e Stati Uniti, così come delegazioni di Lega araba, Onu e Unione europea. Non inganni il lungo elenco di partecipanti, laddove non tutti hanno espresso la stessa opinione sulla guerra così come non tutti si sono resi disponibili per un intervento militare: Berlino ha escluso suoi attacchi aerei, Londra rimane indecisa sul da farsi, la Turchia si è tirata fuori dall’ipotesi dei combattimenti diretti, la Russia ha ribadito di ritenere necessario il coinvolgimento del governo Assad così come una più ampia discussione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Anche la Nato ha escluso per ora di intervenire in Iraq.
Un gran pasticcio, sia nelle dichiarazioni di intenti che nella conseguente progettualità di guerra. La coda della conferenza di Parigi si è andata a impelagare su un’altra incertezza del panorama mediorientale, relativa al problematico rapporto dell’Occidente con l’Iran, non invitata alla riunione “per la pace e la sicurezza dell’Iraq”. Washington non ha voluto che al tavolo parigino sedesse anche Teheran e ha posto il suo veto durante la convocazione del meeting, ma l’ayatollah iraniano Ali Khamenei ha dichiarato di aver rifiutato l’offerta di cooperazione degli Stati Uniti: parole che sono andate a gettare ulteriore benzina sul fuoco sopra un tavolo già sufficientemente armato così come scombinato…

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