Lo avevano convocato come persona informata sui fatti. Ma Danilo Calvani, “il Cetto La Qualunque” leader del “coordinamento per la rivoluzione 9 dicembre”, ha dato forfait e non si è presentato davanti ai pubblici ministeri di Torino poiché a quanto avrebbe detto non sarebbe in grado di pagarsi il viaggio da Latina, città in cui fa il contadino, al capoluogo, in cui si era recato giovedì 12, avviluppato nel tricolore e a bordo di una Jaguar.
Andrea Padalino e Antonio Rinaudo volevano ascoltarlo in merito ai disordini e ai tafferugli che hanno paralizzato la città il 9 dicembre scorso. Un’ora e mezzo di scontri nella centralissima piazza Castello, sassaiole contro il Palazzo della Regione, e blocchi stradali anche in provincia.
«Ho chiesto – ha spiegato il “rivoluzionario de noiantri” – che mi rimborsino le spese di viaggio o che l’audizione si tenga a Latina. Se vado e torno da Latina a Torino sono almeno trecento euro, non è che mi posso ammazzare. Ci sono l’autostrada, la benzina, devo mangiare e dormire. Ho un’azienda agricola e siamo economicamente al disastro».
«Stiamo collaborando con la Procura – sottolinea Calvani – Il problema è che chi ha fatto questi danni a Torino, con noi non c’entra. Anche noi vogliamo capire chi sono i responsabili di questa violenza che non ci appartiene».
Parole che escono proprio da colui che alcuni giorni prima della rivolta dell’Immacolata aveva inneggiato a una sollevazione che facesse saltare il governo Letta per poi sostituirlo con uno militare di transizione.
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