Quasi un anno fa il Comune, avviava i lavori per la demolizione dell’Ex-Diatto, il complesso industriale di 30.000 m², posizionato tra le vie Frejus, Cesana, Revello e Moretta, nel quartiere San Paolo.
L’ex fabbrica, un tempo sede della casa automobilistica fondata dai fratelli Pietro e Vittorio Diatto, in attività dal 1905 al 1932, fu per anni il fiore all’occhiello del settore automotive in Italia, utilizzata poi, dopo il fallimento, come deposito per i materiali Snia: Società di Navigazione Italo Americana.
Il progetto iniziale, a seguito della demolizione del 2013, era quello di dar vita ad un nuovo complesso edilizio di fabbricati e negozi. Tante ovviamente le polemiche, mosse soprattutto dai residenti che insieme a Pro Natura, Legambiente e al centro sociale Gabrio, decidono di far sentire la loro voce.
I problemi, reali, non potevano in effetti essere sottovalutati: dalla presenza dell’amianto e dei resti archeologici rilevati all’interno della struttura, alle accuse di speculazione edilizia verso l’amministrazione comunale. Per impedirne la demolizione, i cittadini danno vita al comitato di quartiere “SniaRischiosa” e decidono di occupare la struttura. Il destino della Diatto però è segnato e la fabbrica, insieme a una parte di storia torinese, viene abbattuta nel giugno 2013.
Ad oggi, dopo quasi un anno dalla demolizione, pare che le ruspe siano in realtà ferme in un cantiere deserto e i consiglieri comunali Chiara Appendino e Vittorio Bertola del M5s, hanno avanzato un’interpellanza per chiedere spiegazioni al Comune, rinviata a data da destinarsi con l’assessore all’Urbanistica Lo Russo.
Siamo entrati nella Biblioteca Civica di Via Frejus, nell’unica parte della struttura salvata dalla demolizione. All’interno il responsabile Rapino, ci spiega come in realtà le notizie sul futuro del cantiere siano ancora poco chiare anche per loro.
«I nostri uffici inizialmente si trovavano nell’altra area in via Moretta – spiega Rapino – quella che ora è stata buttata giù. Noi siamo stati trasferiti in quest’ala subito prima della demolizione e il 7 gennaio dell’anno scorso è stata anche occupata per alcuni giorni dagli abitanti del Comitato SniaRischiosa. Poi però la demolizione è andata avanti e questa ad oggi è l’unica parte ancora esistente, ma sinceramente non sappiamo cosa verrà costruito di fianco a noi».
«All’inizio si era parlato di un centro commerciale e di abitazioni. Ora però è tutto fermo e non si sa bene perché. A noi non dice niente nessuno, ci sono solo voci di quartiere» conclude Rapino.
Per il momento quindi, non pare ci siano risposte dalle istituzioni, che dopo tanta fretta per demolire l’ex fabbrica, ora sembrano invece cercare di guadagnare tempo, sviando domande di chi, come i residenti chiede chiarezza sul futuro del quartiere.
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