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mercoledì, 29 Giugno 2022

Envi Park: l'ex ad convocato in Comune per spiegare il rimborso. Curto, Sel: “Non convince”

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È controversa la storia di Fabio Massimo Grimaldi, l’ormai ex amministratore delegato della “Environment Park”, convocato a Palazzo di Città per chiarire la sua posizione in riferimento ad un rimborso forfettario di 10.750 euro che il manager si sarebbe versato autonomamente per gli spostamenti sulle strade di Torino con la propria auto.
I bonifici non sono certo passati inosservati agli altri amministratori di Envipark, l’azienda pubblica di “Innovazione e Sviluppo e Servizi Immobiliari”, di cui il Comune di Torino detiene un 38%. Anche la Giunta regionale di Sergio Chiamparino ha deciso a luglio di non riconfermare Grimaldi, sostituito oggi dal nuovo ad Davide Canavesio. A fare più scalpore però, la seconda decisione della stessa Giunta regionale di nominarlo presidente di un’altra azienda pubblica, la Icarus S.c.p.a, Società Consortile per Azioni.
«Come mai questa mossa? Anche in termini politici bisogna capire bene cosa sta succedendo» afferma Michele Curto consigliere comunale di Sel che in questa storia non riesce a vederci chiaro.
Oggi in Sala Capigruppo, Fabio Massimo Grimaldi si è detto felice di partecipare e poter rispondere per la prima volta alle accuse che gli sono state mosse anche dai giornali, di cui è venuto a conoscenza solo quando erano già state messe nero su bianco.
Due settimane fa, in Comune, è stato infatti convocato tutto il Consiglio d’amministrazione della Environment Park, (Grimaldi escluso), che non hanno però accolto il secondo invito.
In un lungo discorso, il presidente di Icarus spiega come la decisione dei rimborsi sia stata discussa in Consiglio d’amministrazione ma non deliberata, giustificando i suoi bonifici con la “presa d’atto”. Spiegazione che ai consiglieri di Palazzo di Città però sembra più un nascondersi dietro ad un dito, e non basta.
Per tutto il tempo Grimaldi «dà delle non risposte» secondo i consiglieri, insoddisfatti dalle sue parole vuote. L’ex amministratore delegato sottolinea poi di aver subito restituito la somma di quasi 11 mila euro, secondo lui comunque giustificata e dovuta, tirando in ballo anche una dichiarazione di Luca Cassiani, consigliere in Comune del Pd che nella scorsa audizione disse la sua sulla faccenda. «Sono rimasto molto ferito dalle parole del consigliere che mi ha descritto come un manager beccato con le mani nella marmellata». Cassiani presente in aula, non ha esitato a rispondere specificando l’uso del condizionale nella sua dichiarazione: «Mi dispiace se l’ho ferita ma se io fossi stato accusato di aver rubato e fossi stato nel giusto non avrei restituito i soldi. Se so che una cosa mi spetta non vedo perché darla indietro» spiega Cassiani, sottolineando che se bastasse restituire il denaro di un rimborso ingiustificato non ci sarebbero i processi come quello che stanno affrontando i consiglieri regionali coinvolti nell’inchiesta “Spese pazze” e Rimborsopoli.
«Ma perché se i 10 mila euro le erano dovuti li ha riconsegnati? Se lei fosse stato nel giusto non avrebbe dovuto farlo» chiosa Cassiani rivolgendosi direttamente a Grimaldi.
«Sostanzialmente la faccenda non è stata gestita benissimo perché da quello che abbiamo capito dall’incontro gran parte del problema sta nella stesura dei verbali dell’azienda in cui non si può fare una ricostruzione dei fatti così approssimativa» afferma Michele Curto in riferimento alle parole del presidente dell’azienda Mauro Chianale, (nominato dal Comune) e del commercialista, presenti all’audizione al fianco di Grimaldi.
Insomma, la storia dei rimborsi sembra ancora molto poco chiara e quella che oggi doveva essere una giornata di chiarimenti sembra essersi rivelata un altro buco nell’acqua, e la risposta rivolta a Grimaldi sul perché abbia restituito i soldi, a distanza di mesi, resta ancora senza risposta.
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