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domenica, 14 Luglio 2024

Didattica a distanza a Barriera di Milano.“Fatto positivo che ci ha messo in gioco, ma con impegno doppio”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“I momenti difficili sono quelli in cui si fanno i passi più importanti”. Maria Michela I., 40 anni di insegnamento e referente di un plesso scolastico nel multietnico quartiere di Barriera di Milano, riflette sulla didattica a distanza e su cosa ha comportato nella sua esperienza con le classi elementari.

“Per noi la Dad è stata e continua ad essere un fatto positivo che ci ha costretto a metterci in gioco con l’educazione digitale e nell’imparare nuovi strumenti tecnologici alternativi alla lezione in aula. Strumenti quanto mai utili specie nella nostra scuola che conta circa il 80% di bambini di origine straniera, molti dei quali con diverse problematiche, oltre a tanti disabili”.

La docente precisa come molti di questi bambini abbiano difficoltà con la padronanza della lingua italiana, evidenziando il rischio che, senza un adeguato supporto scolastico, anche se “a distanza”, le limitazioni socio culturali e socio economiche presenti avrebbero potuto dar corso ad abbandoni scolastici o all’apatia.

“Per questo – aggiunge l’insegnante – ci siamo attenuti alle disposizioni ministeriali tese a favorire ogni iniziativa in grado di agevolare la continuità dell’azione didattica, evitando una fredda trasmissione di compiti ed esercitazioni non supportate da qualche forma di contatto, anche se a distanza, non trascurando quei fattori di socializzazione essenziali per mantenere uno scambio umano (oltre che intellettuale /scolastico) con le famiglie e soprattutto con i bambini. Bambini per i quali un approccio empatico affettivo risulta fondamentale per l’apprendimento.

Senza riprendere le polemiche con il giornalista Alessandro Sallusti, che ha accusato la categoria degli insegnanti dei soliti luoghi comuni (“privilegiati che lavorano solo pochi mesi e si lamentano”), l’esperta docente ha ribadito con orgoglio quanto impegno preveda la realtà in cui opera, e come richieda ore di dedizione, responsabilità, professionalità, scambio umano, passione, “ben oltre quello che si possa immaginare e a cui non è possibile sottrarsi nonostante l’emergenza. Insomma si lavora anche di notte”.

Inutile aggiungere che realtà come queste di Barriera di Milano risultino estremamente impegnative. Qui è molto diffuso il tempo pieno e non si contano le ore di impegno profuso dai docenti, che vede alle ordinarie lezioni aggiungersi continue riunioni, collegi straordinari e incontri per questioni che vanno anche ben oltre i meri percorsi scolastici e che grazie alla tecnologia possono svolgersi on line.  “Si pensi a quello che si sta studiando per trovare nuovi spazi per far studiare i ragazzi in sicurezza alla riapertura”.  

“La Dad ci ha dato un aiuto” – precisa l’insegnante (anche pasionaria per l’impegno civico nel diffondere comportamenti etici e ambientalisti in un quartiere non facile), ricordando come possa risultare quanto mai efficace e importante per molti studenti che partono con le loro famiglie per tempi prolungati verso i paesi di origine, oppure temporaneamente ospedalizzati o malati a casa, facendoli sentire sempre legati alla comunità scolastica. 

Un concetto che va bel oltre insomma il mero percorso formativo da seguire.  

“La Dad ha rappresentato e continuerà a rappresentare un importante strumento didattico educativo di diritto allo studio in ogni ordine di scuola, anche nei momenti eccezionali” aggiunge con determinazione la docente. 

Ma oltre agli elogi la Dad ha un rovescio della medaglia. In tal senso Maria Michela ricorda come anche qui a Barriera tutto il corpo docente sia convinto che la scuola a distanza non potrà mai sostituire il ruolo della didattica in presenza, con il suo scambio diretto tra insegnanti e allievi e le dinamiche relazionali di classe che contribuiscono agli aspetti di crescita formativa.  Un’esigenza che sta scatenando crescenti proteste e malumori. 

Tornando al periodo del lockdown a Barriera di Milano l’insegnante ricorda come siano stati consegnati in prestito d’uso alle famiglie in difficoltà, diversi devices con i fondi ricevuti dal Ministero per l’emergenza Covid. “Non sappiamo se quei tablet verranno tutti restituiti in ottime condizioni ma, l’importante è che, grazie a questi strumenti, tanti ragazzi abbiano potuto continuare il loro percorso formativo, con le aule chiuse. in un momento molto delicato anche sotto l’aspetto psicologico”.

Un fatto concreto che ha ridimensionato il rischio di abbandono scolastico che resta sempre presente specie in queste realtà.

Un ulteriore aspetto positivo, nel vortice di iniziative legato alla rapida attivazione della didattica a distanza, è quello di aver consentito un importante salto di qualità professionale e di aggiornamento da parte di tutto il corpo docente. specie per chi, più avanti negli anni, risultava spesso meno empatico con le tecnologie informatiche.

In conclusione l’insegnante prende le distanze dalle polemiche sulla Dad: 

“Ci interessano relativamente le polemiche su Dad e riapertura. Ovvio che ci sia da discutere e da confrontarsi con pragmatismo”- e aggiunge – “Le difficoltà persistono ma, a mio parere, ci sono molte strumentalizzazioni politiche e informazioni troppo confuse se non contraddittorie, in una fase ancora post emergenziale, mentre non conosciamo gli sviluppi del Covid tra qualche mese. Certo la didattica in presenza è fondamentale specie per i più piccoli ma il discorso Dad va visto oltre le sole lezioni come ho detto”.

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