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lunedì, 15 Luglio 2024

Cutrì evaso perché voleva vendicarsi. Il comandante Ros Sozzi rivela i piani dell'ergastolano

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La vendetta. Sarebbe questa la molla che avrebbe spinto l’ergastolano Domenico Cutrì e i suoi all’evasione. L’uomo, catturato ieri, stava studiando un piano per vendicarsi di chi lo aveva fatto finire dietro alle sbarre.
Non solo. Per autofinanziarsi la banda aveva pronte una serie di rapine. A svelare i retroscena della vicenda è il colonnello Giovanni Sozzo, comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri di Milano, il Ros, ai microfoni di Radio 24: «Abbiamo trovato armi, parrucche, palette finte: ci fanno pensare che avrebbero iniziato una serie di rapine, anche per finanziarsi, dopo la liberazione di Cutrì. Ma abbiamo anche acquisito elementi di prova certi che dimostrano che dopo l’evasione, nel piano criminoso del gruppo – spiega – c’era anche la vendetta “nei confronti di chi considerava responsabile della condanna all’ergastolo, a suo dire ingiusta».
Cutrì era evaso durante il trasporto dal tribunale di Gallarate, dopo un assalto della sua banda il 3 febbraio. Un conflitto a fuoco in cui aveva trovato la morte uno dei fratelli del carcerato. Piano piano gli investigatori hanno chiuso intorno all’ergastolano la morsa, catturando i componenti del gruppo e chi lo avrebbe aiutato nella fuga. «Nelle prime fasi, il gruppo è stato nascosto in una casa in campagna nel vercellese, poi potrebbe esserci stata una tappa intermedia prima del covo di Inveruno. E poi – continua il comandante del Ros di Milano – c’erano altri luoghi nei dintorni di Inveruno, considerati basi logistiche».
Il lavoro degli investigatori si è concentrato sulle armi usate nell’assalto. Alcune di queste risultavano rubate «in un’area non mafiosa», evidenzia Sozzo.
Tutti i complici di Cutrì sarebbero finite in manette, o almeno quelli che avevano pianificato e messo in atto l’evasione. «Eventualmente potrebbero esserci ancora soggetti che hanno contribuito al sostegno nella latitanza», conclude il comandante del Ros di Milano.

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