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martedì, 28 Maggio 2024

Autonomia, Chiamparino in ritardo, ma il Sud gli darà una mano

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E il Piemonte? L’Iter per il riconoscimento di maggiore autonomia ad alcune Regioni è stato avviato, ha annunciato ieri il presidente Consiglio Giuseppe Conte, e si completerà il 15 febbraio.
Si tratta di Veneto e Lombardia, a guida leghista, ed Emilia Romagna, che ha un presidente del Pd. Le Regioni indicate dal governo potranno trattare maggiore autonomia in base all’articolo 116 della Costituzione su materie come il governo del territorio e beni paesaggistici e culturali; protezione civile e infrastrutture; tutela del lavoro, istruzione tecnica e professionale, istruzione e formazione professionale e istruzione universitaria; politiche sanitarie; coordinamento della finanza pubblica; ambiente; previdenza complementare e integrativa finalizzata alla non autosufficienza; rapporti internazionali e con l’Unione europea.
In tutto una ventina di materie che prevedono di conseguenza che le regioni si trattengano una parte del gettito fiscale. Del Piemonte però non c’è traccia. Eppure poco prima delle elezioni politiche il presidente Chiamparino aveva promesso che si sarebbe messo in pari.
«All’avvio delle nuova legislatura nazionale – aveva detto dopo il voto del consiglio regionale – vogliamo essere allo stesso tavolo con l’Emilia Romagna e la Lombardia, che sull’autonomia sono partite due mesi prima. Per questo ci siamo mossi ora, a ridosso della fase elettorale». E invece niente.
Ancora poche settimane fa dopo il voto in consiglio regionale di inizio novembre il presidente della Regione aveva alimentato nuove speranze: «Ammetto il fiatone iniziale – aveva detto –  siamo partiti zavorrati da una situazione di bilancio difficile, ma abbiamo retto il passo e recuperato. L’impegno è ora quello di continuare a tenere il  passo per stare con le Regioni che sono partite prima di noi».
Invece nulla. «Duole prendere atto del ritardo del Piemonte – hanno scritto i parlamentari piemontesi della Lega – che purtroppo si evidenzia in questa fase, dal momento che hanno depositato il dossier solo questa settimana. Ci auguriamo che, con le prossime elezioni del 2019, con l’aiuto dei cittadini si possa rimediare agli errori e alle scelte sbagliate del PD che guida la Regione, garantendo un cambio di passo decisivo su tematiche fondamentali per il territorio e per la comunità, a cominciare proprio dall’autonomia». 
Un’altra volta ancora le parole sono più libere dei fatti, e di fatti per il Piemonte ce ne sono pochi. Ma pur fuori tempo Chiamparino ha un grande alleato in questa vicenda che difficilmente si concluderà il 15 febbraio perché sta diventando  un altro tema di scontro dentro la coalizione gialloverde.
Alle incertezze sulla tenuta del governo si sommano le resistenze del Sud che ha votato Movimento 5 stelle. Le regioni del Mezzogiorno hanno bisogno di risorse per i provvedimenti come il reddito di cittadinanza che difficilmente si conciliano con quelle trattenute dalle tre regioni del Nord. Con i conti in equilibrio instabile il minimo che ci si può aspettare è che i tempi si allunghino. E Chiamparino potrà ancora sperare di agguantare le regioni capofila.

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