16.3 C
Torino
domenica, 26 Maggio 2024

All'assessore Sacchetto non piace lo spot Expo 2015: "Si attacca la produzione di carne. Dati errati e tendenziosi"

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

E’ subito polemica su Expo 2015. All’assessore regionale Claudio Sacchetto non sono piaciuti i primi spot su produzione carne e consumo energetico.
«La prima comunicazione televisiva, basandosi su dati errati e tendenziosi attacca la produzione di carne impuntandone un notevole consumo energetico» ed aggiunge polemico: «Non era questa la filosofia che ci aspettavamo da una manifestazione che , in questa edizione , pone l’agricoltura al centro».
Ma vediamo cosa ha fatto indignare profondamente l’assessore leghista all’agricoltura della traballante giunta Cota.
Con l’avvicinarsi della mastodontica kermesse Expo 2015, che vedrà protagonista il mondo dell’agricoltura, sono già partiti i primi comunicati ai mass media. In alcuni di questi spot televisivo si evidenzia il grande consumo di energia e di acqua necessario per produrre un chilo di carne.
Per l’assessore all’agricoltura piemontese si tratta di comunicati pubblicitari e dati “ad effetto” che certo attirano l’attenzione creando però un danno ad attività agricole ed in particolare zooteciche che già sono in crisi. Insomma per Sacchetto si creerebbe un danno proprio a quell’agricoltura che la manifestazione dovebbe esaltare.
Il dato che l’assessore mette nel mirino è il fatto che per ottenere un chilo di carne sarebbero necessari (nel suo ciclo complessivo) circa 15mila litri di acqua. «Una notizia non vera» dichiara Sacchetto.
In realtà da tempo, oltre agli attacchi degli animalisti per le condizioni spesso vergognose in cui vengono fatti crescere e sono uccisi animali, trattati come “cubi di carne vivente” da far gonfiare in fretta ed al costo più basso, la cultura e la sensibilità crescente tra la popolazione parla di consumo responsabile centrato su prodotti di qualità che certo non mancano alla filiera italiana a differenza di molti prodotti importati a basso costo. In Italia cresce il numero di vegani ma cresce sempre di più il numero di persone che per la crisi vedono la “fettina” se va bene una volta alla settimana come succedeva nel dopoguerra a chi se la poteva permettere.
Sui dati messi in discussione fonti autorevoli hanno documentato come il consumo di acqua ed energia necessario per allevare in particolare bovini ed anche maiali sia molto elevato. Questo in particolare nei contesti di produzioni intensive.
Anche per il vino e per altri prodotti da tempo le “pubblicità progresso” battono il chiodo sull importanza di bere meno e meglio e questo non ha certo penalizzato un settore che è un fiore all’occhiello del nostro settore agroalimentare.
I problemi più che negli spot risiedono in altri contesti di promozione e di sostegno reale a chi continua a credere nell’agricoltura in un momento in cui molti giovani disoccupati cominciano a guardare con interesse ad un settore ed una scelta di vita ambientale fino ad ora ritenuta poco attraente.
I documenti eco ambientalisti a tale proposito sottolineano come queste produzioni intensive (ed in particolare i grandi allevamenti bovini e suini legati alla distribuzione organizzata) oltre all’alto consumo energetico contribuiscono al riscaldamento globale e sono responsabili anche del calo di risorse idriche. Si pensi inoltre ai frequenti disboscamenti necessari per realizzare i pascoli in diverse parti del mondo. Oltre all’acqua sono annessi alte immissioni di fertilizzanti e fitosanitari. Gli scarti delle produzioni di massa e gli sprechi contribuiscono al riscaldamento globale. Ogni kg di carne prodotto sviluppa ciraca 4,5 kg di C02 la cui decomposizione da origine a metano, gas che sono molto più invasivi delle emissioni del biossido di carbonio. E’ un dato di fatto che per produrre mais e frutta sia necessario un contributo idrico molto più basso d quanto necessario nel ciclo della produzione della carne. In particolare è con i manzi che il consumo di acqua ed energia è molto alto. All’acqua che i bovini bevono direttamente si aggiunge il contributo idrico necessario per produrre il foraggio. Altro problema connesso sempre all’acqua sono la mole di rifiuti organici che possono intaccare le falde acquifere. Un fenomeno preoccupante in alcune zone dell’Emila dove abbondano gli allevamenti di suini.
Nessuno intende criminalizzare il consumo di carne ma non sono certo gli spot di Expo 2015 a indignare visto che da tempo le linee guida del consumo responsabile puntano su un scelte più qualitative che quantitative. Insmma meno “offerte speciali e più gusto e salute”.
Un consumo in cui devono tornare a crescere sulle nostre tavole l’utilizzo di verdure fresche e ortaggi e frutta che certo non mancano con una varietà spettacolare nelle nostre produzioni locali. Sono fattori fortunatamente sempre più presi in considerazione nelle diete in scuole ed asili.
Il fenomeno dei bimbi obesi da ipercaloriche diete a base di hamburger e patatine consumati in trance davant al pc è da tempo noto.
Moreno D’Angelo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano