Ai tempi della prima Repubblica ogni anno quando il Parlamento doveva votare la legge finanziaria (oggi si chiama “legge di stabilità”), le anticamere delle Commissioni Bilancio di Montecitorio e di Palazzo Madama si affollavano di deputati e senatori questuanti e da lobbisti (persone estranee al Parlamento), che chiedevano una piccola aggiunta, una modifica, una correzione, un ritocco, al testo della “finanziaria” licenziato dal governo.
Un piccolo emendamento a favore di una categoria professionale, di qualche settore economico, di qualche importante gruppo privato, oppure per finanziare le più incredibile e a volte ridicole iniziative interessanti il territorio del parlamentare eletto nel collegio o nella circoscrizione di riferimento.
Il deus ex machina di questo mercato degno di un Foro Boario era Cirino Pomicino. Sempre lui ora nelle vesti di ministro oppure di presidente della competente commissione. Va riconosciuta la generosità del “magnate napoletano”: chi più (quella della maggioranza governativa), chi molto meno molto spesso delle briciole (quelli dell’opposizione) portavano a casa qualcosa. Tanto erano soldi pubblici e non importava se il bilancio dello Stato ogni anno andava in rosso e il debito cresceva.
L’impennata più virulenta si è registrata a partire dal 1980 dall’inizio “dell’era Craxi”.
Leggere le cronache parlamentari di questi giorni c’è veramente da rimanere un po’ allibiti scoprendo che si sono verificati, come ai bei tempi di Pomicino, ritocchi a pioggia della legge di stabilità, superando l’incredibile.
Ad esempio la lobby che controlla a livello internazionale il gioco d’azzardo con intrecci con la malavita del mercato della droga è riuscita a fare presentare un emendamento per castigare i Comuni e le Regioni che lodevolmente hanno assunto iniziative a livello locale per contrastare questa piaga che continua a rovinare migliaia di famiglie, sino a raggiungere il delitto, come abbiamo letto oggi il caso accaduto nella profonda periferie meneghina dove una 77enne è stata uccisa dalla figlia e dal genero perché non prestava loro altri soldi da impiegare nei bingo, nelle slot machine e nelle bische clandestine.
Anche i parlamentari del Partito Democratico hanno votato questo vergognoso emendamento per poi correggersi, chiedendo scusa poiché si era trattato di un «errore di sbaglio».
Il neo segretario del Pd. Matteo Renzi, si è infuriato e mutuando dal linguaggio di Calderoli ha definito l’operazione dei suoi parlamentari «una porcata».
Visto il clima degenerativo che ormai aleggia anche da quelle parti consigliamo al dinamico sindaco di Firenze l’introduzione nelle regole di comportamento dei parlamentari del Pd delle pene corporali. Dieci frustate sul fondoschiena a chi sgarra!
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