C’è poco da fare. Le torrenziali notizie che ogni giorni leggiamo sulla rete, sui quotidiani e nei vari talk televisivi ci trasmettono un panorama sempre più degradato, una politica sempre meno credibile e un personale politico poco affidabile. Purtroppo, un insieme di elementi che corrono e spingono verso un incremento ulteriore dell’astensionismo e un distacco marcato verso tutto ciò che è riconducibile alla politica e ai suoi protagonisti. Francamente non è affatto facile, né semplice, individuare una cura ricostituente o una ricetta credibile per arginare e battere questo degrado. Renzi ci prova quotidianamente. E gliene va dato atto. Ma sono tentativi che, come confermano ormai tutti i sondaggisti – tanto di destra quanto di sinistra – non scalfiscono la profonda sfiducia e il sostanziale disincanto dei cittadini elettori. Ecco perché, piaccia o non piaccia, siamo ritornati – seppur con modalità diverse e con protagonisti nuovi – alla stagione che abbiamo conosciuto nell’ormai lontano 1993 e di tutto ciò che ha accompagnato il percorso tragico e accidentato di Tangentopoli. Un contesto dove il malaffare si intreccia con la dimensione pubblica e istituzionale, dove la speculazione sugli ultimi viene fatta con il saccheggio del denaro pubblico, dove la commistione tra la politica e i mascalzoni e i delinquenti è all’ordine del giorno e via degenerando. È persin ovvio ricordare che in una situazione del genere cavalcare demagogicamente e populisticamente la protesta è sempre appagante. Ma, come tutti sappiamo, non risolve affatto i problemi e, semmai, contribuisce solo ad alimentare un clima di radicale delegittimazione della politica e delle stesse istituzioni democratiche. Appunto, un clima molto simile a quella stagione che abbiamo conosciuto ormai 20 anni fa e che, come da copione, rischia sempre di generare e dar vita ad esiti politici ancor più imbarazzanti e compromettenti, come è stato il berlusconismo e il blocco sociale che si consolidò con la Lega di Bossi.
Oggi, forse, anche alla luce dell’esito politico di allora, si tratta di essere credibili con i comportamenti, i fatti – cioè le norme legislative – e la concreta modalità del far politica. La stagione delle promesse, dei proclami, degli spot e degli annunci rischia di trasformarsi in un boomerang micidiale per chi li pronuncia. Certo, questo malcostume non è facilmente ed esclusivamente sradicabile solo con norme di legge. Su questo versante Renzi, e chi con lui sostiene questa tesi, ha ragione. Quando il malcostume e la degenerazione sono sempre più sistemici, serve anche e soprattutto una ricetta culturale, etica ed ideale. Oltre ad una legislazione più repressiva e preventiva che scoraggi il ricorso a pratiche illegali e corruttive nel rapporto con la pubblica amministrazione. Ma un dato è certo: questo malcostume va battuto alla radice e, soprattutto, l’attuale stagione politica non può nuovamente essere compromessa e interrotta a vantaggio di soluzioni tecnocratiche, pseudo autoritarie che ridurrebbero, ancora una volta, il ruolo e la qualità della nostra democrazia.
Ecco perché la responsabilità della politica oggi è grande. E, nello specifico, del principale partito italiano, il Partito democratico. Proprio sul Pd, del resto, ricade la responsabilità di imprimere una profonda sterzata alla politica italiana, rinnovandone la legislazione anticorruttiva e, soprattutto, contribuendo a costruire quel “nuovo corso” che ormai è richiesto dalla stragrande maggioranza dei cittadini, pena rassegnarsi ad esiti imprevedibili e oscuri per la stessa conservazione della democrazia italiana.





