Torino va verso la trascrizione simbolica dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero. Solo in teoria però, perché la pratica parla diversamente.
Da una parte c’è l’apertura del Consiglio Comunale, che ha approvato la mozione firmata dai consiglieri Silvio Viale dei Radicali, Luca Cassiani del Partito Democratico e Chiara Appendino e Vittorio Bertola del Movimento 5 Stelle, che chiedevano a primo cittadino e giunta di «individuare le modalità più idonee» per per arrivare a questo risultato.
Dall’altra, però, le dichiarazioni di Fassino vanno in una direzione ben diversa da quella del sindaco di Roma Ignazio Marino, finito nell’occhio del ciclone, appunto, per aver trascritto nozze gay svoltesi fuori dall’Italia. «Siccome la città di Torino ha adottato da tempo un registro per le coppie di fatto con un’unica sezione – afferma – una soluzione ragionevole sarebbe quella di crearne una seconda, dedicata all’iscrizione delle coppie composte da persone dello stesso sesso, che hanno contratto un vincolo riconosciuto all’estero. Con lo scopo di renderne evidente la situazione. Mi sembra la posizione più ragionevole e coerente con quanto fatto finora, e coerente con una sensibilità di natura culturale e sociale che l’opinione pubblica ha verso questo tema. Fermo restando la necessità di una legge nel più breve tempo possibile». Di nozze, insomma, non se ne parla e il gesto dà l’impressione di essere una soluzione blandamente simbolica.
Una posizione, quella di Fassino, che ha trovato l’aperto disaccordo della grillina Appendino. «Io ho sottoscritto la proposta di mozione firmata dal consigliere Viale e pertanto sono delusa dalla dichiarazione del Sindaco – dice – L’istinto è di porre una domanda: ci decidiamo a riconoscere che il nostro ordinamento è inserito nel contesto europeo, dove da tempo sono riconosciuti i matrimoni gay?». Mentre il democratico Cassiani sostiene che «Nessuno vuole andare oltre la legge. Però si deve istituire un registro dove certificare un matrimonio contratto in un altro Paese. Questo sarebbe un atto politico e non legislativo però sarebbe un segnale per far capire che c’è un movimento di pensiero nel Paese che deve essere riconosciuto e che i diritti delle persone sono inalienabili come recita la Carta europea dei diritti». Contrario alla trascrizione, come prevedibile, il capogruppo di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone. «Il sindaco ha segnalato l’assenza di una normativa nazionale quindi gli atti di riconoscimento di matrimoni redatti all’estero tra persone dello stesso sesso, sono nulli come quelli fatti dal Comune di Roma. Sollevano solo una visibilità mediatica anche se ormai superato – le sue parole – La trascrizione di un matrimonio contratto all’estero va considerata come un’unione di fatto e da inserire nel registro anagrafico».





