Intervista al giornalista-scrittore Fabrizio Peronaci: “Il tappo sul caso Orlandi è saltato. Ecco perché siamo vicini alla soluzione” 

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Tre libri sul caso Orlandi-Gregori, romano, capo della redazione romana di Corriere.it, Fabrizio Peronaci segue con passione e continuità da decenni uno dei misteri più complessi della storia italiana e vaticana, con indagini dirette sui principali protagonisti. Non sono passate inosservate le sue critiche alla Commissione d’inchiesta che, nonostante il lavoro svolto per oltre due anni, “non ha saputo o voluto mordere”. Uno dei suoi punti di forza è l’interlocuzione assicurata dal gruppo Fb “Giornalismo investigativo by Fabrizio Peronaci”, seguito da oltre 7mila iscritti. Il giornalista-scrittore ha risposto alle nostre domande sulle quindicenni scomparse, sulla motivazione di tanto impegno e sulle prospettive di una possibile soluzione del giallo.

Fabrizio Peronaci, perché, come ha scritto su Sette, magazine del “Corriere della sera”, pensa che la soluzione del caso Orlandi non sia mai stata così vicina?

“Non è una provocazione ma un discorso molto serio, che molti faticano ad intendere. Un’analisi obiettiva di quello che è avvenuto negli ultimi tempi attorno alla vicenda di Emanuela Orlandi, infatti, ci porta a ritenere che la verità non sia mai stata così a portata di mano. Questo per tre ordini di ragioni: da un lato vi è stato un incardinamento del giallo Orlandi-Gregori ai massimi livelli istituzionali, con il lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta, che ha acquisito agli atti della Repubblica italiana oltre 120 testimonianze, che raccontano sia il momento della scomparsa di Emanuela e di Mirella sia i possibili moventi. La seconda motivazione riguarda il fatto che, per la prima volta, la procura di Roma mostra di voler procedere con determinazione, indagando per sequestro di persona Marco Accetti, vale a dire lo stesso personaggio uscito allo scoperto nel 2013 e lungamente ignorato, in primis da un magistrato come Giuseppe Pignatone, che poco dopo, guarda caso, è diventato presidente del tribunale vaticano. Infine, va considerato specificatamente il ruolo di Accetti: dall’analisi delle dichiarazioni autoaccusatorie e dei riscontri a suo carico si evince che ci troviamo di fronte a una persona che ha partecipato, con un ruolo da protagonista, alla prima fase del duplice sequestro di persona e alle successive manipolazioni”.

Sì, ma questo gli osservatori più attenti lo avevano già intuito. Il primo memoriale di Marco Accetti risale al 2013…

“Vero, la differenza è che oggi, per la prima volta, sia il Parlamento, sia l’autorità giudiziaria hanno acquisito degli elementi a lungo lasciati nel cassetto. E’ quindi diventato impossibile ignorarli, per la semplice ragione che si tratta di notitiae criminis sulle quali, stando alle norme ordinarie e costituzionali in vigore, esiste l’obbligatorietà dell’azione penale. Valga un esempio su tutti: esiste una testimone chiamata in causa con nome e cognome, Gabriella Boggiani, che registrò un messaggio vocale di rivendicazione del sequestro di Emanuela; stranamente, non è stata ancora convocata dalla commissione parlamentare. Ora, tutti sanno, l’opinione pubblica, grazie alla tenacia di noi giornalisti investigativi, è informata. E quindi è più difficile fare come in passato, voltando lo sguardo dall’altra parte…”

Perché ritiene, come ha scritto in più occasioni, che la commissione parlamentare non abbia voluto andare fino in fondo?

“È una constatazione che nasce dai fatti, due in particolare. Da un lato la commissione d’inchiesta non si è avvalsa di una facoltà che le è propria, essendo dotata di poteri inquirenti al pari della magistratura: avrebbe potuto imporre ai testimoni un giuramento all’inizio della loro deposizione, che li vincolasse a raccontare tutta la verità, e non lo ha mai, ripeto, mai fatto. In caso di bugie o di omissioni palesi, i testimoni mendaci o reticenti si sarebbero potuti denunciare alla magistratura penale. Di conseguenza, non avendo la politica esercitato questa sua prerogativa, molti degli auditi a Palazzo San Macuto, compresi personaggi dello Stato e di Chiesa, hanno evidentemente raccontato bugie, senza correre il rischio di essere perseguiti. Non ho remore nel dire che si è trattato di un’autentica presa in giro, da parte di parlamentari di destra e di sinistra che hanno agito in base a un patto non detto pubblicamente e sanno bene di aver scelto di non mordere”.

Quale sarebbe la seconda grave omissione?

“Anche questa è di tutta evidenza: fin dall’inizio, dalla primavera 2024, la commissione parlamentare ha favorito la secretazione di intere sedute, o di parti cruciali delle stesse, di fatto negando all’opinione pubblica il diritto a essere informata su una delle questioni più delicate e intricate della storia del nostro Paese. Ai mass media è stata negata la possibilità di un racconto completo di ciò che stava avvenendo, nonostante la stessa Bicamerale sia nata con l’intento, a parole, di fare chiarezza e trasparenza. Ripeto: stupisce che tale pratica sia stata messa in atto dalle forze di maggioranza con l’acquiescenza supina di tutte le opposizioni, Pd, M5S e Avs”. 

Ma allora, stanti queste difficoltà, come fa a ritenere che la svolta sia vicina, anzi imminente?

“Perché ormai il tappo sta per saltare. Troppo è stato detto, troppi indizi e riscontri sono emersi. A questo punto è impossibile sospingerli  all’indietro e insabbiare il tutto, come avvenuto in passato. C’è un personaggio, Marco Accetti, che è stato sulla scena dei fatti sicuramente come telefonista, e quindi come grande depistatore, incaricato di alzare la cortina fumogena dello scambio con Ali Agca, e forse anche come adescatore delle ragazze, nei giorni precedenti le scomparse di Emanuela e Mirella. Basta andarsi a leggere il combinato disposto delle audizioni alla Bicamerale e dei verbali acquisiti dai pm Erminio Amelio e Stefano D’Arma per capire che l’intera trama legata al caso Orlandi-Gregori e agli omicidi di Jose’ Garramon e Katy Skerl, ormai è evidenziata da numerose prove che andrebbero portate a un processo. Se la magistratura avrà il coraggio di andare avanti, il caso e’ davvero vicino alla parola fine”. 

In sintesi, cosa potrebbe essere successo?

“Il caso Orlandi è stato una raffinatissima operazione gestita da servizi di intelligence di marca occidentale, con il supporto di altre entità facili da intuire, finalizzata in prima battuta ad allontanare da casa la figlia del messo pontificio per ragioni inconfessabili, che vanno dal ratto a scopo sessuale al ricatto contro il Papa polacco. Tale intrigo si è poi arricchito di un formidabile depistaggio, gestito da Marco Accetti nelle vesti del telefonista detto “l’americano”, il quale fu ingaggiato da mandanti che ancora non conosciamo, e che dal 2013 si è trasformato in un reo confesso, uscito nuovamente allo scoperto a fini di copertura e depistaggio”.

Qualche anno fa lei ha parlato del caso Orlandi a “Porta a Porta”, incontrando lo scetticismo non solo di Bruno Vespa, ma dello stesso fratello di Emanuela, nel momento in cui accennò al ruolo centrale di Marco Accetti. Ora, sembra che i fatti le stiano dando ragione, visto che la Procura sta procedendo con decisione contro di lui…

“Lo scetticismo aggravato anche da forme di autentico dileggio, poco simpatico tra colleghi, e’ stata una costante che ha segnato il mio racconto pubblico sul ruolo di Marco Accetti nella vicenda. La spiegazione in fondo è semplice e un po’ sconfortante se si pensa allo stato del nostro giornalismo: tirando il filo che il reo confesso porge, si arriva infatti a fare luce su accadimenti inconfessabili all’ombra del cupolone, nonché su alleanze opache, tipiche del clima della guerra fredda, tra servizi segreti, massoneria e ambiente della criminalità, con il benestare di frange ecclesiastiche. Il punto è questo: Accetti fa paura perché è incontrollabile e porta a verità scomode. Ma sia chiaro: io, al contrario di Pietro Orlandi, non ho mai generalizzato, parlando di un Vaticano coinvolto nel suo complesso e come tale interamente colpevole. Le responsabilità penali sono individuali e come tali vanno perseguite. Senza però neanche omettere il lavoro di scavo, tanto più se osteggiato, come nel caso Orlandi, da un malinteso senso della ragione di Stato. Il guaio è che in Italia il giornalismo non si dimostra sempre libero come dovrebbe essere dai condizionamenti della politica e dei poteri forti”.

Il rapporto con Accetti, autentica figura centrale ed enigmatica, non deve essere stato facile.

“L’interlocuzione va avanti da ormai quasi 15 anni tra alti e bassi, sulla base di un caposaldo che gli ho sempre ribadito: piena distinzione di ruoli e distanza nelle scelte esistenziali fatte. Un giornalista ha il diritto-dovere di intervistare anche personaggi come lui, con una indubbia valenza criminale, al fine di contribuire all’accertamento della verità e di corrispondere alle attese dei lettori. Su questo, debbo dire, Accetti a parte qualche alzata di testa si è sempre dimostrato corretto”. 

Ultima domanda: perché tanto coinvolgimento su un caso che riporta i semi di tutti i vizi della nostra Repubblica, partendo da quei travagliati anni ‘80?

“La passione si spiega con il fatto che ho vissuto, da quasi coetaneo di Emanuela, l’impatto emotivo enorme di quella scomparsa. Andavo all’università, frequentavo il primo anno di Scienze politiche, quando per la prima volta vidi il suo volto sui famosi manifesti attaccati in tutta Roma. Da quel momento, è stato per me un punto di impegno morale: cercare di contribuire, grazie al mestiere di giornalista che già amavo, nel fare luce sull’intrigo Orlandi e in senso più espansivo su tutte le storie opache che hanno caratterizzato quel terribile periodo storico, legate a trame occulte, terrorismo e inaudite tensioni tra Est e Ovest”.

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