L’Ulivo, cosa resta oggi?

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di Giorgio Merlo

Se ne parla da tempo e molti se lo chiedono. E cioè, cosa resta dell’Ulivo oggi nell’attuale Pd e in quel che resta del centro sinistra? Per la verità, molto poco. E questo non solo perchè la politica è in continua evoluzione – com’è giusto che sia – e gli stessi progetti politici di ieri non possono essere semplicisticamente riproposti oggi.
Ma è indubbio che dopo 20 anni dal suo esordio – le elezioni politiche del 1996 con la leadership di Romano Prodi e l’indovinata “Canzone popolare” di Ivano Fossati – l’Ulivo è ormai pressoché un ricordo nel panorama del centro sinistra.
E questo per 3 motivi sostanziali.

Innanzitutto è scomparso il centro sinistra. O meglio, l’alleanza tradizionale di centro sinistra. La svolta centrista impressa dalla segreteria Renzi al Pd ha provocato il superamento – o la rottura – del centro sinistra che abbiamo conosciuto per molti anni. E l’esaltazione della “vocazione maggioritaria” del Pd, con l’aggiunta dell’alleanza con segmenti dell’ex centro destra come Alfano, Verdini, Formigoni, Quagliarello e molti altri esponenti di quel campo politico, ha archiviato definitivamente uno dei pilastri di fondo dell’esperienza ulivista.

In secondo luogo la cultura di governo dell’Ulivo e quella dell’attuale Pd. È indubbio che in entrambi i casi c’è una sincera e forte volontà riformista. La cultura riformista – almeno a parole – del Pd e la voglia di innescare un serio processo di cambiamento nel paese sono rimasti intatti rispetto ad un  tempo. Purchè  siano politiche che restino ancorate ad un serio progetto di riformismo democratico e non condizionate – o, peggio ancora, alleate – con forze e movimenti di centro destra. Perché ciò rappresenterebbe, se dovesse accadere in virtù del premio di maggioranza al partito previsto dalla futura legge elettorale, uno snaturamento della vocazione riformista del centro sinistra e dello stesso Pd delle origini.

In ultimo, il capitolo delicato del rinnovamento della politica e del ricambio e, soprattutto, della qualità della classe dirigente. È indubbio che su questo versante l’Ulivo ha rappresentato una speranza in  vasti settori della società italiana. E non solo nel campo del centro sinistra. La stessa attesa che ha destato la segreteria Renzi all’inizio del suo mandato. Ora, le notizie legate al malcostume e al malaffare che giungono periodicamente, se non settimanalmente, da varie parti del paese – nelle pubbliche amministrazioni guidate o partecipate dal Pd – confermano che il processo di cambiamento e di rinnovamento, malgrado la volontà di invertire la rotta, resta ancora pericolosamente al palo. Ecco, su questo tema si gioca forse la vera novità lanciata sia dall’Ulivo e sia dalla segreteria Renzi. Una novità, però, che adesso chiede di essere tradotta non solo attraverso gli slogan e la propaganda mediatica ma nei fatti e nei comportamenti concreti.

Insomma, senza cadere nella nostalgia o nel semplice rimpianto, forse proprio oggi è utile ed indispensabile recuperare quello “spirito dell’Ulivo”che è stata la carta decisiva per ridare fiducia alla politica, speranza ai cittadini e credibilità alle istituzioni democratiche. Sarebbe il miglior modo per non affossare definitivamente la stagione dell’Ulivo.

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