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martedì, 23 Luglio 2024

Il Pd attacca Luca Mercalli: “Propaganda No Tav su Rai 3″. Scibona (M5s): “Metodi del Ventennio”

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di Moreno D’Angelo

«Chiediamo al presidente della commissione di Vigilanza e al direttore generale della Rai  se modalità di informazione come quelle viste nel programma televisivo ‘Scala Mercalli’ siano compatibili con quella di una tv pubblica e se questo sia il metodo con il quale nuovo dg intenda improntare la propria direzione delle reti Rai» E’ questo il succo di una interrogazione presentata dai senatori del Pd Stefano Esposito, Camilla Fabbri e Francesco Verducci alla commissione di Vigilanza Rai.

Nel mirino il programma, condotto da Luca Mercalli sabato scorso, in cui  si è parlato della tormentata vicenda della tratta Torino-Lione.  Oltre a stigmatizzare su quanto avvenuto nel programma di Rai 3 i senatori del Pd chiedono se «non si ritenga necessario adottare i provvedimenti opportuni, e di propria competenza, nei confronti del conduttore Luca Mercalli e se sia prevista una puntata ‘riparatrice’ nella quale invitare soggetti a favore della linea Torino-Lione».

Per il senatore Esposito, di cui è nota la polemica con il fronte No Tav: «La trasmissione di sabato scorso è stata solo propaganda pro No Tav su una rete pubblica e questa è una cosa incredibile». Esposito prende poi di mira direttamente Luca Mercalli: «da dieci anni fa parte del movimento No Tav. Ognuno può avere le opinioni che ritiene, ma la Rai con i soldi dei contribuenti non può pagare un conduttore che fa una trasmissione a senso unico su un tema così delicato».E aggiunge:  «Serve il confronto, altrimenti smettiamola di parlare di televisione pubblica. Abbiamo la par condicio per le elezioni, perché non possiamo avere la par condicio su tematiche di questa rilevanza?»

In difesa di Mercalli il senatore pentastellato Marco Scibona e la consigliera regionale Francesca Frediani non hanno usato mezze parole: «gli esponenti ‘democratici’, senatore Esposito in testa, hanno usato parole e richieste che ricordano il ventennio fascista»,

spiegando come  nella trasmissione ci siano stati appena venti minuti, in seconda serata su Rai3, di informazione libera e corretta sul tema TAV grazie al meteorologo Luca Mercalli.

Scibona e Frediani hanno stigmatizzato anche sul modo con cui: «un programma inizialmente previsto in prima serata e slittato più tardi, per motivi ancora non chiari, ma temiamo che dietro vi siano logiche prettamente politiche». I due esponenti M5s  hanno concluso con  un pesante commento sul rapporto Rai – No Tav: «Che la televisione di Stato non riporti fedelmente quanto sostiene il Partito Democratico  dovrebbe essere un fatto normale in un paese in cui è garantita la pluralità d’informazione e in cui anche i No TAV pagano il canone. Un’ulteriore puntata in cui si riportano entrambe le posizioni, sarebbe una proposta legittima. Infatti  non possiamo dimenticare che fino ad oggi l’informazione nazionale si è sempre limitata a trattare il Tav come un problema di ordine pubblico, senza entrare nel merito della questione. Altrimenti sarebbero state evidenti da tempo al grande pubblico italiano le ragioni del NO all’alta velocità in Valsusa».

Per Osvaldo Napoli  la puntata di Scala Mercalli è stata « un’offesa all’intelligenza degli ascoltatori, un oltraggio agli utenti del servizio pubblico e un insulto alla libertà di informazione».

L’esponente di Forza Italia, nella veste di vicepresidente dell’Osservatorio sulla Tav ha puntato il dito contro il conduttore Luca Mercalli definendolo un militante radicale dei No-Tav:  «fin qui niente di strano o di sbagliato. Chi gli ha affidato la conduzione del programma doveva conoscere bene tanto le idee quanto i pregiudizi che animano Luca Mercalli. Buon senso avrebbe voluto- ha spiegato Napoli –  che il conduttore si astenesse da un palese conflitto di interessi qual è stato il matrimonio fra le sue idee e l’uso di un servizio pubblico per divulgarle, senza contraddittorio, a beneficio di alcuni milioni di italiani». Anche il lampadato leader di quello che resta di Forza Italia si affianca alla richiesta degli esponenti del Pd per una nuova puntata riparatrice e ha aggiunto: «Se un servizio pubblico non sa garantire un’informazione minimamente completa vuol dire che quel servizio non ha ragione d’essere e perde la sua qualifica di ‘pubblico’. Mi attendo parole di chiarezza dal direttore generale della Rai al quale ricordo che pagano il canone anche gli utenti favorevoli alla Tav».  Insomma tutti a citare gli italiani Tav e No Tav che pagano quel canone che ha un tasso di evasione tra i più alti d’Europa.  Di certo la polemica potrebbe forse animare una trasmissione certamente valida che non pare avere al momento grandi ascolti. I dati  del programma contestato  parlano di 445.000 spettatori con uno share del 3,8%.

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