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giovedì, 30 Maggio 2024

Guerra all’Isis, Kobané resiste con l’aiuto degli Usa

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Kobané resiste contro l’unico nemico, l’Isis. Ormai è da quasi tre mesi che i curdi siriani lottano per difendere i propri territori dagli integralisti islamici. L’ultimo grande scontro aveva avuto luogo martedì 9 dicembre, quando l’Ypg (Unità di difesa del popolo) aveva attaccato un bastione dell’Isis a sud di Kobane (Souq al Hal), causando la morte di sei mercenari dello Stato islamico. Questa mattina l’Isis ha sferzato a sua volta una grande offensiva, effettuando ventidue bombardamenti nell’area di Kobané mentre  l’Ypg, imbattendosi in un veicolo dell’Isis tra Saftak e Sosan, ad ovest della città, uccideva tre combattenti nemici. Gli scontri tra forze curde e Isis proseguono anche nella città di al Hasaka, dove le due fazioni si bombardano reciprocamente nella campagna occidentale di Ras al Eln.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani non parla di perdite curde, né umane né territoriali. Sembrerebbe infatti che l’etnia sia in vantaggio; un alto comandante dell’Ypg, Jamil Marzuka, aveva preannunciato a fine novembre che l’esercito avrebbe presto messo in atto nuove tattiche belliche per liberare la città. Un combattente curdo dell’Unità di difesa ha raccontato che i miliziani dell’Isis sono annidati tra le macerie che versano nelle strade della città fantasma. In molti edifici sono piazzate trappole esplosive e i curdi devono essere cauti nel muoversi. «Sono sparsi in modo tale da darci l’impressione di essere in molti, in realtà non è così». In effetti, in tre mesi di guerra, grazie al notevole aiuto della Coalizione capeggiata dagli Usa che ha eseguito più di 270 attacchi aerei contro le postazioni Isis, si contano quasi 1000 estremisti uccisi. Stando alle stime i curdi hanno ragione quando affermano che sentono la vittoria vicina; pochi giorni fa l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha comunicato che dal 16 settembre al 6 dicembre, nella guerra del Kurdistan siriano contro lo Stato islamico, sono morte in totale 1381 persone. In confronto ai mille dell’Isis (di cui 23 fattisi esplodere come kamikaze) si contano 431 soldati dell’Ypg (incluse una comandante e tre donne decapitate). La stima include anche 27 civili di cui diciassette uccisi sotto esecuzione del gruppo integralista.
Maggiori sono le perdite dei curdi iracheni, attaccati dai fondamentalisti tre mesi prima rispetto a Kobane. Mercoledì scorso il Ministro curdo iracheno ha dichiarato di aver perso 727 soldati dall’inizio del conflitto. I peshmerga hanno aggiunto che in sei mesi (dal 9 giugno, quando l’ISIS lanciò un’offensiva devastante in Iraq) sono 3564 i dispersi. Tra i morti e i feriti vi sono ufficiali, peshmerga veterani, membri dell’Asaysh (agenzia di intelligenza curda) e della polizia.
Kobane resiste, sì, e probabilmente è molto vicina alla vittoria. Si ricordi, però, che tale resistenza e la probabile futura vittoria sono contro un solo nemico, cosa non da poco se invece si guarda all’opposizione siriana moderata. Inoltre c’è da dire un’altra cosa non irrilevante: la resistenza di Kobane ha alle spalle l’aiuto della più grande potenza mondiale, l’America. Resistere non sarà facile ma sicuramente chi resiste in queste condizioni sta meglio di chi resiste senza spalle coperte.
 

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