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giovedì, 9 Aprile 2020

Dimissioni Di Maio, Sganga: “Via la cravatta e rimbocchiamoci le maniche”. Versaci: “Non ci sono più scuse per nessuno”

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Valentina Sganga e Fabio Versaci, rispettivamente capogruppo del Movimento Cinque Stelle in consiglio comunale di Torino e ex presidente del consiglio, commentano le dimissioni dalla guida dei pentastellati da parte di Luigi Di Maio. Entrambi si dicono dispiaciuti, entrambi d’accordo sul fatto che all’interno dei grillini ci sia stato una sorta di caccia alle streghe e che Di Maio spesso e volentieri è stato il capro espiatorio per molti attivisti.

Per Sganga «le dimissioni di Luigi Di Maio hanno su tutto il Movimento un forte impatto politico ed emotivo».

Continua: «E prima di ogni cosa voglio dirgli grazie: a prescindere dall’analisi sui meriti e demeriti, personali e politici, nessuno può negare che grazie soprattutto alle sue scelte, anche quelle che spesso ci hanno fatto soffrire e quelle che proprio non abbiamo condiviso, in questo Paese c’è una misura come il reddito di cittadinanza che permette 3 milioni di persone di mettere ogni giorno un piatto a tavola. Senza il suo straordinario impegno non saremmo andati al governo e non avremmo approvato un provvedimento che ha abbattuto la povertà assoluta del 60 per cento».

«Personalmente non ho mai creduto alla ricerca interna del colpevole perché ho sempre concepito il M5S come una struttura unica e capace, al contempo, sia di rispettare le scelte di chi ha responsabilità di governo sia di criticarle, anche aspramente, quando necessario. È una concezione condivisa da molti, ma probabilmente non da tutti. Ragione per cui si sono alimentate divisioni più sulle persone che sui temi sui quali dovremmo essere chiamati quotidianamente a confrontarci».

«Permettetemi di essere molto netta: di discussioni su capi, vicecapi e direttori vari non se ne può più».

«Ho apprezzato l’indicazione del discorso di Luigi di non ripartire dal “chi” ma dal “cosa”: cosa vogliamo essere, cosa vogliamo proporre per il futuro del Paese e come ridare dignità ad uno Stato saccheggiato da ladroni di ogni foggia. Servono di nuovo battaglie che ci uniscano in un orizzonte valoriale comune e gli Stati Generali sono per questo un appuntamento che aspetto da tempo. Togliamoci tutti la cravatta e rimbocchiamoci le maniche: in bocca al lupo a tutti noi e, ancora, grazie Luigi!», conclude Sganga.

«Sono molto dispiaciuto – dice Versaci – per la scelta di Luigi Di Maio perché, analizzando il lavoro svolto da capo politico, non posso che essere soddisfatto di questi anni di faticosa reggenza del nostro Movimento.

Prosegue: «Luigi per me resterà colui che, dopo averci portati al governo del Paese, è riuscito a far approvare uno dei nostri storici cavalli di battaglia: il reddito di cittadinanza. Cito solo questo perché per me, non solo è il più importante, ma è indiscutibilmente una misura che fa la differenza nella quotidianità di milioni di persone in difficoltà.

«Ora che Luigi si è dimesso non ci sono più scuse per nessuno. Mi auguro che gli Stati Generali che si terranno il prossimo marzo siano un punto di ripartenza ma più di tutto spero che finalmente nel Movimento si impari a rispettare le scelte che vengono, sì discusse e condivise, ma poi prese a maggioranza. Voglio ricordare a tutti che le scelte più difficili Di Maio le ha sempre messe al vaglio degli iscritti e, ogni volta che abbiamo votato, subito dopo qualcuno si lamentava».

«Dare la colpa agli altri è sempre stato un buono metodo per non mettersi mai in gioco e non prendersi mai nessuna responsabilità. Ora che la responsabilità non sta più solo ad una persona è il momento di crescere tutti un po’. Chiudo ringraziando Luigi per il suo lavoro e per la capacità di sopportazione dimostrata nei confronti dei tanti che in questi anni l’hanno pugnalato allo spalle. È bello parlare dei problema ma è un po più difficile risolverli. Questa una sua frase che credo userò spesso. Ci vediamo a Marzo», promette Versaci.

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