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giovedì, 23 Maggio 2024

#Breakthesilence, è l’ora di reagire alle molestie

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

“Che bei culi! Mi sc*po la bionda”. L’ennesimo commento non richiesto, per strada, da parte di sconosciuti. Ma le ragazze si ribellano.
È così che nasce #BreakTheSilence, la campagna lanciata sui social da Mariachiara Cataldo e Francesca Penotti, studentesse di Economia e Management a Torino, Francesca Sapey e Giulia Chinigò. Dopo aver deciso di raccontare la spiacevole esperienza e aver ricevuto centinaia di messaggi contenenti storie simili, hanno lanciato un invito a denunciare, in maniera anonima o meno, le violenze subite.

La campagna, in men che non si dica, diventa virale raggiungendo proporzioni insperate e facendo trapelare tutto il maschilismo, l’oggettivazione e la discriminazione che, purtroppo, è ancora insita nella nostra società.

“L’altra sera, dopo tre mesi di lockdown – spiega Mariachiara – decido di uscire per la prima volta di nuovo in centro a Torino con le mie amiche. Mentre passeggiavamo tranquille per Piazza Solferino, un gruppo di una decina di ragazzi ci urla “’che bei culi! Mi sc*po la bionda’”. Questa la scintilla che ha portato le giovani a decidere di rompere, una volta per tutte, il muro del silenzio.

La pagina Instagram #BreakTheSilence ha così iniziato a raccogliere una sequela di testimonianze e commenti che varca i confini della città e arriva a coinvolgere tutta Italia: un triste patrimonio condiviso di occhiate fastidiose, fischi, battute volgari, allusioni, che a volte culminano in veri e propri atti di violenza. Un’esigenza sopita, visto il grande successo “evidentemente – sottolinea Mariachiara – la possibilità di rendere pubbliche le proprie storie, mantenendo l’anonimato, permette alle donne di non sentirsi sole e, in alcuni casi, dà il coraggio necessario per denunciare”.

Ad aderire all’iniziativa, nonostante la precocità, alcune figure professionali del settore come la docente di Sociologia dei processi culturali presso l’Università degli Studi di Torino, Paola Maria Torrioni, che proprio un anno fa ideò il primo sportello anti-violenza all’interno di un ateneo italiano. Sono tanti anche gli avvocati e centri anti-violenza che hanno deciso di unirsi a sostegno del progetto. Grande interesse anche da parte delle istituzioni, la sindaca Chiara Appendino, ha infatti contattato le ragazze per esprimere la sua vicinanza e solidarietà.
“Per il futuro – raccontano le ragazze – abbiamo pensato di raccogliere le testimonianze in un libro in modo da far arrivare il nostro messaggio a più persone possibile, anche a chi non è presente sui social”.
Infine, hanno poi aggiunto: “C’è bisogno di una battaglia culturale nelle case e nelle scuole che spieghi ai bambini il rispetto, senza imporlo. La nostra non è una campagna a “sesso unico”, chiediamo rispetto a prescindere dal genere. È necessario ed indispensabile insegnare alle nuove generazioni il rispetto con il rispetto”.

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