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venerdì, 3 Luglio 2020

Arrestati i dirigenti tedeschi della Thyssen. Boccuzzi: “Dopo anni arriva un minimo di giustizia”

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

L’amministratore delegato della Thyssen Harald Espenhahn e il consigliere del gruppo Gerald Priegnitz sarebbero stati arrestati in Germania per il rogo, in cui morirono sette operai, scoppiato nella notte tra il 5 e 6 dicembre del 2007, nello stabilimento di Torino.

La notizia dell’arresto due dirigenti arriva dall’agenzia Onvista in cui si dice che «il tribunale distrettuale di Essen ha dichiarato ammissibile l’esecuzione delle sentenze emesse in Italia, come riferito nei giorni scorsi da un portavoce della Corte».

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Espenhahn e Priegnitz sono stati condannati in Cassazione, in Italia, a 9 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi, per omicidio colposo, ma in Germania, dove avevano scelto di scontare la pena, ne faranno solo 5, il massimo in questo Paese per il reati contestati ai due.

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L’arresto arriva dopo la polemica sollevata dalla trasmissione Le Iene: infatti, nonostante la sentenza definitiva, per tre anni Espenhahn e Priegnitz sono rimasti a piede libero.

I familiari delle vittime e Marco Boccuzzi, l’unico sopravvissuto alla tragedia avevano più volte manifestato la loro indignazione e rabbia. In Italia intanto in carcere erano finiti i quattro responsabili dell’acciaierie nel nostro Paese: il direttore Marco Pucci, condannato a sei anni e dieci mesi, Daniele Moroni del comitato esecutivo, condannato a sette anni e sei mesi, l’ex direttore dello stabilimento di corso Regina Margherita Raffaele Salerno, condannato a otto anni e sei mesi, e il responsabile della sicurezza, Cosimo Cafueri, condannato a sei anni e otto mesi. Marco Pucci in realtà è uscito dal carcere di Terni, dove era detenuto dal 2016 perché ha ottenuto l’affidamento ai servizi sociali.

Raffaele Guariniello, l’ex pubblico ministero durante il processo Thyssen ha commentato così la notizia: «L’importante è che i dirigenti tedeschi scontino le pene, come avvenuto per i manager italiani. Sono passati tanti anni dalla tragedia, ma questo e’ un giorno importante perché giustizia è stata fatta».

«Le notizie trapelate dal servizio delle iene ci hanno fatto temere che l’epilogo del nostro processo potesse essere l’archiviazione – dice Antonio BoccuzziUn epilogo ingiusto ed irrispettoso anche per il nostro Paese in cui i due manager tedeschi hanno lavorato e come evidenziato nel processo cagionato la morte di sette uomini».

«Nessuno ha vinto ma almeno dopo tanti anni finalmente si compie quel percorso che abbiamo fatto con grande dolore e sofferenza e si arriva ad un minimo di giustizia in cui abbiamo sempre creduto», conclude Boccuzzi.

Dopo il servizio de Le Iene il ministero della Giustizia italiano aveva scritto alla Procura di Essen per avere informazioni sulla richiesta di archiviazione da parte dei due manager tedeschi.

«Si chiede di voler comunicare a questo ministero eventuali aggiornamenti in merito al procedimento per il riconoscimento ed esecuzione della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino nei confronti dei cittadini tedeschi Gerald Priegnitz e Harald Espenhahn», ha scritto il ministero di Alfonso Bonafede alla Procura di Essen, aggiungendo: «Chiediamo conferma per cui i difensori di Priegnitz e Espenhahn avrebbero depositato memorie in cui verrebbe chiesta l’archiviazione del caso sulla base dell’esistenza di presunte “cause ostative” al riconoscimento della sentenza in Germania». Pochi giorni dopo la missiva per i due manager sono scattate, seppur in maniera molto tardiva, le manette.

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