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	<title>Attualità Archivi - Nuova Società</title>
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	<description>Cronaca, Politica, Economia, Cultura, Torino, Piemonte.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 02 Nov 2026 11:03:57 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Attualità Archivi - Nuova Società</title>
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		<title>Arredo urbano e riqualificazione degli spazi pubblici nel rapporto tra estetica e uso quotidiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Zanotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 14:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché una piazza appena riqualificata, bella nelle foto d&#8217;inaugurazione, si svuota dopo pochi mesi? Spesso la causa non sta nel progetto architettonico ma nei dettagli d&#8217;uso quotidiano: panchine scomode, fioriere mal posizionate, arredi che si degradano in fretta. Questo articolo guarda alla riqualificazione degli spazi pubblici dal punto di vista di chi li vive e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Perché una piazza appena riqualificata, bella nelle foto d&#8217;inaugurazione, si svuota dopo pochi mesi? Spesso la causa non sta nel progetto architettonico ma nei dettagli d&#8217;uso quotidiano: panchine scomode, fioriere mal posizionate, arredi che si degradano in fretta. Questo articolo guarda alla riqualificazione degli spazi pubblici dal punto di vista di chi li vive e li gestisce ogni giorno — tecnici comunali, progettisti, cittadini dei comitati di quartiere — spostando il focus dall&#8217;estetica di catalogo a criteri verificabili: durata, manutenzione, accessibilità, resistenza al vandalismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando l&#8217;estetica non basta: la riqualificazione si misura nell&#8217;uso quotidiano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una differenza netta tra uno spazio bello e uno spazio usato. Il primo si giudica a colpo d&#8217;occhio, il secondo si misura nel tempo: chi ci si siede, chi ci sosta con il passeggino, chi lo attraversa di corsa per prendere il tram. L&#8217;arredo urbano, in questo senso, non è un complemento decorativo da aggiungere a fine lavori. È infrastruttura di prossimità, al pari di un marciapiede o di un attraversamento pedonale: se non funziona, lo spazio pubblico smette di funzionare con esso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui entra in gioco un aspetto spesso trascurato nelle discussioni sul tema, più concentrate su rendering e materiali estetici che su prestazioni reali: il ruolo della produzione. Uno stesso disegno di panchina può comportarsi in modo molto diverso a seconda della qualità dei materiali, delle finiture e delle scelte costruttive adottate in fabbrica — dettagli che non si notano in un rendering, ma che decidono se quell&#8217;arredo reggerà diverse stagioni d&#8217;uso intenso o andrà sostituito dopo poco tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza, più che nel disegno, si gioca spesso nella producibilità e nella manutenibilità del singolo elemento. In città con centri storici stratificati e sottoservizi complessi da rispettare, come può capitare a Torino e nel resto dell&#8217;area metropolitana, una produzione vicina al territorio riesce in genere ad adattare più agevolmente i dettagli costruttivi a vincoli reali di cantiere: marciapiedi con pendenze irregolari, sottoservizi da aggirare, spazi più stretti del previsto. Tra le realtà che si occupano di <a href="https://ll53.it/arredo-urbano/"><u><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">produzione di arredo urbano a Torino per spazi pubblici e aree verdi</mark></strong></u></a>, questo margine tra progetto disegnato e oggetto realizzato è il terreno su cui si gioca davvero la riuscita di un intervento di riqualificazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il criterio che spesso manca: progettare l&#8217;arredo come un sistema</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Capita ancora oggi di vedere piazze dove panchine, fioriere, transenne e rastrelliere sembrano arrivati da cataloghi diversi, scelti uno alla volta senza una logica comune. Il risultato è uno spazio disordinato, anche quando i singoli elementi sono di qualità. Progettare l&#8217;arredo urbano come sistema significa pensare a una coerenza di linguaggio tra i vari componenti, in modo che lo spazio resti leggibile anche quando è affollato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conta anche la posizione. Una transenna nel punto sbagliato può trasformarsi in un ostacolo per chi spinge una carrozzina; una fila di fioriere troppo ravvicinate può restringere un marciapiede già stretto. La buona prassi, poco raccontata ma fondamentale, è ragionare per flussi: dove le persone camminano davvero, dove si fermano, dove parcheggiano le biciclette. L&#8217;arredo va cucito su questi percorsi, non sovrapposto a prescindere da essi, e va coordinato con illuminazione, segnaletica e verde esistente: un arredo isolato, per quanto curato nel design, rischia di restare un elemento estraneo al contesto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Durabilità e manutenzione: la vera sostenibilità dell&#8217;arredo urbano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un arredo urbano che dura nel tempo è, prima di tutto, un arredo pensato per essere riparato, non sostituito. La moda estetica passa, i componenti si usurano: conta molto di più la possibilità di intervenire su una singola parte — una seduta, un pannello, un fissaggio — senza dover rifare l&#8217;intera struttura. Un approccio modulare, quando è previsto fin dalla progettazione, può facilitare la gestione nel tempo e limitare il senso di trascuratezza che un arredo danneggiato comunica a chi frequenta lo spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella pratica, categorie come panchine, fioriere, salvapianta, tavoli e transenne rispondono a logiche di usura molto diverse tra loro, ed è difficile stabilire regole valide in assoluto senza conoscere il contesto specifico: l&#8217;esposizione al sole, il passaggio pedonale, la presenza di eventi che concentrano l&#8217;uso in certi periodi dell&#8217;anno. Per questo, più che inseguire un materiale o una finitura presentata come risolutiva, può essere utile tradurre l&#8217;esigenza di durata in requisiti verificabili da chiedere in fase di capitolato o di confronto con il fornitore:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>disponibilità di ricambi per i componenti principali, con tempi indicativi di fornitura;</li>



<li>possibilità di sostituire singole parti — doghe, fissaggi, pannelli — senza smontare l&#8217;intera struttura;</li>



<li>ispezionabilità degli ancoraggi a terra da parte di un tecnico, senza interventi distruttivi;</li>



<li>documentazione utile a dimostrare la conformità ai Criteri Ambientali Minimi, dove richiesta dal bando;</li>



<li>compatibilità dell&#8217;ingombro e del posizionamento con il percorso accessibile previsto dal progetto;</li>



<li>indicazioni sulla frequenza di manutenzione ordinaria suggerita dal produttore;</li>



<li>modularità del sistema, per poter integrare nuovi elementi senza sostituire quelli esistenti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sono criteri pratici, non misure dimensionali prescritte da una norma: servono più che altro a spostare la valutazione dal catalogo all&#8217;uso effettivo che quell&#8217;arredo avrà nello spazio pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anti-vandalismo e sicurezza: domande da porsi prima di scegliere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema del vandalismo sull&#8217;arredo urbano viene spesso affrontato parlando di soluzioni miracolose, superfici che non si rovinano mai, vernici indistruttibili. Nella pratica, nessun materiale è davvero a prova di tutto: la differenza, più che nella promessa commerciale, sta nella facilità con cui un danno può essere limitato e poi riparato. Prima di scegliere un arredo per uno spazio esposto, ha senso verificare alcuni aspetti concreti: quanto è facile ripristinare una superficie danneggiata senza sostituire l&#8217;intero elemento? I fissaggi a terra sono stabili ma comunque ispezionabili da un tecnico comunale, in caso di controllo o manutenzione? La struttura resiste a urti ripetuti senza compromettere la sicurezza di chi la usa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono domande che riguardano anche la sicurezza d&#8217;uso in senso più ampio, non solo la resistenza agli atti vandalici: un arredo stabile, senza parti che si muovono o si allentano nel tempo, riduce il rischio di infortuni tanto quanto limita la possibilità che venga danneggiato con facilità. In fase di valutazione di un progetto, chiedere conto di questi aspetti al produttore, più che fidarsi del solo rendering, è spesso il modo più utile per evitare sorprese dopo la posa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accessibilità: l&#8217;arredo che fa restare, non solo passare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno spazio pubblico davvero inclusivo non si limita a essere attraversabile: deve permettere di restare, sedersi, riposare, osservare. Pensiamo a una persona anziana che si alza da una panchina troppo bassa o senza braccioli, o a chi spinge un passeggino lungo un marciapiede dove fioriere e transenne sono state posizionate senza una logica condivisa: in questi casi il diritto a uno spazio accessibile resta spesso solo teorico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro normativo italiano offre strumenti precisi per orientare queste scelte, anche se nato in origine per gli edifici. Le norme distinguono tre concetti che vengono spesso confusi tra loro: l&#8217;accessibilità, intesa come possibilità di raggiungere e fruire di uno spazio in autonomia e sicurezza anche per chi ha una ridotta capacità motoria o sensoriale; la visitabilità, che riguarda l&#8217;accesso agli spazi di relazione; l&#8217;adattabilità, ovvero la possibilità di modificare nel tempo uno spazio, a costi contenuti, per renderlo pienamente fruibile. Le stesse disposizioni si applicano anche agli spazi esterni di pertinenza degli edifici indicati, non solo agli ambienti interni, e definiscono le barriere architettoniche non soltanto come ostacoli fisici ma anche come assenza di segnalazioni adeguate per l&#8217;orientamento di persone non vedenti, ipovedenti o sorde: un criterio che, nella sostanza, vale anche per un parco o una piazza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli spazi pubblici in senso stretto esiste poi una normativa dedicata, che impone ai progetti di opere di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale di garantire almeno un percorso accessibile, capace di assicurare relazioni sociali e fruizione ambientale anche a chi ha mobilità ridotta. Da questo principio discendono, come implicazioni progettuali più che come misure prescritte nel dettaglio dalla norma, alcune attenzioni di buon senso: sedute pensate per agevolare chi si alza con più fatica, spazio sufficiente di manovra accanto a panchine e tavoli, fioriere e transenne collocate senza restringere il percorso accessibile, rastrelliere per biciclette che non invadano il marciapiede.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verde urbano e arredo: un patto di convivenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fioriere e salvapianta non sono più semplici contenitori. Le fioriere si sono evolute in elementi multifunzionali che migliorano l&#8217;estetica e la funzionalità degli spazi pubblici, offrendo al tempo stesso benefici ambientali e servizi aggiuntivi; i salvapianta, da semplici griglie protettive per le radici degli alberi, si sono trasformati in elementi di design che possono integrare funzioni come illuminazione, sedute o sistemi di irrigazione. È un&#8217;evoluzione che risponde a un&#8217;esigenza pratica oltre che estetica: rendere compatibile la presenza del verde con l&#8217;uso quotidiano dello spazio da parte delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il comfort climatico dipende da scelte di arredo, pur restando un aspetto difficile da standardizzare: una seduta esposta tutto il giorno al sole, senza alcuna ombra naturale nelle vicinanze, tende a essere utilizzata molto meno nelle stagioni calde rispetto a una collocata vicino ad alberature esistenti. La gestione quotidiana del verde, infine, va facilitata dall&#8217;arredo stesso, lasciando spazi liberi sufficienti per il passaggio di chi si occupa di manutenzione e cura delle aiuole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Criteri Ambientali Minimi: la cornice che la pubblica amministrazione non può ignorare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;obbligo di applicare i Criteri Ambientali Minimi (CAM) nelle gare pubbliche, oltre a gusto estetico e budget disponibile entrano in gioco requisiti ambientali verificabili, che un ente non può più trattare come un dettaglio accessorio del capitolato. I CAM per l&#8217;arredo urbano sono stati adottati una prima volta con il DM 5 febbraio 2015 e poi aggiornati con il DM 7 febbraio 2023, in vigore dal 20 luglio dello stesso anno: fissano requisiti ambientali per l&#8217;acquisto di articoli di arredo urbano che riguardano categorie come panchine, tavoli e sedute, giochi e strutture ludiche, fioriere, rastrelliere, transenne e staccionate, pensiline e bacheche, segnaletica per parchi e aree verdi e pavimentazioni antitrauma. Restano esclusi i contenitori per la raccolta dei rifiuti, disciplinati da CAM dedicati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un ufficio tecnico comunale questo significa che un capitolato di gara deve poter dimostrare la conformità ai CAM, anche tramite certificazioni o rapporti di prova equivalenti, come previsto dal Codice dei contratti pubblici. Non è un dettaglio burocratico: è la prova che l&#8217;arredo urbano è diventato un ambito dove requisiti ambientali e qualità d&#8217;uso devono procedere insieme, non in alternativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Domande frequenti su arredo urbano, normativa e manutenzione</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Quali elementi rientrano nell&#8217;arredo urbano per spazi pubblici e aree verdi?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Rientrano nell&#8217;arredo urbano panchine, fioriere, salvapianta, tavoli, transenne, rastrelliere e, sempre più spesso, soluzioni di arredo smart pensate per integrare tecnologie e servizi digitali. Alcuni produttori attivi nel settore propongono cataloghi organizzati proprio su queste categorie, incluse panchine, fioriere, salvapianta, tavoli, transenne e arredo smart. Il risultato di un intervento, in ogni caso, dipende più dalla coerenza con cui questi elementi vengono combinati nello spazio che dal numero di categorie scelte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Che cosa si intende per arredo urbano smart?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;arredo urbano smart è un arredo che integra tecnologie avanzate per offrire servizi innovativi ai cittadini, trasformando lo spazio pubblico in un ambiente più interattivo e funzionale rispetto a un arredo tradizionale. Le applicazioni concrete variano da progetto a progetto, secondo le esigenze della specifica amministrazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Che differenza c&#8217;è tra accessibilità, visitabilità e adattabilità secondo il D.M. 236/89?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per il D.M. 236/89 l&#8217;accessibilità è la possibilità, anche per chi ha una ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l&#8217;edificio o lo spazio, entrarvi agevolmente e fruirne in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia. La visitabilità riguarda la possibilità di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico. L&#8217;adattabilità, infine, è la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito, a costi limitati, per renderlo fruibile anche da persone con ridotta capacità motoria o sensoriale. Sono tre livelli distinti di un unico obiettivo: rendere uno spazio davvero utilizzabile da chiunque.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le norme sull&#8217;eliminazione delle barriere architettoniche riguardano anche gli spazi esterni?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sì: il D.M. 236/89 si applica anche agli spazi esterni di pertinenza degli edifici indicati, oltre che alle nuove costruzioni e alle ristrutturazioni. Per gli spazi pubblici a prevalente fruizione pedonale, inoltre, il D.P.R. 503/1996 impone ai progetti di garantire almeno un percorso accessibile, utile a consentire relazioni sociali e fruizione ambientale anche a chi ha mobilità ridotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Checklist finale: dieci domande prima di posare un nuovo arredo urbano</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Chi effettuerà la manutenzione e con quale frequenza?</li>



<li>Come reagisce il materiale a urti, fuoco e agenti atmosferici?</li>



<li>È comodo per anziani, bambini e persone con disabilità?</li>



<li>Si pulisce facilmente, senza accumulare sporco o acqua stagnante?</li>



<li>Riduce o aumenta il disordine, come sosta selvaggia o rifiuti abbandonati?</li>



<li>Dialoga con pavimentazione, illuminazione e verde esistente?</li>



<li>Può essere spostato o integrato senza rifare l&#8217;intero intervento?</li>



<li>Elimina spigoli vivi, inciampi e punti critici per la sicurezza?</li>



<li>È riconoscibile senza risultare invasivo nello spazio pubblico?</li>



<li>Esistono componenti sostituibili e tempi certi per i ricambi?</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Rispondere con onestà a queste domande, prima ancora di scegliere un catalogo, è spesso il modo più efficace per capire se un progetto di riqualificazione reggerà davvero all&#8217;uso quotidiano o resterà bello solo il giorno dell&#8217;inaugurazione.</p>
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		<title>Un quadro di Allende fa ancora paura alla nuova destra che preferisce le gigantografie del tycoon</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/un-quadro-di-allende-fa-ancora-paura-alla-nuova-destra-che-preferisce-le-gigantografie-del-tycoon/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 07:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Via il quadro di Allende, al suo posto una gigantografia di Donald Trump. Tantissimi ricordano il Cile di Salvador Allende che, con il casco in testa, resisteva fino alla morte al golpe di Pinochet, quell’11 settembre 1973, che diede corso a una dittatura che durò fino al 1990. &#160;&#160;&#160; Un mito per più generazioni che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Via il quadro di Allende, al suo posto una gigantografia di Donald Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tantissimi ricordano il Cile di Salvador Allende che, con il casco in testa, resisteva fino alla morte al golpe di Pinochet, quell’11 settembre 1973, che diede corso a una dittatura che durò fino al 1990. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un mito per più generazioni che non piaceva a Mosca, in quanto artefice di libertà, democrazia e dialogo tra socialismo e cristianesimo, senza sottostare al potere delle multinazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi le cose sono molto cambiate, ma ha fatto notizia che il ritratto di Allende sia stato rimosso dalla sede dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA). Il quadro &nbsp;era stato donato nel 2023 dal governo di Gabriel Boric per i 50 anni dal golpe del 2073.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ significativo che questo atto contro la memoria sia opera della destra destra che governa a Santiago, da sempre &nbsp;vicina a&nbsp;<strong>Pinochet&nbsp;</strong>e ai suoi miliari, con l’appoggio degli Stati Uniti di Donald Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno schiaffo all’autodeterminazione dei popoli e alla memoria contro il simbolo e l’artefice di un governo democratico che riscosse vicinanza e mobilitazione in tutto il mondo democratico, a partire da tantissimi giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Un fatto che indigna, e va ben oltre la rimozione di un quadro, come ricorda un comunicato del Partido Socialista de Chile:&nbsp;<em>“Un dipinto è una rappresentazione finita nel tempo e nello spazio, ma l&#8217;ideale politico e democratico è una guida dinamica che continua ad appartenere ai popoli che lottano per la libertà e i diritti umani</em>”, precisando come quel quadro rappresenti un riconoscimento istituzionale a un Presidente eletto democraticamente, rovesciato da un golpe militare che ha dato inizio a una dittatura segnata da gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una svolta violenta e una scia di sangue e repressione che toccò diversi stati dell’America Latina, fermando la democrazia, violando sistematicamente diritti civili e politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la nuova destra, vicina a Trump, il ritratto di Allende è insopportabile e si intende così cancellare un&#8217;icona la cui sola memoria smentisce e disturba la narrazione del presente. Non è solo in Cile che la nuova destra tende a riscrivere la storia a suo modo. Rivisitazioni revisioniste che &nbsp;partono &nbsp;da un nazionalismo e un patriottismo che cancella o reinterpreta in modo &nbsp;strumentale vicende storiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo corso cileno, guidato dal presidente&nbsp;<strong>José Antonio Kast,</strong>&nbsp;in piena concordia con il tycoon, ha preso le distanze da accordi e monitoraggi su diritti umani e trattati ambientali&nbsp; e sociali promossi da agenzie multilaterali (definiti dalla nuova maggioranza come &#8220;agende burocratiche non prioritarie&#8221;), sviluppando piani di sicurezza e patti sull’estrazione di minerali in accordo con Washington.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un quadro molto distante da quella cooperazione internazionale, auspicata dagli ex presidenti Gabriel Boric e Michelle Bachelet, fondamentale per combattere il crimine organizzato come minaccia transnazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cooperazione che non dovrebbe mai subordinare &nbsp;politica estera e sicurezza del Cile agli interessi di una potenza straniera, compromettendo autonomia strategica e sovranità nazionale. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ex presidenti Gabriel hanno espresso il timore che, concetti come quello di &#8220;sovranità continentale&#8221;, possano indebolire i principi del diritto internazionale e dei diritti umani. Questo manifestando forti preoccupazioni, e invitando l’esecutivo a riconsiderare l’adesione all’&nbsp;<strong>&#8220;Escudo de las Américas&#8221;,&nbsp;</strong>promosso da Trump il 7 marzo 2026.<strong>&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella<strong>&nbsp;</strong>coalizione regionale e politica, che, oltre al contrasto del narcotraffico e dell’immigrazione irregolare, ha l’obiettivo di limitare economicamente&nbsp;<strong>l’espansione cinese</strong>&nbsp;nella regione.</p>
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		<title>Perché il prezzo del diesel alla pompa non scende quando cala il petrolio: il percorso dalla raffineria al distributore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa Zagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 08:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Capita a chiunque guidi un’auto a gasolio. Al telegiornale si sente che il prezzo del petrolio è sceso, magari in modo marcato, e qualche giorno dopo ci si ferma al distributore aspettandosi un piccolo sollievo. Il cartello, invece, segna più o meno la stessa cifra della settimana prima, o qualche centesimo in meno, molto meno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Capita a chiunque guidi un’auto a gasolio. Al telegiornale si sente che il prezzo del petrolio è sceso, magari in modo marcato, e qualche giorno dopo ci si ferma al distributore aspettandosi un piccolo sollievo. Il cartello, invece, segna più o meno la stessa cifra della settimana prima, o qualche centesimo in meno, molto meno di quanto ci si aspettasse. La sensazione diffusa è che i rincari arrivino subito e i ribassi si facciano attendere, e il sospetto che qualcuno ci guadagni sopra è altrettanto diffuso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà è più complicata di un sospetto, anche se non sempre più rassicurante. Tra il barile di greggio quotato sui mercati internazionali e il litro di&nbsp;<strong>gasolio alla pompa</strong>&nbsp;ci sono parecchi passaggi, ognuno con un suo costo e una sua tempistica: la raffinazione, le quotazioni dei prodotti finiti, il cambio tra euro e dollaro, le tasse, la logistica, i margini di chi distribuisce. Capirli non abbassa il prezzo, ma aiuta a leggere meglio quello che succede.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Petrolio greggio e gasolio raffinato: due mercati che non si muovono insieme</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo equivoco riguarda proprio il punto di partenza. Il prezzo del&nbsp;<strong>petrolio Brent</strong>, quello che si sente citare più spesso, è il prezzo della materia prima grezza. Nessuno, però, mette greggio nel serbatoio. Il carburante che arriva al distributore è un prodotto raffinato, e ha un mercato suo, con quotazioni proprie che dipendono da domanda e offerta di quel prodotto specifico, non solo dal costo del barile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il diesel il riferimento di buona parte del mercato europeo sono le contrattazioni sul <a href="https://consulente-finanziario.org/gasolio-di-londra-il-combustibile-al-centro-del-dibattito-internazionale/"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">gasolio di Londra</mark></strong></a>, insieme alle quotazioni rilevate per il Mediterraneo, che stabiliscono quanto costa una tonnellata di prodotto pronto all’uso. La differenza tra il prezzo del greggio e quello del gasolio raffinato, che gli operatori chiamano <strong>margine di raffinazione</strong> o crack spread, può allargarsi e restringersi anche di molto. Se in un certo periodo le raffinerie producono meno, per manutenzioni, incidenti o semplici scelte industriali, oppure se la domanda di diesel cresce più di quella degli altri derivati, il gasolio può restare caro anche quando il petrolio scende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa, poi, ha una situazione particolare. Il continente consuma molto diesel, per i camion, per i mezzi agricoli, per una parte ancora consistente del parco auto, e non ne produce abbastanza per coprire il proprio fabbisogno. Una quota arriva dall’estero. Quando le forniture si complicano, come è accaduto dopo l’embargo europeo sui prodotti petroliferi russi, il prezzo del gasolio reagisce in modo più forte e più duraturo di quello del greggio. È una delle ragioni per cui, in certi periodi, il diesel è arrivato a costare più della benzina, rovesciando un rapporto che gli automobilisti italiani consideravano quasi una legge naturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accise e IVA: quanto pesano le tasse sul prezzo del diesel</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo elemento spiega da solo buona parte del fenomeno. In Italia una quota molto rilevante del prezzo finale, spesso oltre la metà, è costituita da imposte. Le&nbsp;<strong>accise sui carburanti</strong>&nbsp;sono un importo fisso per litro, che non cambia al variare del prezzo del petrolio. Sopra il prezzo industriale e sopra le accise si applica poi l’<strong>IVA al 22%</strong>, con il risultato che si paga un’imposta anche sull’imposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’effetto pratico è che le variazioni del prezzo industriale vengono diluite. Se il costo del prodotto scende di dieci centesimi al litro, il prezzo alla pompa cala di dieci centesimi più l’IVA corrispondente, ma in proporzione al totale la riduzione appare modesta, perché la parte fissa resta lì. Lo stesso accade al rialzo, naturalmente, solo che i rincari tendono a essere ricordati con più precisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è anche una componente politica. Negli ultimi tempi è stato avviato un percorso di&nbsp;<strong>riallineamento delle accise</strong>&nbsp;tra benzina e gasolio, che storicamente in Italia era tassato meno. Interventi di questo tipo spostano il prezzo alla pompa indipendentemente da ciò che accade sui mercati internazionali, e possono annullare o amplificare l’effetto delle quotazioni. Allo stesso modo, nei periodi di crisi, i governi hanno talvolta ridotto temporaneamente le accise per contenere i prezzi, con effetti immediati ma limitati alla durata del provvedimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scorte, margini e l’effetto “razzo e piuma”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Resta il fenomeno che tutti notano: i prezzi salgono in fretta e scendono lentamente. Gli economisti lo chiamano, con un’immagine efficace, effetto&nbsp;<strong>“razzo e piuma”</strong>. Sale come un razzo, scende come una piuma. È stato osservato e studiato in molti Paesi, e le spiegazioni proposte sono diverse, non tutte necessariamente maliziose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una riguarda le&nbsp;<strong>scorte</strong>. Il carburante venduto oggi in un distributore è stato acquistato giorni o settimane prima, a un altro prezzo. Quando le quotazioni scendono, chi ha i serbatoi pieni di prodotto pagato caro tende a smaltirlo prima di adeguare il listino; quando salgono, il costo di riacquisto più alto viene incorporato in fretta. Un’altra spiegazione riguarda la concorrenza: in zone con pochi distributori, o lungo le autostrade, la pressione ad abbassare i prezzi è minore, e i ribassi arrivano con più lentezza. C’è poi chi sottolinea il ruolo dei comportamenti dei consumatori, che cercano attivamente il prezzo più basso quando i rincari fanno notizia e smettono di farlo quando i prezzi si stabilizzano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna di queste ragioni esclude che, in singoli casi, ci siano margini gonfiati. Ma il ritardo nei ribassi non è di per sé la prova di una speculazione, ed è proprio per distinguere i due fenomeni che le autorità monitorano i prezzi con regolarità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambio euro-dollaro e trasparenza dei prezzi alla pompa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un ultimo fattore, spesso dimenticato, è il&nbsp;<strong>cambio tra euro e dollaro</strong>. Petrolio e prodotti raffinati si comprano in dollari. Se l’euro si indebolisce, lo stesso barile costa di più a chi paga in euro, e un calo del greggio espresso in dollari può essere in parte assorbito da una valuta meno forte. Succede anche il contrario, quando un euro robusto amplifica i ribassi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’automobilista che vuole difendersi qualche strumento esiste. Il ministero competente pubblica online i prezzi praticati dai distributori, consultabili anche tramite app, e i gestori sono tenuti a esporre il <strong>prezzo medio regionale</strong> accanto al proprio, così da rendere più immediato il confronto. Le differenze tra un impianto e l’altro, anche a poca distanza, possono essere di diversi centesimi al litro, soprattutto tra servito e self-service.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il resto dipende da dinamiche su cui il singolo ha poco controllo: le decisioni dei Paesi produttori, la capacità delle raffinerie europee, le scelte fiscali dei governi, l’andamento della valuta. Ed è per questo che il cartello del distributore, più che un semplice numero, finisce per riassumere ogni giorno una catena di eventi che parte molto lontano.</p>
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		<title>Andrea Ganelli nuovo presidente del Circolo dei lettori</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/andrea-ganelli-nuovo-presidente-del-circolo-dei-lettori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 13:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>a giunta regionale ha nominato questa mattina&#160;Andrea Ganelli nuovo presidente della Fondazione Circolo dei lettori&#160;e del suo consiglio di gestione. Come previsto dallo statuto, la durata dell’incarico è fissata in tre esercizi.&#160; La scelta di Ganelli è stata effettuata dopo un avviso pubblico, pubblicato il 13 agosto, e la sua candidatura è stata ritenuta la [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">a giunta regionale ha nominato questa mattina&nbsp;<strong>Andrea Ganelli nuovo presidente della Fondazione Circolo dei lettori</strong>&nbsp;e del suo consiglio di gestione. Come previsto dallo statuto, la durata dell’incarico è fissata in tre esercizi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta di Ganelli è stata effettuata dopo un avviso pubblico, pubblicato il 13 agosto, e la sua candidatura è stata ritenuta la più idonea per l’incarico. Torinese, classe 1971, notaio, Ganelli subentra al vertice della&nbsp; Fondazione a Giulio Biino che ha guidato l’istituzione culturale negli ultimi otto anni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Quella di Andrea Ganelli è una scelta di alto profilo che unisce le professionalità tecniche e giuridiche a una grande passione per la cultura e per l’arte che ha saputo coltivare nelle tante iniziative promosse in questi anni, anche al di fuori della sua attività professionale. A lui vanno i migliori auguri di buon lavoro a servizio di una realtà straordinaria, quella del Circolo, che proprio in questi giorni festeggia i suoi primi 20 anni e che auspichiamo di vedere crescere sempre di più nell’offerta culturale e nella capacità di attrarre pubblico, autori e di avvicinare sempre più persone alla lettura e ai libri»&nbsp;<strong>dichiarano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, il vicepresidente Maurizio Marrone e l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Un ringraziamento sincero – aggiungono – va a Giulio Biino per il grande lavoro portato avanti in questi anni, nei quali il Circolo è diventato un punto di riferimento a livello nazionale e un vero motore di cultura di promozione del libro e della lettura, anche grazie al ruolo che ha assunto all’interno dell’organizzazione del Salone del Libro, che è a tutti gli effetti la più grande manifestazione editoriale italiana».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ringrazio il presidente Cirio e la Giunta Regionale per il prestigioso incarico, che assumo con la consapevolezza delle sfide che attendono il Circolo dei lettori che ha appena compiuto 20 anni ed il Salone del Libro che si accinge a raggiungere la sua quarantesima edizione –&nbsp;<strong>dichiara il neo presidente Andrea Ganelli</strong>&nbsp;&#8211; Nel solco di chi mi ha preceduto, proverò a sviluppare ulteriormente le attività del Circolo, provando a farne anche un centro di dibattito sul futuro di Torino e del Piemonte».</p>
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		<title>Torna il Bike Pride 2026 al Parco Dora</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/torna-il-bike-pride-2026-al-parco-dora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 13:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 4 ottobre 2026 torna il “Bike Pride” la parata a pedali per le vie della città organizzata dall’associazione FIAB Torino Bike Pride, con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino, del Comune di Torino e della Circoscrizione 5, giunta quest’anno alla 15° edizione.  &#8220;Da sempre il Bike Pride è una festa aperta a tutta [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domenica 4 ottobre 2026 </strong>torna il <strong>“Bike Pride”</strong> la parata a pedali per le vie della città organizzata dall’associazione <strong>FIAB Torino Bike Pride</strong>, con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino, del Comune di Torino e della Circoscrizione 5, giunta quest’anno alla 15° edizione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Da sempre il Bike Pride è una festa aperta a tutta la cittadinanza, <strong>una parata a partecipazione libera e gratuita</strong>, per pedalare insieme per  le strade di Torino e dimostrare che una città diversa è possibile: con strade aperte a chi sceglie la mobilità attiva, sicura per chi cammina, pedala e vive gli spazi pubblici. Pedalando si mettono in relazione persone, luoghi e possibilità ed è infatti <strong>“Connessioni, più diritti meno confini”</strong> il tema del <strong>Bike Pride 2026</strong>&#8221; spiegano gli organizzatori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La partenza della parata è dal <strong>Parco Dora</strong> dove <strong>dalle 11</strong> inizia il ricco programma di attività, dal Cargo Bike Day, al Parkour e alle attività per bambine e bambini.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tettoia di Parco Dora sin dal mattino sarà allestita con stand informativi, ciclofficina, cibo e bevande, e sarà possibile anche avere la maglietta dell’edizione, attraverso una donazione all’associazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La partenza della parata è alle 14.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso è di circa 15 chilometri e si svilupperà lungo un anello che attraverserà i quartieri nord di Torino, dal Parco Dora fino a San Donato, passando per Lucento, Borgata Vittoria, Barriera di Milano, Aurora e Valdocco su strade libere dal traffico veicolare.<br>Un percorso che, in linea con il tema dell&#8217;edizione, attraversa &#8220;vie di separazione&#8221;: dove la città ha tracciato confini urbanistici, la bicicletta è il mezzo con cui ricucire, creando connessioni e nuove possibilità per la mobilità del futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parata terminerà al Parco Dora, dove<strong> la festa continuerà con il DJ set</strong> (dalle 18 circa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi vorrà seguire o raggiungere il corteo lungo il percorso potrà farlo usando l’app gratuita <a href="https://www.criticalmaps.net/"><strong>Critical Maps</strong></a>, che mostrerà la posizione in tempo reale della parata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Connessioni”, il tema del Bike Pride 2026</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una strada sicura per andare a scuola, una ciclabile che prosegue oltre i confini comunali, una stazione in cui poter lasciare la propria al sicuro o portarla a bordo del treno. Sono tutte connessioni: infrastrutture e collegamenti che rendono più semplice muoversi, ma soprattutto vivere e abitare le nostre città, ampliando le opportunità di ciascuna persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema del Bike Pride 2026 è proprio “Connessioni”. Ogni spostamento fa parte di un sistema più ampio: <strong>la qualità di questi legami determina quanto siamo davvero liberi di muoverci e di partecipare alla vita pubblica</strong>. Parlare di connessioni significa garantire un reale accesso al lavoro, ai servizi e agli affetti, partendo dal presupposto che una città più connessa è anche una città più equa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>La libertà di movimento esiste solo se possiamo scegliere come spostarci, invece di doverci adattare all’unica opzione disponibile. È l’indipendenza di ragazzi e ragazze che vanno a scuola in autonomia, la tranquillità di una persona anziana che può muoversi nel proprio quartiere, o la comodità di chi combina bicicletta e treno per andare al lavoro. Significa potersi organizzare la giornata senza dover dipendere da un&#8217;automobile o da qualcuno che ci accompagni.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Oggi questa libertà non è uguale per chiunque. Dove mancano percorsi sicuri e un trasporto pubblico capillare, le opportunità si riducono, penalizzando soprattutto chi non guida o vive lontano dai centri principali</em>”, commenta <strong>Ammj Traore, presidente di FIAB Torino Bike Pride</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per rendere la mobilità ciclistica una reale alternativa all&#8217;auto privata e favorire una rete metropolitana accessibile, riconoscibile e sicura, l’associazione FIAB Torino Bike Pride chiede a Città di Torino, Città Metropolitana di Torino e Regione Piemonte di trasformare questi obiettivi in scelte concrete, risorse e interventi coordinati. Le elezioni amministrative del 2027 saranno un passaggio decisivo: le forze politiche sono chiamate a inserire nei programmi elettorali impegni chiari e verificabili per ridurre la dipendenza dall’auto privata e garantire a tutte e tutti il diritto di muoversi in modo sicuro, accessibile e sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’uccisione del piccolo Nicolò lo scorso 22 settembre, un bambino di 7 anni, mentre andava a scuola sulla sua bicicletta, da una persona in auto, ha scosso la cittadinanza e soprattutto chi ogni giorno sceglie di muoversi in bici, anche con i propri bambini e bambine. Il Bike Pride 2026 sarà l’occasione per ricordare che non è giusto morire mentre “Voleva solo andare a scuola in bici” e serve un cambio di paradigma per la mobilità urbana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Bike Pride si fa insieme&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per sostenere le spese per l’organizzazione dell’evento, dalla gestione della parata lungo il percorso ai materiali di comunicazione e gli allestimenti,<strong> FIAB Torino Bike Pride ha lanciato un crowdfunding e chiede un supporto, ciascuno con le proprie possibilità</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le donazioni potranno essere di un importo a piacere o scegliendo una quota predefinita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono disponibili anche alcune utili ricompense, come lo scaldacollo ‘antispifferi’ e le t-shirt da collezione con la grafica dell’edizione 2026.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il link al crowdfunding per sostenere l’evento: <a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/bike-pride-2026-connessioni/">https://www.produzionidalbasso.com/project/bike-pride-2026-connessioni/</a>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">NOTA: Tutte le donazioni effettuate all’associazione (al di fuori del tesseramento) sono detraibili o deducibili nel 730! (D.Lgs. 117 del 3 luglio 2017)&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Programma della giornata</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle ore 11</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Cargo Bike Day</strong>, edizione speciale dell’evento per provare le bici da carico, a cura di FIAB Torino Bike Pride</li>



<li><strong>Triciclo</strong>, con ciclofficina, accessori e componenti bici</li>



<li><strong>Pimp My Bike</strong>, personalizza la tua bici, a cura del collettivo artistico/creativo ColSennoDiPoi</li>



<li><strong>La Città Senza Barriere</strong>, introduzione all&#8217;ADD (Art Du Déplacement / Parkour) a cura di Associazione ADD Academy Torino</li>



<li><strong>Crea il tuo cartellone per la parata</strong>, a cura di FIAB Torino Bike Pride</li>



<li><strong>Live painting</strong>, a cura di Graffgo Magazine e Associazione Street Opera</li>



<li><strong>Caccia al libro</strong>, a cura di Pagina 37 (per bambine e bambini)</li>



<li><strong>Laboratorio di ciclofficina</strong> a cura di MAcA – Museo A come Ambiente (per bambine e bambini)</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, ci sarà lo stand <strong>per rinnovare il proprio tesseramento per l’anno 2027</strong> a FIAB Torino Bike Pride con <strong>magliette e merchandise</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Tutte le attività in programma sono gratuite, non serve prenotazione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle ore 12 e per tutta la giornata</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pic-nic al Parco Dora<br></strong>Sarà presente il food truck di <strong>Van Ver Burger</strong> con la birra di <strong>EDIT Brewery</strong> e <strong>SMAT</strong> fornirà gratuitamente l&#8217;acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ore 14</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ritrovo e partenza della parata<br></strong><em>(Servizio di assistenza ciclomeccanica d’emergenza durante la parata)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ore 18 (al rientro dalla parata)&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Musica live con DJ set</strong> di Sandblasting e Leo di Funk Rebels</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Partner</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Bike Pride 2026 è organizzato da <strong>FIAB Torino Bike Pride</strong>, con il Patrocinio di Città Metropolitana di Torino, Comune di Torino e Circoscrizione 5.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Bike Pride 2026 si inserisce all’interno del <strong>progetto “Cicli naturali: urban biodiversity by bike”</strong> che ha ricevuto il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando <em>“Sportivi per Natura. Il Benessere circolare tra natura, movimento e vita sana”,&nbsp;</em> in partenariato con MAcA &#8211; Museo A come Ambiente. Il progetto si propone di rispondere alle sfide emergenti legate alla salute e alla sostenibilità ambientale, promuovendo un approccio olistico che integra benessere umano, salute circolare e salvaguardia dell’ecosistema.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;evento è organizzato in collaborazione con <strong>MAcA – Museo A come Ambiente</strong>, <strong>Bici-t </strong>per le cargo bike, <strong>Forestae</strong> per la grafica e con il sostegno di <strong>Garu Fa Bags</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il supporto sanitario si ringrazia la Croce Verde di Torino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ringraziano inoltre le realtà e le associazioni che anche quest&#8217;anno partecipano e promuovono il Bike Pride: FIAB Bici &amp; Dintorni, Future Parade, To Roller, Fridays For Future Torino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine un grazie speciale alle persone volontarie di FIAB Torino Bike Pride.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Truffe affettive. Bonino (Acta): “Alziamo il tiro per colpire la fabbrica dei raggiri. Un grazie a Eleonora Daniele (Rai)”</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/truffe-affettive-bonino-acta-alziamo-il-tiro-per-colpire-la-fabbrica-dei-raggiri-un-grazie-a-eleonora-daniele-rai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 06:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;“E ora alziamo il tiro”.&#160;&#160; Nella denuncia e nella prevenzione delle truffe affettive, con il supporto a migliaia di uomini e donne, ora Acta (Azione Contro Truffe Affettive e Lotta Cybercrime), intende alzare il livello della denuncia, analizzando la complessa realtà di truffatori e cyber criminali, sempre più raffinati e organizzati, e sui collegamenti con [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<em>“E ora alziamo il tiro”.</em>&nbsp;&nbsp; Nella denuncia e nella prevenzione delle truffe affettive, con il supporto a migliaia di uomini e donne, ora Acta (Azione Contro Truffe Affettive e Lotta Cybercrime), intende alzare il livello della denuncia, analizzando la complessa realtà di truffatori e cyber criminali, sempre più raffinati e organizzati, e sui collegamenti con grandi reti di malaffare e riciclaggio insospettabili.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo pensiero della presidente&nbsp;<strong>Jolanda Bonino</strong>&nbsp;riguarda i canali d’informazione che hanno un ruolo fondamentale per come affrontano il tema delle truffe e di quelle donne che si mettono in gioco davanti a una telecamera:&nbsp;<em>“Dopo tante rabbiose critiche voglio fare i complimenti alla conduttrice Rai&nbsp;<strong>Eleonora Daniele</strong>,&nbsp; per come ha affrontato&nbsp; e condiviso nel suo programma Rai “Storie italiane”del 21 settembre, il dramma di donne vittime di truffe affettive , con le loro drammatiche testimonianze”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">A parlare è la pasionaria Acta , cavaliera al merito dal 2024 &nbsp;per il suo impegno contro le truffe affettive,&nbsp; che, questa volta , pur ribadendo le sue critiche contro la superficialità e la spettacolarizzazione con cui il mondo mediatico affronta spesso il fenomeno delle truffe affettive, ha dichiarato:&nbsp;&nbsp;<em>“Concordiamo pienamente sulla&nbsp; necessità di una rivoluzione culturale, rilanciata dalla&nbsp; conduttrice Eleonora Daniele, che si è mostrata vicina alle vittime di truffa che vanno in tv e che rischiano spesso di essere&nbsp; di oggetto di una nuova violenza da parte di pseudo esperti che cercano di farle passare per allocche”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Bonino, lamentandosi per i problemi della sua vista, ha sottolineato come il fenomeno delle truffe continui a colpire in modo sempre più raffinato, avvalendosi anche di staff di specialisti, psicologi e pure ricorrendo all’ipnosi, in una società in cui solitudine e dipendenza dal web sono sempre più diffuse. Ricordando come il fenomeno colpisca persone (non solo donne) di ogni ceto sociale, età e livello culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel seguire giornalisticamente queste problematiche ricordo la testimonianza di una donna che confessava:&nbsp;<em>“ero quasi convinta si trattasse di una truffa, ma quelle attenzioni mattutine puntuali e gentili erano una cosa bellissima a cui non era facile rinunciare”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo in un periodo in cui il boom della destra destra riporta in auge temi e approcci discutibili, come quelli del fautore del “patriarcato mediterraneo”&nbsp;<strong>Roberto Vannacci</strong>. Ricordiamo la replica davvero surreale all’ex generale da parte di un’interlocutrice giornalista che ha sorriso, senza batter ciglio, a una battuta, volutamente infelice, sul preferire una donna senza gonna a una gonna corta o lunga.&nbsp; Una battuta che apre nuove polemiche che allontanano dai veri problemi, rilanciando vecchi clichè.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano le vittime di truffe affettive. Un fenomeno che non accenna a scendere e miete vittime tra persone in difficoltà che restano spesso isolate e in situazioni quanto mai critiche. Donne e uomini che, quando hanno il coraggio di mettersi in gioco , dopo aver denunciato gli aguzzini pseudo principi azzurri, a volte finiscono anche ridicolizzate in trasmissioni superficiali, in pasto a opinionisti per nulla esperti e figure dello spettacolo che cercano più la loro visibilità che&nbsp; approfondire un dramma che può avere conseguenze drammatiche. In quel fenomeno che viene definito &nbsp;<strong>“vittimizzazione secondaria”</strong>.&nbsp;&nbsp; Su questo il ruolo di Acta è stato preziosissimo raccogliendo e supportando con continuità migliaia di donne e uomini vittime di questi raggiri, &nbsp;grazie a tante volontarie e volontari.&nbsp; Un impegno testimoniato dalla vicepresidente Acta, la vicentina&nbsp;<strong>Rossana Tescaroli</strong>, che da vittima è diventata un’attiva operatrice e testimonial dell’associazione in ogni parte d’Italia, insieme ad uno staff di professioniste e esperti come&nbsp;<strong>Giovanni Candelo</strong>&nbsp;che ha studiato le tecniche di ipnosi utilizzate dai truffatori per raggiungere i loro criminali obiettivi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le truffe continuano e sono sempre più elaborate.&nbsp; Un fenomeno che non parte più da quattro ragazzini &nbsp;chini sui pc a incantare persone sole e annoiate, dopo aver studiato punti deboli e interessi,&nbsp; ma un&#8217;organizzazione sempre più raffinata in cui i giri del malaffare sono sempre con il supporto psicologi e esperti di finanza e insospettabili contatti per il riciclaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamo che nell’opera di sensibilizzazione è risultato quanto mai prezioso il docufilm&nbsp;<strong>“Anime violate”</strong>&nbsp;realizzato con i volontari Acta, grazie al regista&nbsp;&nbsp;<strong>Matteo Balsamo</strong>&nbsp;e scritto da&nbsp;<strong>Rosella Bertone</strong>, premiato in diversi festival e concorsi, &nbsp;presentato in anteprima al cinema Massimo a Torino,&nbsp; tempio del cinefili torinesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="500" height="500" src="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2026/09/matteo-balsamo-regista.-jpg.jpg" alt="" class="wp-image-107695" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2026/09/matteo-balsamo-regista.-jpg.jpg 500w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2026/09/matteo-balsamo-regista.-jpg-300x300.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2026/09/matteo-balsamo-regista.-jpg-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>
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		<title>Torino, comprare casa tra prezzi alti e aste immobiliari: cosa cambia per gli acquirenti</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/torino-comprare-casa-tra-prezzi-alti-e-aste-immobiliari-cosa-cambia-per-gli-acquirenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Zanotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 01:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cercare casa a Torino significa muoversi tra quartieri molto diversi per&#160;prezzi, posizione, servizi, collegamenti e caratteristiche degli immobili. Centro, Crocetta e San Salvario rispondono a esigenze differenti rispetto a zone come&#160;Santa Rita, Lingotto, Aurora, Mirafiori o Barriera di Milano. Cambiano le tipologie di abitazioni disponibili, il contesto urbano e anche il modo in cui un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Cercare casa a Torino significa muoversi tra quartieri molto diversi per&nbsp;<strong>prezzi, posizione, servizi, collegamenti e caratteristiche degli immobili</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Centro, Crocetta e San Salvario rispondono a esigenze differenti rispetto a zone come&nbsp;<strong>Santa Rita, Lingotto, Aurora, Mirafiori o Barriera di Milano</strong>. Cambiano le tipologie di abitazioni disponibili, il contesto urbano e anche il modo in cui un acquirente può distribuire le proprie risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, il prezzo indicato in un annuncio non può essere l’unico elemento da considerare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla compravendita tradizionale esistono inoltre canali alternativi come le<a href="https://case-asta.it/">&nbsp;<u><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">aste immobiliari</mark></strong></u></a>, che permettono di valutare abitazioni vendute attraverso procedure giudiziarie e con regole specifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso, però, la cifra iniziale racconta solo una parte dell’operazione.&nbsp;<strong>Prezzo base, documentazione, condizioni dell’immobile ed eventuali costi successivi devono essere letti insieme</strong>&nbsp;prima di stabilire quanto si è realmente disposti a spendere.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quartieri diversi, esigenze di acquisto diverse</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Torino presenta un patrimonio immobiliare ampio ed eterogeneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle zone centrali e semicentrali si trovano spesso palazzi storici, condomini d’epoca e appartamenti inseriti in contesti urbani molto serviti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spostandosi verso quartieri più periferici o residenziali aumentano invece le possibilità di incontrare metrature differenti, edifici più recenti o soluzioni pensate per esigenze familiari diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche all’interno delle&nbsp;<strong>aste&nbsp;</strong>questa varietà rimane centrale. Consultare gli<a href="https://case-asta.it/aste/torino">&nbsp;<u><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">immobili all’asta a Torino</mark></strong></u></a>&nbsp;permette infatti di confrontare appartamenti e altre tipologie di beni distribuiti in zone differenti della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un immobile in Crocetta non può essere letto con gli stessi criteri di uno situato ad Aurora, Lingotto o Mirafiori.&nbsp;<strong>Posizione, stato del bene, servizi e domanda della zona continuano a incidere sul valore dell’operazione</strong>, anche quando la vendita avviene attraverso un’asta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prezzo base e disponibilità economica non coincidono</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle vendite giudiziarie è importante distinguere tra&nbsp;<strong>prezzo base e offerta minima</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo base rappresenta il riferimento della procedura, mentre l’offerta minima indica la soglia sotto la quale una proposta non può essere considerata valida secondo quanto previsto dall’avviso di vendita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vengono presentate più offerte valide, inoltre, può aprirsi una gara con rilanci e il prezzo finale può quindi aumentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, chi partecipa non dovrebbe destinare tutta la propria disponibilità economica alla sola offerta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte delle risorse può essere necessaria anche dopo l’aggiudicazione, soprattutto se l’immobile richiede lavori, interventi tecnici o altre spese già individuabili dalla documentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una base d’asta interessante non coincide automaticamente con il costo finale dell’acquisto.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perizia e documentazione aiutano a capire il costo reale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di presentare un’offerta è fondamentale sapere esattamente che cosa si sta acquistando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>perizia</strong>&nbsp;contiene informazioni sullo stato dell’immobile, sulla situazione urbanistica e catastale, sull’eventuale occupazione e su altre caratteristiche che possono incidere sulla valutazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>avviso di vendita</strong>&nbsp;definisce invece le regole della procedura: modalità di partecipazione, cauzione, scadenze, prezzo base, offerta minima e termini previsti per il saldo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È attraverso l’<a href="https://case-asta.it/il-nostro-metodo"><u><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">analisi dell’immobile e della documentazione</mark></strong></u></a>&nbsp;che la cifra iniziale può essere inserita in un quadro più completo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo passaggio è particolarmente importante quando l’acquisto viene affrontato con risorse definite.&nbsp;<strong>Un costo non previsto può incidere in modo significativo se gran parte della disponibilità è già stata utilizzata per l’aggiudicazione.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando le aste ampliano le possibilità di acquisto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per&nbsp;<strong>chi cerca casa a Torino</strong>, le aste immobiliari possono aggiungere nuove possibilità alla ricerca tradizionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un contesto in cui&nbsp;<strong>i prezzi del mercato tradizionale possono limitare le possibilità di scelta</strong>, le aste permettono di ampliare il numero di soluzioni da valutare, anche in quartieri e fasce di prezzo differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vantaggio non consiste semplicemente nel trovare il prezzo più basso, ma nella possibilità di confrontare&nbsp;<strong>immobili diversi, in zone differenti e attraverso un canale con regole proprie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una città caratterizzata da mercati locali molto diversi tra loro, questo può diventare particolarmente utile per chi vuole ampliare la ricerca senza perdere di vista la sostenibilità dell’acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta resta infatti legata all’intera operazione: zona, caratteristiche dell’immobile, documentazione, eventuali lavori e risorse disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo non è quindi individuare necessariamente la casa con la base d’asta più contenuta, ma&nbsp;<strong>capire quale immobile riesce a mettere insieme prezzo, posizione, condizioni e sostenibilità dell’acquisto</strong>.</p>
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		<title>“Il 20 settembre torni festa nazionale!” Iniziativa a Porta Pia di Europa Radicale</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/il-20-settembre-torni-festa-nazionale-iniziativa-a-porta-pia-di-europa-radicale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 07:58:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma. Sotto il monumento che ricorda la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870, una delegazione di Europa Radicale ha manifestato chiedendo che quella data torni ad essere festa nazionale. Una giornata che rappresenta il fondamento laico del nostro Stato. Una festività cancellata dal regime fascista che ricorda l’arrivo di bersaglieri e &#160;fanteria del [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Roma. Sotto il monumento che ricorda la breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870, una delegazione di Europa Radicale ha manifestato chiedendo che quella data torni ad essere festa nazionale. Una giornata che rappresenta il fondamento laico del nostro Stato. Una festività cancellata dal regime fascista che ricorda l’arrivo di bersaglieri e &nbsp;fanteria del Regno d’Italia che mise fine allo Stato Pontificio.&nbsp; Con un plebiscito Roma divenne capitale nel 1870 (dopo che Torino lo fu dal 1861 al 1865). Ricordiamo che la contesa tra chiesa e stato italiano rimase alta fino alla firma del patti lateranensi nel 1929.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Siamo anticlericali e chiediamo al nostro paese e a tutte le forze politiche chè il 20 settembre torni ad essere festività nazionale. Via le mani del Vaticano dallo Stato italiano”</em>E’ quanto espresso con il megafono di Igor Boni, presidente dell’associazione Europa Radicale, nel corso dell’iniziativa che si ripete tutti gli anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ curioso che mentre il 4 ottobre sia tornato da quest’anno, festa nazionale dedicata a San Francesco,  patrono nazionale, nulla sia riconosciuto al 20 settembre, giornata in cui si sancisce la nascita dello stato italiano.</p>
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		<title>Donne dem. Respingere l’attacco alla 194: “I diritti conquistati non si toccano”</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/donne-dem-respingere-lattacco-alla-194-i-diritti-conquistati-non-si-toccano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:18:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ in atto un attacco frontale alla libertà e all’autodeterminazione di tutte noi, da respingere con forza: “i diritti conquistati non si toccano, nel pieno rispetto della riservatezza e dell&#8217;autonomia delle donne”&#160;è quanto espresso in un comunicato delle donne dem. &#160;&#160;Che sulla 194 il clima stia cambiando lo si riscontra sia a&#160;Torino che &#160;al Parlamento [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">E’ in atto un attacco frontale alla libertà e all’autodeterminazione di tutte noi, da respingere con forza: “<em>i diritti conquistati non si toccano, nel pieno rispetto della riservatezza e dell&#8217;autonomia delle donne”&nbsp;</em>è quanto espresso in un comunicato delle donne dem.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;Che sulla 194 il clima stia cambiando lo si riscontra sia a&nbsp;<strong>Torino che &nbsp;al Parlamento Europeo</strong>. Qui l’eurodeputata Ilaria Salis ha denunciato, via social, la mostra contro il diritto di aborto di Fratelli d’Italia, insieme ai Pro Vita, che criminalizza tutte le donne che hanno scelto di interrompere una gravidanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo mentre a Torino il centrodestra, per voce del vice presidente regionale Maurizio Marrone, rilancia al S. Anna l’imminente riapertura di quella &nbsp;<strong>stanza dell’Ascolto,</strong>&nbsp;di cui il Tar nel 2025 aveva disposto la chiusura, oggetto di forti proteste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Quello sportello antiabortista, gestito dall’associazione Pro vita, &nbsp;definito dalle opposizioni&nbsp;<em>“una&nbsp; vergogna contro le donne”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con un comunicato le donne dem e progressiste replicano ai &nbsp;nuovi attacchi alla 194, portato dalle destre destre, ribadendo come<em>&nbsp;“l&#8217;autodeterminazione femminile non significhi considerare l&#8217;aborto l&#8217;unica risposta al disagio sociale, nè volere che una donna interrompa la gravidanza per ragioni economiche</em>”, in un quadro in cui i necessari aiuti alle donne in difficoltà, possano e debbano ampliare le possibilità di scelta non condizionarle, garantendo che&nbsp;ogni donna possa decidere liberamente, senza pressioni, colpevolizzazioni o interferenze ideologich<a>e.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ribadendo come&nbsp;la legge non contrapponga il sostegno alla maternità al diritto all&#8217;interruzione volontaria di gravidanza, in quanto prevede assistenza sociale e sanitaria, tutela della maternità e accesso a un servizio legale e sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di quella legge sull’interruzione di gravidanza, approvata il 22 maggio 1978, sotto l’imponente spinta di radicali, movimenti femministi, insieme all’onda delle forze progressiste e liberali, dopo la vittoria del divorzio. Una scelta poi confermata dal referendum del 1981. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<em>“Ogni nascita accolta e sostenuta è una buona notizia”</em>&nbsp;– insiste il comunicato dem – precisando come il numero delle nascite non possa essere usato come prova automatica della libertà delle decisioni prese, nè come strumento di propaganda<em>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La replica in difesa della 194 respinge le accuse che definiscono le opposizioni ciniche, oscurantiste o nemiche della maternità, trasformando un tema delicato in uno scontro ideologico:<em>&nbsp;“La dignità femminile si tutela riconoscendo che&nbsp;<strong>nessuna istituzione deve decidere al posto di una donna</strong>: il compito della politica e&#8217; garantirle diritti, informazioni corrette e sostegno concreto, qualunque sia la sua scelta<strong>”. Conclusione: E’ tornata l’ora di lottare!&nbsp;&nbsp;</strong>“I diritti conquistati non si toccano semmai ne vogliamo di nuovi”.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/donne-dem-respingere-lattacco-alla-194-i-diritti-conquistati-non-si-toccano/">Donne dem. Respingere l’attacco alla 194: “I diritti conquistati non si toccano”</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
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		<title>Come organizzare l’archivio cartaceo dell’ufficio</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/come-organizzare-larchivio-cartaceo-dellufficio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Zanotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 06:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La digitalizzazione ha completamente cambiato il modo di lavorare nella maggior parte degli uffici, ma ciò non significa di certo che non sia più necessario avere dei documenti in forma cartacea. I contratti, la documentazione amministrativa e le fatture finiscono spesso per riempire gli archivi degli uffici, soprattutto se si tratta di informazioni molto importanti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/come-organizzare-larchivio-cartaceo-dellufficio/">Come organizzare l’archivio cartaceo dell’ufficio</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.dropbox.com/it/resources/what-is-digitization"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">La digitalizzazione ha completamente cambiato il modo di lavorare nella maggior parte degli uffici</mark></strong></a>, ma ciò non significa di certo che non sia più necessario avere dei documenti in forma cartacea. I contratti, la documentazione amministrativa e le fatture finiscono spesso per riempire gli <strong>archivi degli uffici</strong>, soprattutto se si tratta di informazioni molto importanti e che devono essere facilmente reperibili in ogni caso (molte volte anche per questioni puramente normative).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo è essenziale riuscire a organizzare al meglio l’archivio cartaceo del proprio ufficio, così da ottimizzare lo spazio e risparmiare tempo nel caso in cui sia necessario ritrovare un determinato documento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Suddividere in categorie</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro primo consiglio è quello di <strong>suddividere la documentazione in categorie</strong>. Molto dipende dal tipo di attività di cui si occupa l’ufficio. Una buona soluzione potrebbe essere quella di dividere i documenti in base ai clienti, ai fornitori e ai progetti a cui fanno riferimento. Puoi acquistare degli appositi raccoglitori, ed etichettarli in maniera chiara e inequivocabile. Puoi anche optare per una <strong>codificazione interna</strong>. In questo modo riuscirai a trovare in poco tempo ciò di cui hai bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Puoi optare per una ulteriore suddivisione in ordine alfabetico, oppure organizzare i raccoglitori in base a quelli che usi più di frequente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come archiviare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per poter organizzare al meglio l’archivio bisogna anche acquistare gli strumenti più adatti. In primis ti suggeriamo di comprare delle <strong>buone scaffalature</strong>, che siano il più possibile robuste. Se hai un archivio molto piccolo potresti optare per scaffalature molto alte, così da sfruttare al meglio lo sviluppo verticale del locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alle scaffalature servono <strong>classificatori, contenitori e cartelle</strong>. Molto dipende da come vuoi effettivamente sistemare e suddividere i documenti. Potresti optare per una organizzazione diversa per i documenti recenti, da tenere in cartelle facilmente accessibili, e per gli archivi storici, da tenere in appositi contenitori in fondo all’archivio, visto che avrai bisogno raramente dei documenti in essi contenuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stampanti adeguate</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di solito per la maggior parte degli uffici basta acquistare delle stampanti tradizionali. Oggi sul mercato si possono trovare molte <strong>stampanti dotate di Wi-Fi</strong>, che non devono essere fisicamente connesse ai computer. In questo modo una singola stampante può rispondere alle esigenze di un intero ufficio. Ti consigliamo di optare per modelli dotati di scanner, molto utili non solo per stampare, ma anche per scansionare i documenti e salvare così una versione digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non va dimenticato che esistono settori, come nel caso dell’ingegneria o dell’architettura, dove è necessario stampare elaborati tecnici di grandi dimensioni, ed è proprio per questo motivo che è fondamentale comprare stampanti che abbiano specifici requisiti. A tal proposito, se hai bisogno di carta da plotter puoi acquistarla online. Fai clic sul link che segue per arrivare al <a href="https://www.ufficiodiscount.it/carta-e-cartoncini/carta-per-plotter/"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">catalogo della carta da plotter del sito Ufficio </mark></strong></a><a href="http://discount.it"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">Discount.it</mark></strong></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Proteggere i documenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine ti ricordiamo che è molto importante mettere in atto tutto ciò che serve per proteggere la documentazione. L’archivio non deve essere un ambiente umido, bensì <strong>secco e ben ventilato</strong>. In questo modo si può preservare la carta dei documenti anche per molti anni. La carta, anche se di ottima qualità, può degradarsi nel corso del tempo se non è adeguatamente protetta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/come-organizzare-larchivio-cartaceo-dellufficio/">Come organizzare l’archivio cartaceo dell’ufficio</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
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