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giovedì, 24 Settembre 2020

Riparte la Cultura – Antigone al Molo

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Riccardo Graziano
Riccardo Graziano
Figlio del boom demografico e dell'Italia del miracolo economico, vive con pessimismo non rassegnato l'attuale decadenza del Belpaese. Scopre tardivamente una vocazione latente per il giornalismo e inizia a scrivere su varie testate sia su carta stampata sia su web.

Dopo il forzoso stop imposto dalla pandemia Covid-19, che ha costretto la maggior parte di noi a una lunga quarantena, progressivamente si cerca di tornare a mettere in moto le attività del Paese. E, finalmente, è arrivato anche il turno della Cultura, buona ultima, a lungo negletta e trascurata dai vari provvedimenti governativi e locali. Con estrema gradualità e con tutte le cautele del caso, stanno pian piano riaprendo musei e cinema, ma anche quei luoghi della cultura diffusa e “popolare” che sono i circoli, i ritrovi, spesso associati al circuito nazionale dell’Arci.

Fra gli altri, a Torino, ha riaperto il Molo di Lilith, in via Cigliano 7, zona Vanchiglietta, a due passi dal Po, “presidio di resistenza enogastronomica e culturale”, come si autodefinisce, con il suo ampio cortile che consente di cenare all’aperto – meteo permettendo … – e di parcheggiare la propria bici in sicurezza, per chi decide di arrivarci in modalità ecologica. Il Molo, oltre che circolo Arci, è anche una APS, Associazione di Promozione Sociale, il che ha consentito di accedere a una quota minima dei sussidi regionali, ottenuta all’ultimo istante grazie all’interessamento delle opposizioni in Consiglio regionale, che hanno dovuto dare battaglia per inserire nella lista dei beneficiari di contributi parecchie categorie “dimenticate” dalla maggioranza leghista, compresi molti lavoratori dello spettacolo e del sociale.

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Con l’ausilio di questo piccolo contributo, ma soprattutto grazie all’impegno – spesso volontario – di chi ci lavora, il Molo ha potuto riaprire, adeguandosi alle nuove normative igienico-sanitarie, che hanno forzatamente costretto a ridurre la capienza del locale e che complicano non poco la gestione della ristorazione così come quella degli eventi. Ciononostante, il circolo non dimentica la propria vocazione sociale e propone, una sera alla settimana, la “trattoria popolare”, cena a menù fisso con prezzi calmierati, per chi sente la voglia e il bisogno di convivialità anche in questi tempi di crisi.

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Intendiamoci, il Molo è per molti, ma non per tutti. Qui non trovate movida, apericena, nouvelle cuisine e tutto quanto fa trendy. In compenso, trovate cibo genuino di produttori locali, con filiera corta, anzi di più, amicale. L’esemplificazione pratica – e nata in tempi non sospetti – di quella “economia di relazione” che, su scala locale, può rappresentare uno degli antidoti migliori alla crisi economica e sociale che rischia di stritolarci nel dopo epidemia.

E poi, nell’ambito più specificamente culturale, fra le molte proposte interessanti si possono trovare anche perle preziose come Antigone – monologo per donna sola, una produzione di Anomalia Teatro. di e con Debora Benincasa, per la regia di Amedeo Josanny Anfuso. Una rilettura della tragedia di Sofocle filtrata da sensibilità e riferimenti moderni, che precipita il mito classico nello stesso universo delle commedie romantiche e dei film di supereroi, con effetti sorprendenti e spiazzanti, ma senza perdere una briciola dell’intensità, delle atmosfere e del pathos della tragedia classica greca, capace di attraversare i millenni e parlare anche alle animedisincantate e disilluse di noi post moderni.

Merito soprattutto di un’ attrice (nonché autrice) di grande talento, inteso nell’accezione di forte determinazione e tanto lavoro, come lo definiva Heinrich Schliemann, lo scopritore dell’Antica Troia, per restare nella classicità. Un’ interprete capace di cambiare registro con sorprendente facilità, passando da un preludio sardonico, quasi dissacratorio nei confronti dell’epicità della tragedia, per poi immergersi nelle atmosfere cupe e segnate dal fato del testo originale. 

Senza l’ausilio del Coro narrante, senza deus ex machina e tutto l’armamentario della tragedia antica, l’Antigone dell’interpretazione empatica e vibrante di Benincasa diventa figura archetipica, disincantata e sognatrice quanto una moderna casalinga depressa, palpitante e vivida come la femmina della classicità, consapevole e determinata come le donne di sempre. E pronta al sacrificio per un ideale, un principio, o per devozione. 

Un’eroina dal destino segnato eppure luminoso, che non sa rassegnarsi e si ostina a combattere una battaglia senza possibilità di vittoria, nella quale molti di noi potrebbero riconoscersi: difensori di cause perse, in lotta contro poteri forti, muri di gomma, lobby (pre)potenti, paradigmi calcificati nell’errore. Persone che non mollano, anche se troppe volte hanno visto la speranza appassire in frustrazione, e continuano a battersi per una società, un Paese, un mondo migliore. Anche se è difficile, impossibile. Anche se si sa di aver perso in partenza. Ma con la volontà e la determinazione di provarci lo stesso, dettate dalla fiera consapevolezza di essere nel giusto.

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