C’è chi dice di voler partire dalle periferie e chi invece lo fa sul serio. E non per qualche tornaconto particolare, ma perché mosso da passione, curiosità, entusiasmo e competenza. Si tratta di Zip, un laboratorio di progettazione partecipata nato nella periferia nord ovest di Torino. «È stata una sorta di innamoramento a prima vista» racconta Clara Garofalo, una della componenti del gruppo. «Ma non ha nulla a che vedere con la classica visione romantica del degrado e della marginalità -continua- quello che fin da subito mi ha colpito di questa zona è stata la sua bellezza architettonica».

Laboratorio Zip nasce nel 2013 all’interno della Circoscrizione 5 che comprende i quartieri di Vallette, Lucento e Madonna di Campagna. È composto da giovani, studenti, architetti, grafici, assistenti sociali ed ha l’obiettivo di elaborare degli strumenti per indagare la città e riattivare, dal basso, forme di partecipazione e recupero di spazi in disuso.

Camilla Falchetti, attivista di Zip, tra le mani tiene la locandina della prima proiezione: «siamo partiti cercando di costruire delle reti fra diverse realtà, come abbiamo fatto per organizzare il Cineforum di Quartiere in cui hanno collaborato il Centro di Documentazione Storica che ha sede presso il Centro Culturale Principessa Isabella, la Casa di Quartiere e l’Associazione Nazionale Museo del Cinema».
Da qui la scelta del nome “Zip” che, come una cerniera, unisce e connette le zone ai margini della città.

L’ultima iniziativa del gruppo di ricerca è “Laboratorio Vallette”, un percorso di circa due mesi che terminerà a giugno con una presentazione aperta al quartiere. Il laboratorio è finalizzato ad elaborare, con gli abitanti, una proposta di riutilizzo dell’ex complesso scolastico Don Orione Quasimodo progettato da Gabetti e Isola, attualmente sede dei Giudici di Pace. Pensare, dunque, una nuova destinazione d’uso della struttura attraverso un percorso di progettazione partecipata.

«Si tratta di un bene di notevole valore storico, sociale e culturale» spiega Clara. «Così come gran parte della zona. Pochi sanno infatti che Vallette, quartiere scarsamente studiato e conosciuto, relegato ai margini quasi fosse un problema sociale, rappresenta uno dei lavori di edilizia popolare di alta qualità progettuale più interessanti elaborati in Italia negli anni cinquanta-sessanta» aggiunge.

Qual è allora la ragione dell’attuale abbandono della zona? Si tratta infatti di un progetto non concluso. Doveva essere una sorta di “città satellite”, dotata di tutto ciò di cui necessità una comunità. E invece sono state costruite solo case, senza alcun tipo di sevizi cosicché gli abitanti, per vivere, si trovano di fatto costretti a raggiungere il centro città, utilizzando Vallette come una sorta di dormitorio.

È proprio a partire da queste riflessioni che si struttura il “Laboratorio Vallette”. «Prima di agire su un bene all’interno di uno spazio urbano è necessario studiare il territorio, non solo da un punto di vista architettonico, ma anche storico e sociologico. E per far questo è fondamentale parlare con chi quello spazio lo vive» puntualizza Camilla.

«Indagare Vallette, per noi, non significa soltanto conoscere il quartiere ma sperimentare, dal basso, nuove forme di protagonismo dei cittadini individuando e riattivando gli spazi in cui si riconosce la comunità» spiega Clara mentre sfoglia gli appunti degli incontri di LabZip.

Un esempio che mostra come la riqualificazione delle periferie non passi necessariamente dal proporre grandi piani e varianti ma da percorsi di inclusione e partecipazione della cittadinanza.