Dopo che sono state chiuse le porte al Salvini scrittore e le dimissioni del consulente Christian Raimo un’altra polemica legata alla presenza della casa editrice Altaforte, definita sovranista e vicina a CasaPound, si accende intorno al Salone del Libro di Torino.

Con un comunicato sul loro blog Giap, il collettivo Wu Ming annuncia che non parteciperà alla manifestazione dove era prevista per il 12 maggio una presentazione dell’antologia di suoi scritti su Tolkine, Il Fabbro di Oxford, casa editrice Eterea.

«Oggi annunciamo che la presentazione è annullata – spiega Wu Ming – Ormai è noto: al Salone avrà uno stand Altaforte, di fatto la casa editrice di Casapound. Nei giorni scorsi questa notizia ha suscitato molte critiche ed esortazioni a tenere fuori dalla kermesse una presenza platealmente neofascista. E come ha risposto il Comitato d’indirizzo del Salone? Con un comunicato che in sostanza dice: Casapound non è fuorilegge, dunque può stare al Salone, basta che paghi».

Aggiunge Wu Ming: «Come spesso accade, ci si nasconde dietro il “legale2 per non assumersi una responsabilità politica e morale. Per rigettare il fascismo non serve un timbro della questura».

Al collettivo cita il comunicato del direttore artistico del Salone Nicola Lagioia.

«Il giorno prima, Lagioia, che in quanto direttore editoriale si occupa del programma e non della parte commerciale della kermesse, aveva emesso un suo comunicato, dove, anche a nome del comitato editoriale, diceva cose giuste, purtroppo indebolite dalla chiusura in anticlimax: “Il Salone del Libro prevede ai suoi vertici una pluralità di soggetti, e dunque […] qualunque decisione verrà presa sia io che il comitato editoriale la faremo nostra”. Ebbene, la decisione è stata presa: quella di scrivere, a futura memoria, una nuova pagina nera, o bruna, nella storia di come fu normalizzato il neofascismo».

Continuano da Wu Minf: «A Torino si è compiuto un passo ulteriore nell’accettazione delle nuove camicie nere sulla scena politico-culturale italiana. Accettazione che da anni premia soprattutto i fascisti di Casapound, sempre intenti a rappresentarsi come “carini e coccolosi”, immagine che stride con la frequente apparizione di loro militanti in cronaca nera e anche giudiziaria, si veda, ad esempio, il recentissimo episodio di Viterbo».

«Accettazione che vanta ben più di uno sponsor, a partire dall’attuale ministro degli interni, del quale Altaforte pubblica l’intervista-biografia, in bella mostra sul sito della casa editrice accanto a quaderni di “mistica fascista” e biografie apologetiche di squadristi, gerarchi del ventennio, boia repubblichini e collaborazionisti vari».

«In difesa del proprio lavoro – affermano quelli di Wu Ming – Lagioia e il comitato editoriale hanno ribadito che il programma del Salone va nella direzione opposta, con eventi chiaramente improntati all’antifascismo e all’antirazzismo. È vero: è un programma di grande qualità, costantemente migliorato negli anni grazie alla nuova gestione. Ma questo non risolve il problema».

«Va sempre ricordato che, coi loro atti, i fascisti non parlano a noi, ma al loro mondo, e quel che diranno sarà: “Visto? Loro fanno le loro chiacchiere buoniste e antifasciste, ma intanto noi siamo qui, col nostro business e i nostri segni identitari, e nessuno ci ha fermati. Nemmeno con la storia di Viterbo ancora calda ci hanno fermati. Mentre gli altri parlano, noi andiamo avanti. Metro dopo metro”. Noi riteniamo che i fascisti vadano fermati e, metro dopo metro, ricacciati indietro. Noi riteniamo necessario dare segnali sempre più chiari e forti, come è stato fatto venerdì scorso nella piazza di Forlì. Noi non abbiamo intenzione di condividere alcuno spazio o cornice coi fascisti. Mai accanto ai fascisti».

«Per questo non andremo al Salone del Libro».

Wu Ming conclude esprimendo solidarietà a Raimo: «Nel contesto di queste polemiche, il collega scrittore Christian Raimo è stato oggetto di pesanti attacchi da parte di fascisti e reazionari assortiti, fino a dimettersi da consulente del Salone. Per la campagna d’odio che sta subendo, gli esprimiamo la nostra solidarietà».