La proposta sarà anche scioccante. Ma potrebbe avviare il primo passo per una soluzione riformatrice della questione migranti, coperta extralarge – non dimentichiamolo – per coprire le responsabilità dei comportamenti neocolonialisti del mondo occidentale e della Cina.

In sintesi: visto che gli sbarchi clandestini hanno mostrato in tutta la sua portata l’impotenza dell’Europa e la fragilità dell’Italia c’è da domandarsi se non sarebbe opportuno riprendere la politica dei visti turistici. Un ritorno al passato, è vero. Ma quel passato non aveva comunque prodotto i guasti laceranti sul tessuto collettivo e sul piano della democrazia interna che viviamo da più anni.
Soluzione che non sarebbe altro che l’uovo di colombo, con il pregio di spuntare le unghie ai trafficanti di morte del Mediterraneo, di tagliare i loro conti correnti e di rendere davvero obsolete le carrette del mare.

E potrebbe sterilizzare, infine, la polemica sui migranti diventata di giorno in giorno, di mese in mese, di anno in anno, tatticismo politico esasperante.

Una polemica priva di prospettive e divisoria per il  Paese, mentre l’economia è ancora nella palude e non dà ancora scosse così sensibili da superare la crisi e rilanciare l’occupazione. Crisi in cui saremo pur entrati per ultimi, ma in cui ci siamo da più tempo di altri. Come per i migranti.
Conosciamo l’obiezione: saremo nuovamente invasi da donne e uomini disperati in fuga da tutto e tutti. A parte che l’invasione temuta si è arrestata. Ma chi arriva sarebbe almeno meno povero, dal momento che il visto turistico non costa quanto uno sbarco clandestino, e dunque, non secondario, meno disperato.