La Giunta Appendino e la maggioranza Cinque Stelle hanno finalmente presentato il dossier per la candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026.

Una presentazione preceduta da un lungo e acceso confronto tra i consiglieri dissidenti e contrari alla candidatura e i consiglieri lealisti che hanno scelto – pur lamentando una scarsa condivisione – di stare dalla parte della prima cittadina.

Il dossier per la candidatura è stato affidato all’architetto Alberto Sasso, vicino a Beppe Grillo, e candidato non eletto alle recenti elezioni politiche del marzo 2018. Il suo dossier è stato rivoluzionato dalla maggioranza pentastellata in Sala Rossa che fin da subito ha mal digerito la sua nomina e la relativa consulenza da 50 mila euro.

Tra i punti salienti del dossier c’è l’ubicazione del Villaggio Olimpico nell’Area Ex ThyssenKrupp, un’area privata sulla quale è utile fare un po’ di chiarezza.

L’area ha una superficie complessiva di circa 290.000 metri quadrati su cui insiste un ex stabilimento industriale ormai in disuso per tristi vicende. L’area, storicamente a vocazione industriale per la sua vicinanza al fiume Dora, non dialoga con il tessuto cittadino residenziale ed è circondata da alcune barriere infrastrutturali e orografiche.

Si trova infatti circa 12 metri più in basso rispetto alle prime case su via Pianezza, e ha come barriera infrastrutturale la direttrice di corso Regina Margherita. I collegamenti con il resto della città sono attualmente molto scarsi e solo l’attuazione della variante urbanistica su cui insiste l’area potrebbe apportare qualche modifica.
Attualmente l’area è di proprietà di due Società per Azioni:

Ci si chiede le ragioni che hanno portato a optare per un’area che ha un forte carattere emozionale, ma che è totalmente in mano a soggetti privati.

Cassa Depositi e Prestiti possiede la totalità della Bonafous Spa, che a sua volta possiede poco più della metà dello stabilimento: è a totale partecipazione statale e opera attraverso un’immobiliare che ha il compito di valorizzare (vendere) il proprio patrimonio.

(Fonte: http://www.cdpimmobiliare.it/includes/immobiliImg/510_broc.pdf)

L’Acciai speciali Terni S.p.a. possiede la restante parte dell’immobile (con terreno annesso, confinante con corso Regina Margherita).
Questo assetto proprietario fa emergere alcune criticità mai fugate in nessuna delle presentazioni pubbliche del dossier da parte della sindaca Appendino

  1. Perché è stata scelta un’area privata di circa 300.000 mq per il villaggio olimpico, che attualmente confina con un’area produttiva e di commercio all’ingrosso?
  2. Qual è la ragione della scelta di un’area di tali dimensioni, a fronte del fatto che il Villaggio dell’Ex Moi costruito per le “Olimpiadi del 2006”, e additate da molti come le “Olimpiadi dello spreco”, insisteva su un’area di circa 50.000 mq (sei volte più piccola)?
  3. Perché non favorire un’area già di proprietà del Comune di Torino all’interno di un tessuto sedimentato della città, andando a valorizzare un patrimonio esistente?
  4. Costruire sull’area Ex Thyssen necessita di un intervento di bonifica (a seguito di un piano tecnico che stabilisce gli interventi necessari). Qual è l’iter e a quanto ammontano i costi per la bonifica dell’intero ambito?
  5. Il costo della bonifica è a carico del venditore, che deve per l’appunto proporre un bene in uno stato di agibilità. Spesso i costi di tali interventi ambientali rientrano in una trattativa di compravendita. In questo caso specifico, chi paga il costo di bonifica?
  6. Il dossier di candidatura è stato presentato da un soggetto pubblico che non ha la disponibilità diretta delle aree citate. A che titolo è stato fatto ciò, vi sono delle trattative in corso o dei pre-accordi con le due società o una di queste, che hanno dato un mandato per l’inserimento dei beni di loro proprietà?
  7. È stato stabilito già un prezzo di vendita prima della presentazione del dossier di candidatura, al fine di non innescare un processo di speculazione sui terreni immobiliari?

Domande a cui bisognerebbe dare una risposta, in trasparenza, perché non vorremmo che a una crisi industriale si rispondesse con un’operazione di speculazione immobiliare.