«La nostra Città ha una forte attenzione al sociale. E così la polizia municipale. Vorrei solo che altri non facessero ricadere sui vigili compiti che non hanno voglia di sobbarcarsi. Non può diventare la prassi. Così rischiamo di essere schiacciati». Parto da un pensiero espresso dal comandante della Polizia Locale di Torino durante la seduta di una commissione a Palazzo Civico lo scorso aprile.
Ben detto, ma quali sono i compiti che altri non hanno voglia di sobbarcarsi, quali invece sono quelli propri dei “vigili”, quali quelli richiesti dalla politica?
Perché il problema è sempre il solito: la certezza, la chiarezza e la comunicazione. Definire gli ambiti, contenere i versamenti della politica, restituire credibilità a un corpo che ha perso la fiducia e nel quale i cittadini non hanno più fiducia è fondamentale. Esistono tavoli per la sicurezza in cui non si chiariscono effettivamente i compiti, esistono protocolli di intesa assolutamente fumosi, manca un coordinamento con le forze di polizia. Si attende da troppi anni una riforma che nessuno vuole. Nel frattempo si possono porre i paletti per una azione di rinnovamento con quello che si ha, in maniera sabauda… e soprattutto chiarire quello che si vuole fare da grandi.
Perché leggere su un trafiletto di un noto quotidiano che uno spacciatore che si era nascosto in chiesa durante la messa che è stato arrestato proprio dalla polizia locale, crea qualche perplessità. Uno spacciatore trovato con 330 grammi di cocaina purissima del valore di 80mila euro pronta ad invadere ed a uccidere i nostri figli.
Perché apprendere su un trafiletto di altro giornale che la polizia locale ha contrastato la mafia nigeriana arrestando numerosi aguzzini di povere ragazze destinate alla prostituzione, mi rende incredulo.
Perché sapere che i “vigili” partecipano attivamente (e non solo dirigendo il traffico) agli sgomberi di case occupate, mi tocca profondamente.
Per poi conoscere l’esistenza del Nucleo Nomadi che lavora giornalmente nei campi, che censisce gli occupanti, che verifica le condizioni di igiene e scolarizzazione dei bambini; del Nucleo Prossimità che gestisce, purtroppo, casi di stalking, di molestie, di problematiche tra vicini (non certamente le briciole scrollate dalla tovaglia); del Nucleo Mirati con i cani K9 che intervengono su urgenze, lavavetri e borseggiatori sui bus (reato predatorio fastidiosissimo)…tutto questo mi lascia basito come cittadino.
Ovviamente non mi sorprende il lavoro costante di educazione al rispetto del codice della strada: controlli del tasso alcolemico, utilizzo scorretto del cellulare causa di moltissimi incidenti e così via.
Nel totale silenzio della politica, gli ormai anziani “vigili” con una età media di 45 anni, nell’attesa della riforma, attendono anche una guida. Un faro che illumini il loro cammino e che si accenda sul loro operato. Non per una gara maschia a chi fa più operazioni o più sequestri o più verbali ma per definire con coraggio chi fa e che cosa. Quando la politica, tutta, si accorgerà e capirà come utilizzare la polizia locale che è il principale regolatore della vita di tutti i giorni nello spazio pubblico delle città e nel territorio, quando una amministrazione lungimirante riuscirà a coinvolgersi ed a coinvolgere i propri uomini in un percorso di certezza, trasparenza, e competenza e quando questi imput politici verranno tramutati in una organizzazione (non se ne sceglie una, ma se ne chiede una!) allora non ci sarà più bisogno di scrivere trafiletti sui giornali o articoli o creare gruppi per la sicurezza o depositare proposte di riforme. Si rispetterà con la dovuta reverenza chi regola il traffico e contrasta i comportamenti di guida rischiosi, tutela i consumatori e garantisce il rispetto delle regole del commercio, tutela l’ambiente, controlla lo sviluppo edilizio e contrasta l’abusivismo, presidia, anche a piedi, lo spazio pubblico per garantire sicurezza nelle città e nel territorio.