Roberto Rosso, consigliere comunale a Torino ora punta al consiglio regionale del Piemonte e scommette molto su queste elezioni. Il candidato e nuovo leader piemontese di Fratelli d’Italia intende contrastare non solo Sergio Chiamparino, ma anche lo strapotere leghista nel centrodestra.

Per lei queste elezioni regionali contano molto. Perché?

Per me contano molto? Per gli altri contano poco, allora. Dovrebbero contare molto per tutti, perché la Regione è un ente che se gestito in maniera efficace, può essere fondamentale per il rilancio economico, culturale, occupazionale e sanitario di un territorio che conta 4,3 milioni di abitanti. Credo che i modelli di gestione che il Piemonte ha avuto sinora non siano stati efficienti e oggi ci troviamo con un bilancio che quasi al 90 per cento è impegnato sulla Sanità e non offre margini di manovra per tutti gli altri ambiti d’intervento. Non a caso la nostra economia ormai è stata superata da tutte le regioni del Nord e del Centro Italia. Bisogna cambiare drasticamente.

Come si trova in Fratelli d’Italia e cosa l’ha convinto a farne parte con un ruolo guida in Piemonte?

Mi trovo bene: il combinato disposto di Giorgia Meloni e Guido Crosetto ha creato forse per la prima volta in Italia un partito conservatore come lo intendono gli anglosassoni, dove le anime liberale e sociale si fondono senza estremismi, per il bene del Paese e della nostra comunità, contro un certo internazionalismo spinto che sta facendo molto male all’Italia.

Cosa contesta alla Giunta Chiamparino che punta a confermarsi alla guida della Regione Piemonte?

La totale paralisi propositiva che è durata cinque anni. Gli scandali di Eurofidi e Finpiemonte, che sono costati centinaia di posti di lavoro e milioni di euro buttati, alcuni dei quali oggetto di inchiesta penale per presunte possibili ruberie da parte di direttori e funzionari. Contesto un progetto di Città della salute al ribasso, dove si perdono 900 posti letto e contesto tante scelte che di fatto in un quinquennio hanno portato il Piemonte a peggiorare in tutti gli indicatori socio-economici, non certo a crescere come promesso inizialmente. In 5 anni non sono nemmeno riusciti a terminare il grattacielo regionale, anche se in questo caso non mi sento di addossare sulla giunta tutte le colpe di una situazione davvero ingarbugliata e iniziata con il solito appalto vinto da una Coop rossa, poi miseramente fallita.

Non le sembra che si speculi troppo su paure e sicurezza in una realtà piemontese di paesi in cui non pare si viva in un Bronx?

Mi pare al contrario che si tenti di nascondere la polveriera sociale che in molti quartieri di Torino è stata creata. Mi auguro che qualcuno prima delle elezioni si faccia una bella passeggiata nelle tante periferie totalmente degradate e ostaggio di persone senza lavoro ufficiale. Tra autisti di scuolabus che tentano di bruciare vive le scolaresche – non a Torino in questo caso – e condannati a piede libero che sgozzano un passante ai Murazzi, tra spacciatori sovrani del Valentino e baby gang che pure di giorno possono tranquillamente scippare i nostri figli, cittadini gambiani annoiati che spaccano i vetri delle auto in sosta, vorrei sapere cosa abbiamo da invidiare al Bronx, nel nostro Paese. Sempre che qualcuno sappia esattamente cos’è il Bronx, che non è certo Beirut in tempo di guerra, ma un quartiere problematico con luci e ombre e tante zone molto belle, come ha ancora la nostra Torino.

Qual è il suo giudizio su questa Europa in crisi e quali scenari prevede dopo il caso Brexit?

Siamo partiti con il piede sbagliato con l’euro, dimezzando il valore della lira rispetto al marco tedesco. Abbiamo lasciato che le decisioni fossero prese in riunioni ristrette tra Germania e Francia. In nome di una giusta e condivisibile amicizia tra i Paesi, abbiamo lasciato fare, credendo che l’interesse comune fosse al di sopra di tutto, invece ci stiamo rendendo conto che ogni Paese fa il proprio interesse e che quelli più forti tentando di prevaricare quelli meno. La Brexit? È il frutto di tante scelte sbagliate ma forse può essere un’occasione per far capire a tutti che l’Ue è importante, ma gestita in questi termini non sempre utile ed efficace per tutti, talvolta persino dannosa.

Quali iniziative intende intraprendere per rilanciare un Piemonte sempre in bilico con la crisi?

La parola d’ordine è la riforma della Sanità. Partendo da questa e adeguandoci al modello vincente della Lombardia, mutuato anche dal bianco Veneto e dalla rossa Emilia Romagna, potremo offrire maggiore scelta sanitaria ai cittadini grazie alle convenzioni, riducendo al contempo l’incidenza della stessa sul bilancio. Come dicevo, a noi la Sanità costa quasi il 90 percento del totale, in Lombardia costa il 50 ed è migliore, visto che tanti piemontesi vanno a farsi curare oltre Ticino. A loro restano tanti miliardi di euro da investire sul territorio, a noi niente. Se riusciremo ad avvicinarci a quel 50 percento, avremo 6-7 miliardi di euro da immettere nei circuiti della cultura, del turismo, dell’economia, dello sviluppo, della ricerca.

Come pensate di distinguervi dal vorace Carroccio con cui spesso si trova d’accordo (vedi idea fondi dalla Tav alla Metro)?

Puntando maggiormente sul Piemonte. La Lega, con la quale condividiamo tante battaglie, sembra essere più orientata verso la Lombardia. La questione Olimpiadi invernali lo dimostra: noi siamo piemontesi e crediamo nella centralità della nostra Regione, chiediamo che sia trattata nei ministeri e nelle decisioni che contano per quel che vale. Invece, spesso, siamo la ruota di scorta di qualcun altro, anche per le incapacità politiche dei nostri rappresentanti territoriali.

Da vercellese e preoccupato dagli sviluppi della via della seta?

È una grande opportunità che non dobbiamo farci sfuggire. Ormai la Cina è la fabbrica del mondo ed è possibile, oltre che conveniente, far passare molte merci attraverso il Canale di Suez e quindi il Mediterraneo, facendole approdare a Genova. Per il Piemonte creare un retroporto efficiente, significa creare migliaia di posti di lavoro e benessere per generazioni. Basti pensare che il retroporto di Rotterdam vale circa 42 miliardi di euro di fatturato.