Patrizia Saccà , la campionessa paralimpica di tennis tavolo, membro della giunta nazionale del Comitato Italiano Paralimpico, ex impiegata amministrativa all’ospedale Mauriziano di Torino, insegnante di yoga  e candidata capolista alle prossime regionali per il Partito Democratico, si racconta a Nuova Società.

Nel raccontare di quando le è stato chiesto di pensare ad una sua candidatura ha confessato di essersi presa del tempo per riflettere. Cosa la rendeva dubbiosa e cosa l’ha fatta decidere per il si? 

Quello che mi sono chiesta per diversi giorni è stato: la politica può c’entrare con il mio mondo? E io c’entro con la politica? La risposta in realtà era sotto i miei occhi perché la politica di fatto è tutto e riguarda tutti.

Mi sono detta, perché no? Ho delle cose da dire anch’io, vivo nel sociale tutti i giorni, a contatto con giovani e anziani, nelle scuole e negli ospedali, questa potrebbe essere l’occasione per parlare di qualcosa che conosco bene. Parlare con la gente è qualcosa che faccio tutti i giorni ed è questo che mi ha mosso, la forza delle storie che potrei raccontare, compresa la mia, raccontare di come si sopravvive e di come lo si può fare in maniera positiva. E non si tratta di buonismo, come potrebbe semplificare qualcuno, è un atteggiamento verso la vita e un modo di stare in mezzo alle persone. Ecco, la mia candidatura rappresenta la possibilità di ricominciare, ripartire dalle esperienze vere, concrete. 

Il mio motto è sempre stato “Non arrendermi mai e se l’ho fatto è stato per poco”. In qualche partita o competizione sportiva forse non ho creduto abbastanza in me, ma nella vita sempre. Crisi è quel momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”, osservava Gramsci. Una  considerazione  purtroppo ancora oggi particolarmente attuale. Se non saremo in grado di far nascere una nuova organizzazione della società, più coesa, meno divisiva, andremo incontro a un’epoca ancora più imbarbarita. 

La politica dunque come strumento per portare a destinazione alcuni messaggi. È cosi che la intende?

Esattamente. Proverò a farmi portavoce di alcune esigenze, di alcuni pezzi di vita reale. Vorrei far ascoltare cosa c’è dietro al mondo della disabilità, raccontare della fatica di alcune famiglie, di cosa accade dopo un dramma. Non potete immaginare quale soddisfazione si possa provare nell’aiutare qualcuno  a risolvere le cose.

Mi sento un pioniere, voglio fare in modo che le cose migliorino. Ognuno di noi può fare la sua parte. Personalmente, ho più “ieri” che “domani” e vorrei utilizzare questo mio domani facendo e dicendo qualcosa di utile, se non ci provo non lo saprò mai. Voglio portare idee nel partito, proposte e punti di vista di una donna normale che ha lavorato, si è divertita, ha amato ed esultato per le vittorie e pianto per le sconfitte. Come tutto questo possa concretizzarsi ancora non lo so, ma so che, laddove ci sono persone corrette e oneste in grado di affiancarmi – e penso al presidente Sergio Chiamparino e al segretario metropolitano Mimmo Carretta-  certamente sarà più semplice farlo.  

In tema di disabilità e accesso alle cure tanto è stato fatto, cosa resta da fare e quali saranno le questioni su cui si concentrerà in caso di elezione?

Penso ad esempio alla diversità di trattamento malattia tra Inps e Inail. Immagini due individui. Stessa età, stesso tipo di lavoro ma con una sola differenza: il contratto di lavoro, una da dipendente, l’altra di altro tipo, ad esempio partita Iva. Immaginate che entrambe si ammalino nello stesso momento della stessa malattia. Qui le loro storie improvvisamente si dividono.

L’una può dire ai suoi datori di lavoro: mi è successo questo, ricevere solidarietà, andare all’ufficio del personale e spiegare la situazione, prendersi il diritto alla malattia,  con lo stesso stipendio, e affrontare la sua battaglia con dignità. Per l’altra invece, comincia una via crucis che, al dolore della malattia, aggiunge anche le difficoltà economiche e amministrative. Penso a tutte quelle piccole azioni in grado di migliorare la libertà personale di una persona disabile (buono taxi, trasporti, assistenza domiciliare…). 

Ha dichiarato di aver sempre votato per il centro sinistra, come elettrice cosa si aspetta dalla sinistra di oggi? 

Sono cresciuta in anni in cui ci si incantava a sentir parlare personaggi come Berlinguer, appassionato, leale. Mi piaceva la politica intesa come “l’occuparsi dell’altro”, qualcosa a cui la mia famiglia mi ha sempre abituato. Quello che oggi mi aspetto dalla sinistra e dalla politica è la stessa attenzione “per l’altro” che aveva un tempo, mi aspetto di nuovo attenzione per i diritti dei lavoratori.

Trovo insensato ad esempio chiedere a persone di quasi sessantenni di sostenere turni che richiedono le energie di quando si aveva trent’anni. Pretendiamo che i lavoratori si aggiornino costantemente con corsi di formazione, specializzazioni e in cambio cosa offriamo?  in termini di qualità della vita sul posto di lavoro? Di sicurezza? Occuparsi dell’altro vuol dire tornare a occuparsi di welfare e sanità, vuol dire investire nell’occupazione di nuove risorse umane da inserire negli ospedali per consentire un ricambio generazionale di medici e infermieri, vuol dire investire denaro in posti letto per permettere ai pazienti di rimanere anche qualche giorno in più in reparto senza l’urgenza di mandarli via per lasciare il posto a qualcun altro…

 Unione è una parola che spesso ricorre nelle sue dichiarazioni. Come intende declinare questo concetto in impegno concreto?

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita «Yug» che significa unire, legare assieme. Significa anche unione in perfetto equilibrio di tutte le componenti del nostro essere: corpo, mente, spirito. Il che vuol dire unione con me stessa e con le persone che ho davanti. Nell’unione si costruisce, nella divisione no. L’Italia è un bellissimo posto ma non siamo ancora riusciti a costruire unità nel rispetto di tutte le diversità. Dunque, il concetto di unione va declinato sui diritti,  sulle tutele di tutti, nel rispetto delle singole storie, senza cadere nell’errore di ragionare solo per macrocategorie. 

Chi sono i suoi avversari politici e come intende affrontarli?

Non sento di avere avversari, e comunque non me ne preoccupo. È un po’ come nello sport: per affrontare i cosiddetti avversari, ci si allena, si mangia bene, si va a dormire presto…si lavora su stessi e non contro qualcuno. Cosi farò in politica. Ciò che mi interessa non è il conflitto ma i contenuti. Si può fare opposizione in maniera non violenta, senza ricorrere ai conflitti. Basta entrare nel merito dei contenuti.  Anche nel confronto con  l’avversario bisogna mostrare umiltà, umiltà nel riconoscere chi si ha davanti e in alcuni casi umiltà nel riconoscere che l’altro meritava di vincere. Il vero atleta è quello che sa perdere e con questo non voglio di certo dire che corro per perdere…Vorrò però rimanere fuori dalle polemiche e dagli attacchi, soprattutto se non costruttivi. Quello di cui parlerò in campagna elettorale sono i valori, quei valori che dovrebbero essere trasversali a tutta la politica e che spetta alla politica tradurre in azioni.  

Si è definita una donna del popolo…cosa vuol esattamente essere una donna del popolo?

Vuol dire che sono una persona come tante, che nella vita è riuscita a emergere ma che non per questo dimentica da dove arriva. Non dimentico la rabbia che ho provato e che ho imparato, col tempo, a dominare dopo l’incidente avuto da bambina, non dimentico il sacrificio, la fatica, il lavoro, cose insomma che tutti affrontano quotidianamente.

Questa è la meraviglia della gente del popolo, il loro tentativo di provare a fare sempre qualcosa, il darsi da fare perché non c’è tempo per cercare scuse  e  fare con ciò che si ha. Questo approccio alle cose, lo devo a mia madre, a lei devo dire grazie. Per non avermi mai fornito giustificazioni per non fare, per non aver mai trasformato il riguardo nei miei confronti in scusa per delegare ad altri ciò che potevo fare da sola. “Tu sei come prima” mi ripeteva, hai braccia, testa  e cuore per dare una mano, per fare la tua parte. Guarda a quello che puoi fare e non a ciò che non puoi più”. 

“I diritti sono sotto attacco. Il partito si ricordi di noi, a partire dai nomi femminili in lista” questo l’appello di alcune donne del Partito Democratico. Cosa ne pensa?

Concordo. Le donne sono multitasking, fanno mille cose e sanno essere mille cose. Lavoratrici, madri, amiche…La sensibilità femminile è unica, la loro capacità di accogliere e ascoltare è unica, cosi come lo è la loro forza di volontà e la determinazione nel lottare per un ideale. Qualità che andrebbero certamente valorizzate anche in politica.  

Quale promessa si sente di fare agli elettori e cosa promette a se stessa?

Prometterò l’unica cosa che so di poter fare, una cosa apparentemente semplice ma molto complessa a cui non siamo forse più abituati: metterò in pratica l’ascolto e l’accoglienza.  Questo chiedono i cittadini, di essere ascoltati.  Esiste un esercizio nello yoga che si chiama “lo sguardo innocente”. Ci si mette l’uno di fronte all’altro e ci si ascolta per tre minuti senza interrompere o parlarsi sopra. Un esercizio che faccio continuamente con le persone che seguo o con i ragazzi che incontro nelle scuole…funziona. Fa sentire importanti, compresi.