Daniele Valle, consigliere regionale uscente, si è ricandidato alle prossime regionali in Piemonte, nelle liste del Partito Democratico, nel collegio di Torino.

Lo abbiamo incontrato per farci raccontare di come sono andati questi anni di giunta Chiamparino e del prossimo appuntamento elettorale del 26 maggio e di come il Pd si stia preparando a queste consultazioni.

 Valle, alla luce dei cinque anni passati, qual è il merito principale di questa maggioranza di sinistra in Piemonte?

Abbiamo principalmente restituito serietà e autorevolezza a un’istituzione screditata, rimettendo a posto i conti. Ricordo che il Piemonte aveva sul collo più di 8 miliardi di debiti. Abbiamo potenziato la capacità di investimento della nostra Regione. La sanità è uscita dal commissariamento, un fatto non da poco che ci permetterà di tornare ad assumere e investire.

Abbiamo investito in maniera importante su Cultura e Turismo, anche per compensare il deficit creato dalla sindaca di Torino rispetto a questi due settori, da una parte rinnovando tutta la normativa, semplificandola e aggiornandola con grande coinvolgimento degli operatori, dall’altra facendo investimenti importanti: penso ad esempio ai centri di protagonismo giovanile, al teatro Isabella a Torino, penso al Borgo Castello o alla Mandria e ancora al teatro di Cuorgnè o al tracciato della ciclabile della via Francigena, un “poker” d’itinerari perfetti per gli escursionisti, ma anche per le famiglie e i turisti “slow”: occasioni per scoprire territori ricchi di testimonianze storiche e artistiche.

Quali sono invece gli obiettivi su cui ritiene si debba intervenire nei prossimi cinque anni ?

Certamente tra le priorità da affrontare c’è quella di lavorare sulla non autosufficienza, sugli assegni di cura e la domiciliarità delle cure per i pazienti non autosufficienti. Temi su cui abbiamo iniziato a dare segnali concreti integrando politiche sanitarie con politiche sociali e destinando 20 milioni di euro per estendere gli assegni di cura dalla città di Torino al territorio piemontese. Dobbiamo continuare a investire in edilizia popolare sia in termini di riqualificazione che di acquisizione di nuovi spazi. Lo Sport: così come abbiamo fatto in questa legislatura rispetto al sistema neve a cui abbiamo garantito risorse, nuove opportunità di sviluppo e lavoro, allo stesso modo dobbiamo approcciarci al il sistema sportivo, riaggiornando la normativa, specie in materia di impiantistica sportiva per superare il problema delle concessione e dei bandi e del decadimento di alcuni impianti. Penso ad esempio a tutti quei campi da calcio in sintetico ormai da rinnovare.

Pezzi importanti di Piemonte hanno rivendicato con fermezza l’esigenza di portare a termine il Tav. La stessa caparbietà su cosa bisognerebbe dimostrarla a suo parere?

Bene le prese di posizione sulle infrastrutture, sul Tav, ma il Piemonte è anche molto altro, l’alta velocità non è l’unica questione sulla quale schierarsi convintamente. Così come ci siamo battuti affinché alcune opere strategiche allo sviluppo del Piemonte non venissero messe in discussione, non dobbiamo permettere che vengano messi in discussione altri nodi strategici per la crescita della nostra regione: abbiamo la necessità di riavviare una rigenerazione urbana delle periferie, di ulteriori investimenti in tema di sostenibilità ambientale, di lavoro, di innovazione tecnologica nell’industria piemontese. Tutte voci strettamente correlate tra loro e che possono fare della nostra regione un esempio di buona politica e buona amministrazione.

Qual è lo scenario politico a cui l’elettore si trova chi andrà a votare il prossimo 26 maggio?

Ci presentiamo alle elezioni con una fotografia ben chiara sotto gli occhi: da un lato il fallimento palese della capacità dei Cinque stelle di trasformare ogni proposta in politica. Si sono rivelati, sia a livello regionale che nazionale, immobili su tutti i fronti e non hanno saputo far seguire alle parole i fatti. Dall’altra parte abbiamo la Lega che, per quanto con Salvini possa presentarsi come un’apparente grande novità, nei fatti poi non lo è. Bisogna ricordare a tutti che Lega sta governando da circa un anno a livello nazionale e ha governato il Piemonte nella scorsa legislatura con Roberto Cota presidente… e ci ricordiamo tutti cosa sia accaduto e quale epilogo quella Giunta leghista abbia avuto.

Su quali aspetti dovrebbe puntare il Partito Democratico in questa campagna elettorale per tornare ad essere credibile?

Semplicemente sulla differenza che possono fare le persone. Abbiamo un candidato presidente preparato e competente e una squadra sui territori molto più forte, ed è li che si giocherà la nostra partita. Sulla credibilità delle persone e sulle loro competenze.

Per riannodare il rapporto con le persone dobbiamo si rivendicare con orgoglio il lavoro fatto ma non negare, allo stesso tempo, problemi incontrati o rimasti insoluti per i motivi più svariati. Mi viene in mente ad esempio tutta la questione liste d’attesa. Il Piemonte in questi anni ha anticipato con il proprio piano gran parte delle azioni contenute in quello presentato dal Governo. Con 10 milioni di euro sono stati finanziati piani specifici per ogni singola Asl, prevedendo aumento del personale e l’estensione degli orari di apertura di strutture e ambulatori. Ma la partita non è chiusa, possiamo fare ancora molto per migliorare l’efficienza del sistema.

Sono convinto che se faremo un discorso onesto e trasparente con i cittadini, si possa rinsaldare quel legame con la sinistra che sembrava essersi affievolito. Non dobbiamo farci cogliere impreparati, ciechi e sordi rispetto a ciò che la gente comune chiede. Il lavoro fatto serve a renderti credibili ma il voto lo si conquista con una proposta convincente e con una vera condivisione delle questioni da affrontare.