Nadia Conticelli, consigliera regionale del Piemonte uscente, si è ricandidata per le elezioni del 26 maggio. Sempre con il Partito Democratico.

Durante l’amministrazione Chiamparino è stata presidente della II Commissione consiliare (Pianificazione territoriale, urbanistica, edilizia residenziale, trasporti e viabilità, espropri, OO.PP., navigazione, comunicazioni), membro delle Commissioni Welfare e Sanità, Sviluppo Economico, Ambiente, Legalità, ha sempre seguito i temi legati alla parità di genere, la Sanità, il giorno d’azzardo, il sovraindebitamento, trasporti, logistica e pianificazione territoriale, politiche europee, edilizia sociale, urbanistica, integrazione.

54 anni, madre di tre figlie, laureata in Lettere classiche, insegnate di latino e materie letterarie, giornalista pubblicista, è stata anche presidente della Circoscrizione 6 a Torino. Attualmente è membro della segreteria metropolitana con delega ai Trasporti e alle Politiche della casa, componente della Commissione Statuto regionale e membro dell’Assemblea nazionale.

Quello che oggi è diventato il motto del Partito Democratico per queste elezioni regionali, “il coraggio di dire Si” è un po’ anche la parola chiave che l’ha accompagnata nel suo mandato di consigliera rispetto al completamento di importanti infrastrutture del Piemonte. Tanti Sì sono rimasti però ancora appesi, penso a Tav, Metro2, al Terzo valico. Uno stallo che andrebbe risolto come?

Direi che la Regione Piemonte ha fatto la sua parte per quanto riguarda infrastrutture e Trasporti: ricordo i finanziamenti per sostenere il Trasporto pubblico locale, l’acquisto di nuovi bus e treni ecologici e di nuova generazione, il rafforzamento del Sistema ferroviario metropolitano, il salvataggio di Gtt, la più grande azienda di trasporto pubblico del Piemonte, con oltre 70 milioni di risorse, oltre agli investimenti sul rinnovo parco mezzi. Sono state attivate risorse per 102 milioni di euro per opere viarie in corso di realizzazione o in via di realizzazione. 

Inoltre, dopo anni di mancati investimenti in manutenzione, oltre 330 milioni sono stati messi a disposizione. La Regione ha infine seguito le trattative per il passaggio di gestione di 1000 km di strade da Province ad Anas, ottenendo l’impegno a realizzare specifici investimenti sulle strade trasferite. Ma non basta. La battaglia per sbloccare le grandi e piccole opere, dalla metropolitana torinese al completamento della linea per Lione, indispensabili per rilanciare il sistema trasporti della nostra regione, realizzando infrastrutture all’altezza dei tempi che stiamo vivendo, è assolutamente necessaria e la stiamo conducendo. Ma purtroppo le decisioni che sbloccherebbero lo stallo sono in capo al Governo attuale, che prende tempo e non decide. Su questi temi sicuramente continuerò a lottare.

In alcune sue dichiarazioni ha parlato di sviluppo ancora a macchia di leopardo In Piemonte, a cosa si riferisce? In cosa il Piemonte deve investire nei prossimi cinque anni?

La ripresa economica nella nostra Regione è ancora flebile e soprattutto non omogenea. Ci sono aree geografiche, come ad esempio il cuneese, dove la crisi è ormai alle spalle grazie ad un tessuto produttivo e ad una rete imprenditoriale che in Italia non ha eguali. Ma esistono altre aree dove la crisi morde ancora, soprattutto nel torinese, dove il passaggio da un’economia prevalentemente legata al settore metalmeccanico ad un sistema economico multiforme e senza un settore dominante non ha ancora permesso alla fitta rete di piccole e medie imprese che caratterizzano l’economia torinese di riprendere a crescere come nel passato.

A mio parere il Piemonte dovrebbe investire principalmente nella tutela e promozione, in Italia e nel mondo, delle sue eccellenze (che sono davvero tante) soprattutto nel settore agroalimentare, nella ricerca medica, nell’innovazione tecnologica ma anche nelle sue risorse storico-culturali. E ancora, occorre sostenere gli incubatori di start up, con finanziamenti ad hoc per giovani ricercatori e le nuove imprese più innovative: penso possa essere il motore di sviluppo più lungimirante per una regione come la nostra che deve rilanciare il suo tessuto produttivo e la sua economia.

È noto il suo impegno per le periferie, cosa è cambiato in questi anni ad esempio nel quartiere in cui lei vive? E di cose ci sarebbe bisogno che ancora non è stato fatto per la riqualificazione urbana delle periferie?

Intanto dovremmo tornare a pensare che “periferia” non è una brutta parola. Sono i quartieri dove viviamo, dove crescono i nostri figli, dove, insieme a tanti problemi, c’è una vitalità positiva e costruttiva che ha dato vita a tante sperimentazioni. Io vivo in periferia e lì batte il cuore delle mie esperienze di vita migliori. Ho sempre pensato che l’impegno per migliorare la qualità della vita nelle periferie fosse la cartina al tornasole di una buona amministrazione: conosco molto bene la realtà dei quartieri della zona nord, zone difficili ma piene di risorse umane e urbanistiche da rilanciare e riqualificare.

Devo dire che negli anni in cui il centro sinistra ha amministrato il capoluogo piemontese si è visto un lento cambiamento in positivo, con importanti trasformazioni sulla Spina 3 e riqualificazione di importanti aree industriali dismesse, come ad esempio la Ex Incet di via Cigna e altre ancora che ho avuto modo di seguire quando ero vicepresidente del Comitato Urban Barriera. Si era lavorato per cambiare una tendenza in sostanza, avviato un processo, ancora fragile, che era da sostenere e potenziare. Invece in questi tre anni si è bloccato tutto e stiamo tornando indietro. Si è tagliato sulle manutenzioni , abbandonato i grandi progetti di riqualificazione, come linea 2, Scalo Vanchiglia o Manifattura Tabacchi, tagliato sui trasporti, in particolare sulle linee delle periferie, che sono state ridotte o esternalizzate. La qualità della vita nella periferia passa attraverso il controllo del territorio, le opportunità culturali aggregative, i servizi.

Come Regione abbiamo investito ad esempio sul rafforzamento del sistema sanitario territoriale, a breve partiranno ad esempio i lavori di ammodernamento dei poliambulatori di via Montanaro, lungo Dora Savona, corso Racconigi, corso Corsica, Amedeo di Savoia. 

Tra i motori dello sviluppo lei ha spesso citato anche l’agricoltura di qualità, qualcosa che non solo fa bene all’economia ma anche ai territori, all’ambiente, alla nostra cultura. A quali misure pensa in particolare?

L’economia e la tradizione produttiva piemontese è fortemente legata all’agricoltura, con decine di prodotti Doc, Dop e Igp che hanno prodotto la ricchezza dei nostri territori, una varietà culturale riconosciuta anche dall’Unesco nel 2014 con l’istituzione del nuovo sito Patrimonio dell’Umanità di Langhe, Roero e Monferrato. Un’agricoltura sana e competitiva non deve rinunciare ma anzi deve puntare alla tutela dell’ambiente come punto di forza del proprio stare sul mercato: un volano che può valorizzare e far crescere i nostri territori come nel caso che ho appena citato.

È necessario supportare ed incentivare l’inserimento lavorativo di giovani e nuove professionalità: non solo agronomi e operatori agricoli, ma anche istituire un fondo per il sostegno delle start up nell’ambito agricolo. Questa per me potrebbe essere una misura di sostegno sensata e fattibile.

Oltre che su infrastrutture e lavoro, si è spesso battuta per i diritti delle persone. È questa la chiave per far vincere la sinistra?

Direi che i diritti civili dei cittadini sono il punto cardine del mio essere di sinistra e questo dovrebbe essere il baricentro di tutte le nostre proposte politiche. Parlare di diritti significa parlare delle persone e della loro quotidianità, dell’accesso ai servizi, della sicurezza, della salute, delle pari opportunità per i giovani e per le donne, per chi convive con la disabilità, per le famiglie e per la libera scelta dell’orientamento sessuale. Una comunità sicura ed inclusiva si costruisce così, non certo aumentando le fratture ed esaltando i disagi.

Chi governa i problemi li deve risolvere, non sbandierarli. È importante condividere una barriera valoriale forte ed insormontabile per arginare i tentativi di “marcia indietro” che sono stati messi in atto recentemente a proposito dei diritti delle donne in particolare. In questa legislatura ho seguito attivamente le leggi contro la violenza di genere, contro le discriminazioni, il rafforzamento dei consultori in particolare per i giovani, la lotta al gioco d’azzardo patologico.

Sempre in tema di attenzione alle persone, questa che si è appena conclusa è stata una legislatura iniziata con la legge Salva-sfratti e terminata con la legge salva-mutui. Quale sarebbe la prima azione politica che proporrebbe in caso di elezione?

Mi sembra normale che in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo da oltre 10 anni le misure più urgenti e prioritarie da adottare da parte del Governo regionale siano state quelle legate al contrasto alla povertà e al sostegno delle fasce più deboli. Ho lavorato molto sulle politiche della casa, che non vuol dire solo case popolari. Oggi il tema della casa investe tutti, quindi abbiamo lavorato su fronti diversi: i criteri di accesso alle case popolari, ma anche gli affitti agevolati in cooperativa o nel mercato privato, i fondi “salva sfratti” e quelli “salva mutui”. Oggi la fragilità economica infatti investe giovani, anziani e famiglie.

Amministrare per me ha significato restare a stretto contatto con i problemi delle persone e con i cambiamenti della società. Ho ascoltato e mi sono confrontata molto con i cittadini e continuerò a farlo: continueranno ad essere  loro ad ispirare la mia azione politica futura. Sicuramente il tema della casa mi è particolarmente caro e vorrei fosse al centro della mia prima azione politica in caso di rielezione.

 

foto fornite dall’Ufficio Stampa di Nadia Conticelli