Il percorso verso le elezioni comunali del 2021 è ormai entrato nel vivo.

Le difficoltà di queste ore dell’amministrazione Appendino sanciscono di fatto la fine di questa esperienza di governo della Città e aprono alla costruzione di progetti, idee e alleanze per le elezioni di Torino.

Come prepariamo questo percorso e il nostro progetto? Come coinvolgiamo le forze della nostra Città? Che direzione vogliamo prendere?

Le recenti consultazioni regionali ci portano a riflettere sul fatto che lo schema di alleanze messo in campo, partendo dal centro sinistra storico con alcune integrazioni, non è stato sufficiente per vincere. Anzi in molti territori piemontesi l’alleanza messa in campo non è mai risultata competitiva. Solo a Torino abbiamo raggiunto risultati incoraggianti e tali da far risultare l’alleanza di centrosinistra in grado di contrastare e sconfiggere la Lega e il M5S.

Dobbiamo partire da questa consapevolezza per riflettere sul metodo, le azioni e le proposte da avanzare per costruire una alleanza più ampia: inclusiva non solo di partiti e movimenti che hanno un loro insediamento in città, ma in grado di aggregare forze sociali e mondi organizzati, potenzialmente di centrosinistra, oggi lontani quando non ostili per ragioni che stanno anche nei nostri errori di governo compiuti sia a Roma che in Piemonte. Non si tratta solo di usare un linguaggio diverso, ma di costruire con metodo nuovo relazioni e confronti.

Metodo che deve essere percepito come una novità vera: non una furbizia politicista e organizzativa. Solo un PD che sappia usare concetti, parole e proposte nuove potrà mettersi al lavoro di qui al 2021 con qualche speranza di produrre una politica aggregante, condivisa, riformista.

Le esperienze che abbiamo alle spalle a Torino ed in Piemonte, e che abbiamo condiviso ieri sera al partito, ci dicono che hanno perso efficacia le coalizioni costruite con il vecchio metodo: senza rapporti reali con il mondo produttivo, con i sindacati e l’associazionismo; senza percepire la domanda di “civismo” che opera nella società in profondo ed ha capacità mobilitanti quando i temi sono alti e significativi; senza riprendere il filo di un rapporto, certo difficile ma indispensabile, con le tante “periferie” cittadine.

Il PD, se vuole battere allo stesso tempo la destra aggressiva a guida Lega e il M5S, i cui disastri politici ed amministrativi sono sotto gli occhi di tutti e che ciò nonostante mantiene una base non banale di consensi, deve darsi la missione di promuovere nuove alleanze sociali e politiche in grado di  dare vita ad una ALLEANZA CIVICA DI GOVERNO. 

Si tratta di svolgere un lavoro lungo con effetti oggi non del tutto prevedibili; si tratta di esplorare mondi e situazioni che nel recente passato abbiamo trascurato o verso i quali abbiamo avuto un rapporto strumentale di corto respiro.

Si tratta, in sostanza, di dare vita nella situazione nuova di oggi, ad un metodo di relazione e confronto che risultò premiante per le candidature di Valentino Castellani e Sergio Chiamparino. Parlo di metodo, di approccio, di scelta politica, perchè è del tutto evidente che ci troviamo in un quadro politico, sociale e organizzativo del tutto diverso.

Abbiamo visto in questi mesi il manifestarsi di movimenti a base civica, e non solo, capaci di mobilitare migliaia di persone a favore della TAV. Abbiamo partecipato come PD al  PRIDE, manifestazione insieme gioiosa e determinata nel rivendicare diritti fondamentali per tutti. Abbiamo visto un Primo Maggio di unità sindacale e la ripresa dell’iniziativa sindacale.

Abbiamo visto migliaia di giovani in piazza a sostegno delle iniziativa a difesa dell’ambiente con forti richieste di inversione nei comportamenti pubblici e privati in materia di tutela  dell’ambiente. Assistiamo al crescere di movimenti sempre più insofferenti nei confronti delle politiche di Appendino, che vanno dalla critica radicale alle politiche per il commercio e per i trasporti, alle crescenti delusioni per le tanti occasioni perse e per il radicalismo inconcludente del M5S ( Olimpiadi, TAV, cultura); oltre che del nulla fatto verso il grande ed irrisolto tema delle periferie.

Accanto a questi movimenti c’è a Torino una città organizzata che non trova interlocutori attenti ed in grado di trasformare le loro proposte/richieste in politiche attive e conseguenti. Pensiamo all’esteso mondo del Terzo settore e del volontariato. Pensiamo all’associazionismo culturale e sociale. Pensiamo al grande mondo dell’associazionismo sportivo. E  potrei continuare.

Se si pone attenzione si vede che corrisponde in gran parte ai temi che sono propri delle politiche del PD: infrastrutture, lavoro, ambiente, diritti, politiche di genere,  cultura e formazione, assistenza, rappresentanza sindacale, autonomia amministrativa e sostegno ai comuni,  ecc. ecc.. Si pone per noi il tema di intercettare questi mondi, di interloquire con loro, di incoraggiarli a dare stabilità e continuità ai loro movimenti di porci noi stessi di dare a questi temi piena rappresentanza.

Naturalmente ci sono alcuni grandi temi nazionali (immigrazione, Europa, crescita economica e diritti, ecc. ecc.)  sui quali è indispensabile che il PD definisca meglio la sua politica, senza strappi e giri di volta che servono solo a confonder gli elettori e rendere difficili le politiche volte ad aggregare forze.

Quando parlo di ALLEANZA CIVICA ATTORNO AL PD penso a questa Torino, in gran parte a noi sconosciuta. Dobbiamo ripartire da qui, per definire il nostro programma e le nostre alleanze. Tutti siamo convinti che da soli non bastiamo e che è insufficiente anche il perimetro tradizionale delle forze politiche a noi alleate.

Naturalmente l’assunzione di questo obiettivo comporta l’assunzione di decisioni anche organizzative che lo accompagnano.

Condivisa questa impostazione, naturalmente da precisare meglio, ne consegue che anche relativamente alla scelta del candidato sindaco e della squadra che dovrà sostenerla il processo decisionale questa decisone non può riguardare solo il PD. Sul punto la nostra disponibilità non può essere solo formale, di quasi accondiscendenza alla richiesta di altri, ma di metodo e di convinta ricerca, attraverso un processo partecipato da tutti i soggetti, della/delle candidature più aggreganti, forti e competitive.

E’ del tutto evidente che il PD dispone di figure forti, esperte e capaci in grado di ricoprire il ruolo di sindaco e di assessore e che esse dovranno essere pienamente in campo nel confronto che si aprirà. Non è questo il punto in discussione, ma la nostra capacità di costruire queste candidature con la coalizione così come si definirà e secondo le procedure che si concorderanno. Senza dimenticare che il nostro Statuto vincola noi al suo rispetto e che questo vincolo non si estende automaticamente ai nostri alleati.

Un’ultima considerazione sul tema dell’ unità del nostro partito.

Questo aspetto è centrale nel percorrere la strada del confronto e della costruzione dell’Alleanza civica.

La nostra unità è una precondizione per ottenere l’obiettivo che ci proponiamo di conseguire. Se il PD non sarà unito, se prevarranno le pulsioni correntizie e personali, se ci presenteremo “sparpagliati” al confronto, tutto sarà più difficile. Discutiamo tra di noi apertamente e quanto sarà necessario, decidiamo insieme e poi marciamo uniti.

Se saremo uniti e credibili potremo affrontare con la necessaria determinazione il lavoro che ci attende.

 

Scritto da Raffaele Gallo, consigliere regionale piemontese del Pd