Il primo semestre di governo cittadino a opera della Giunta pentastellata guidata da Chiara Appendino ha messo in luce le difficoltà di porre in atto quella svolta che molti si aspettavano dalla nuova Amministrazione e che era stata promessa in campagna elettorale. Un numero significativo di cittadini, a livello singolo o riuniti in associazioni, comitati locali e organizzazioni di ispirazione ambientalista, ha così deciso di programmare un momento di confronto con l’Amministrazione, previsto per il prossimo sabato 21 gennaio. Per avere qualche anticipazione sui temi in oggetto, abbiamo sentito Emilio Soave, vicepresidente di Pro Natura, una delle organizzazioni che hanno promosso l’incontro.

Quali sono i motivi che hanno portato a questa richiesta di verifica del percorso amministrativo?

Uno dei punti più controversi è senza dubbio quello relativo all’area Ex Westinghouse-Nebiolo, dove si è deciso di dare il via libera al progetto che prevede la costruzione di un ennesimo centro commerciale a ridosso del quartiere San Paolo, in modo da poter iscrivere a bilancio 19 milioni di euro derivanti dai relativi oneri di urbanizzazione che il Comune dovrebbe incassare a fronte del progetto.

Quali sono le criticità di questa scelta?

Intanto il fatto che sul progetto pesi ancora il ricorso al Tar da parte di Novacoop, che se dovesse venire accolto manderebbe a monte tutta l’operazione, creando un buco di bilancio per il mancato introito già contabilizzato. Poi il fatto che una rendita di tipo patrimoniale (quindi un introito una tantum, ndr) sia stato utilizzato per finanziare spesa corrente, in questo caso i contributi al sistema cultura. Il tutto senza un’adeguata informazione ai cittadini e senza tenere conto delle diverse istanze portate avanti dal Comitato locale che da anni si occupa della vicenda. Duole in particolare lo stato di degrado in cui è stato lasciato il giardino Artiglieri da Montagna, ennesima area verde che in prospettiva dovrebbe essere sacrificata per essere trasformata nel parcheggio del nuovo centro commerciale. È vero che la variante urbanistica era stata predisposta precedentemente all’insediamento di questa Giunta, ma è lecito chiedersi se prima di avallarla siano state valutate ipotesi alternative e dispiacersi per la mancanza di trasparenza con la quale è stata adottata la soluzione finale, senza sottoporla al parere dei cittadini, informati solo a giochi fatti. Un esordio poco consono per una nuova Amministrazione che si era presentata con ben altri presupposti.

Una delle richieste sarà quindi quella di una maggiore trasparenza sulle decisioni, come peraltro promesso in campagna elettorale?

Certamente, insieme al rispetto di un altro aspetto rilevante del programma presentato dal M5S, quello di porre in atto un Bilancio partecipato, il quale per sua natura deve vedere il coinvolgimento dei cittadini in tutte le fasi. Chiediamo di adottare un “metodo nuovo” e di capire con quali presupposti si intende costruire il Bilancio 2017, il primo firmato da questa Giunta dopo il “semestre nero” nel quale le linee su cui muoversi erano state tracciate dall’Amministrazione precedente. Inoltre, sarà da porre in discussione questo continuo proliferare di centri commerciali.

Su quest’ultimo aspetto tuttavia il Comune ha una possibilità di intervento limitata, per via della Legge 106/2011 nota come “Decreto sviluppo” voluta dal governo Berlusconi….

Sì, quella legge autorizza a costruire in deroga al piano regolatore se gli interventi riguardano aree che versano in degrado. Ma occorre una più incisiva attività di controllo da parte delle Autorità, non basta che un capannone sia inutilizzato per dichiararlo “in degrado” e sostituirlo con un supermercato. Inoltre bisogna valutare la reale necessità di una struttura di vendita in base alle attività commerciali già presenti in zona, magari diffuse in maniera capillare, per la cosiddetta spesa “domiciliare”. Soprattutto, deve essere chiaro che gli oneri di urbanizzazione rivenienti da questo tipo di operazioni dovranno essere reinvestiti a beneficio dei territori che li hanno generati, con risistemazioni di strade, aree verdi e punti di interesse dei quartieri coinvolti dai progetti, non dovranno in alcun modo finire nel calderone della spesa corrente, nemmeno per fini nobili come il finanziamento della cultura, come avvenuto a fine anno scorso con il dirottamento dei fondi “Ex Westinghouse-Nebiolo” verso il sistema delle Fondazioni museali.

Un altro punto critico dove il Comune ha poca voce in capitolo è il sottopasso di Corso Grosseto….

Il bando è stato assegnato dalla Regione e quindi solo lei come committente può revocarlo, i fondi arrivano dal governo con l’approvazione del Cipe e dalla Regione stessa, ma il Comune può sottolineare la mancanza della Via, la Valutazione di impatto ambientale, evidenziare tutte le criticità relative all’insediamento del cantiere e al ripristino della viabilità di superficie, sollecitare la risistemazione del parco Sempione dopo i lavori del passante, portare avanti il progetto alternativo “M3” con il recupero della tratta della Torino-Ceres fra Stazione Dora e Porta Milano, con la galleria sotto piazza Baldissera e i binari che arrivano fin quasi a Porta Palazzo. Inoltre chiedere a Rfi di porre in opera la promessa stazione Dora del passante ferroviario, collegandola all’attuale Dora Gtt tramite ascensori. Questa stazione, assieme alle altre previste a Stura e Zappata, darebbe compiutezza al progetto di Sfm, Servizio ferroviario metropolitano, oggi largamente incompleto. Ancora, sempre a Rfi si dovrebbe ricordare il progetto caduto nell’oblio di realizzare una stazione-ponte a Lingotto, in modo da collegare i binari ferroviari alla linea di metropolitana in Via Nizza, sanando quell’assurda cesura che li divide. Attualmente Rfi non ha messo a bilancio nulla di tutto ciò.

Anche sulla “Città della Salute” i giochi sembrano chiusi per il Comune…

Anche qui i finanziamenti arrivano da Stato e Regione, ma non è ancora stato sottoscritto un vero Accordo di programma fra le varie istituzioni che pianifichi tutte le trasformazioni in atto, c’è solo un Atto di condivisione che non è uno strumento operativo. Forse da parte del Comune c’è stato un eccesso di diplomazia nei confronti degli altri soggetti istituzionali, il che ha portato a un certo “continuismo” con le scelte effettuate in precedenza. Quello che si chiede invece a questa Giunta, sia sui problemi sopra esposti che su altre questioni rilevanti (emergenza casa, politica dei grandi eventi, sostegno alla cultura…) è di dichiarare con chiarezza e trasparenza in quale direzione si intende andare, salvo poi valutare la possibilità di adottare soluzioni di compromesso. Specialmente in vista della prevista Revisione Generale del Piano Regolatore, un impegno pluriennale di notevole spessore e importanza strategica per il futuro della Città.