Maria Sanpietrina, folcloristica assessora ai Trasporti della Città di Torino, è ritornata a far parlare di sé. E in meglio, stavolta, a consuntivo di settimane, mesi di annunci e propositi di una rivoluzione viaria il cui unico risultato palpabile è stato finora lo strozzamento del traffico di piazza Baldissera e dintorni, luoghi trasformati con garrula soddisfazione in una camera a gas a cielo aperto da far invidia alle più inquinate metropoli cinesi.

Ora, infatti, su sua proposta, la giunta comunale ha approvato la delibera che dovrà dare corpo ad una serie di progetti che va dalla realizzazione dei parcheggi di interscambio di piazza Bengasi al potenziamento della linea 15, al rinnovo di tram e bus, alla posa dei nuovi binari di collegamento tra via Cigna e corso Giulio Cesare. Progetti che per ottenere i finanziamenti, dovranno essere presentati entro il prossimo 31 dicembre. Complessivamente la spesa prevista supera i 226 milioni di euro.
A due anni e mezzo dall’ingresso dai grillini nella stanza dei bottoni del Municipio dunque questo è il primo e vero piano infrastrutturale presentato dal nuovo corso della sindaca Appendino.

Arriva cioè dopo 30 mesi di governo impiegati a polemizzare con i predecessori, a scivolare su amare figuracce, a collezionare avvisi di garanzia e rinvii a giudizio. Metà consiliatura spesa a prendere confidenza con una città che si sarebbe dovuto già conoscere palmo per palmo. Per poi presentare a grandi linee, ad essere benevoli, ciò che era già nella testa di chi li aveva preceduti. Insomma l’originalità fatta a sistema al doppio del tempo previsto.
Ma se Dio ha plasmato l’universo  in tre giorni e i gradi di circonferenza sono diventati 370, secondo la cripto conoscenza di alcuni parlamentari in tunica color giallo, se una sottosegretaria all’Economia ha riportato magicamente in produzione le Panda 1000, chissà che cosa riuscirà a fare l’assessora Lapietra entro fine mandato.

A parte riuscire davvero a spendere quei 226 milioni.