In questi giorni Bardonecchia è stata al centro di un’attenzione mediatica molto forte. La notizia, l’avrete letta tutti, dei doganieri francesi che hanno fatto irruzione nel centro accoglienza che R@inbow for Africa – R4A, Associazione Studi Giuridici Immigrazione e amministrazioni locali hanno allestito nei locali della stazione, è diventata una caso internazionale.
Mercoledì e giovedì scorso sono stato proprio a Bardonecchia, Oulx, Claviere e Monginevro per capire cosa sta succedendo in Val Susa.
Mi avevano raccontato che i doganieri francesi fanno scendere dai pullman che arrivano da Oulx, e da tutta Italia usando le linee internazionali, chi non ha i documenti in regola. Li caricano su un anonimo pulmino bianco e li fanno scendere sul piazzale della stazione di Bardonecchia. E in effetti è proprio quello che ho visto.
Osservavo la frontiera francese presidiata dalla gendarmerie e mi son chiesto se lì c’era l’Europa che per me è il continente della libertà, della democrazia, dell’accoglienza e del progresso.
In questi mesi Bardonecchia, Claviere, il Colle della Scala sono diventati luogo di passaggio per molti migrati che sognano di arrivare in Francia. Dalla Val Susa i migranti hanno capito, tramite passaparola, chat di whatsapp, che si può con poche ore di cammino arrivare oltralpe. Per lo più francofoni sono convinti che di là troveranno lavoro, incontreranno parenti e amici e molti di loro non sanno che la gendarmerie li aspetta per riportarli in Italia. Tutto il territorio è stato impegnato, le guide alpine, sia in Francia che in Italia, hanno lavorato per salvare tante vite umane. Lo hanno fatto prima dell’arrivo delle telecamere di Canale 5 e continueranno a farlo anche quando il clamore della stampa sarà scemato. Ho visto in due giorni in Val Susa amministratori locali appassionati, volontari impegnati in un sistema di mutuo aiuto che mi ha stupito. Ho ascoltato e fatto tante domande. Non credo a chi fa sensazionalismo sulla pelle delle persone, ai video dei politici urlanti.

Migranti, persone e non quote

Due le grandi letture populiste di questi ultimi anni sulle migrazioni. Da un lato quelli di destra vi diranno, dove trovano i soldi? Perché hanno un cellulare in tasca? Quanto costano alla comunità? Sono troppi, rimandiamoli a casa loro. Questa è la retorica alla quale ci hanno abituato. Vi siete accorti che dopo il voto il tema immigrazione è sparito dai giornali? Dai social network? Dall’altro lato esiste anche la retorica dell’accoglienza senza se e senza ma, quella antagonista che proclama una società senza frontiere, senza leggi, dove se sei senza documenti sei un eroe.
Io vorrei che si rimanesse dalla parte della legge, che va rivista, come nel caso dell’Accordo di Dublino. Ma dobbiamo fare i conti con il contesto giuridico internazionale, europeo, italiano e, in questa specifica vicenda francese, nel quale ci troviamo. Se è lo stato europeo di primo approdo dove i migranti possono chiedere asilo, come sancisce il Trattato di Dublino, allora è quello che va rivisto. Come Parlamento Europeo noi abbiamo fatto la nostra parte ma ora è il Consiglio che dovrà decidere e farlo all’unanimità.
Immaginate 27 paesi che si accordano sul tema dei migranti?
Il tema è enorme, storico anche, e riguarda la riforma del trattati, delle istituzioni europee e degli accordi bilaterali tra stati, interessa la cooperazione strategica con i paesi terzi e la diplomazia internazionale.
L’Europa ha investito, attraverso il Piano Juncker, 3 miliardi di Euro per l’Africa che diventeranno 16 miliardi di Euro con gli investimenti degli stati. Le azioni messe in campo hanno un orizzonte di 15 anni ma è inevitabile per obiettivi a lungo termine. I risultati arriveranno, non subito ovviamente.

Da clandestini a cittadini

Se sei senza documenti in Europa non puoi circolare, non puoi lavorare. Vale la pena rischiare la vita per arrivare in uno stato che ti respingerà al primo paese di arrivo appena possibile? Mancano informazioni, centri d’accoglienza che chiudono, che non utilizzano bene i fondi, pochi i corsi di italiano. Moustaffa racconta che non ha più una casa dove tornare perché il suo villaggio non esiste più. C’è chi è stato torturato in Libia e la propria famiglia ricattata dai trafficanti, soldi in cambio della libertà dei figli. Quando però arrivi in Italia e ti ritrovi a dover guardare un muro per settimane e mesi la voglia di scappare è naturale. Se è necessario un anno per ottenere il ricongiungimento famigliare con i parenti che vivono in Francia e qualcuno ti dice che in una settimana puoi attraversare il confine non ci provi? Non so, forse ci proverei anch’io.
Il messaggio però che i mediatori culturali, i volontari di Asgi, continuano a ripetere è che se sei un sans papier lo sarai per sempre e se non torni nel tuo centro di accoglienza entro 3 giorni sei un clandestino anche in Italia. I micro progetti di integrazione, le strutture di accoglienza in Piemonte per lo più funzionano bene e molti di loro hanno deciso di rimanere in Italia. Rainbow 4 Africa sta lavorando con passione, professionalità per aiutare questi ragazzi, donne, famiglie intere e minori che arrivano a Bardonecchia dopo un lungo viaggio che parte spesso dai centri della Calabria e della Sicilia, arrivano convinti di poter attraversare le Alpi senza cibo, senza vestiti adatti e con poche lire. I francesi dall’altra parte li aspettano per riportarli in Italia, c’è chi tenta più volte l’attraversata rischiando la propria vita e quella dei compagni non sapendo che non è proprio il benvenuto in Francia. Soccorrere non è un crimine.

Amministratori appassionati e capaci, una comunità che reagisce. Partiamo da qui per costruire un’Europa unita e coesa

Ho incontrato il sindaco di Oulx, Paolo De Marchis, di Bardonecchia, Francesco Avato, il vicesindaco di Condove Jacopo Suppo e la consigliera comunale di Sant’Antonino di Susa, Giulia Salani. Dalla Val Susa è ora di iniziare ad affrontare con intelligenza, meno ideologia e realismo tutte le questioni legate alle migrazioni. Ci sono amministratori bravi e competenti, una cittadinanza e una rete di persone che lavorano nel silenzio. Forse se ascoltassimo di più chi ha trovato localmente soluzioni per risolvere questioni nazionali ed europee faremmo un buon servizio alla politica.

Se i paesi europei iniziassero a considerarsi davvero parte di un continente intero, con confini europei e non nazionali avremmo molti strumenti in più per affrontare le emergenze e anche la quotidianità.

Quello che ho capito è che non puoi fermare nessuno, puoi accompagnarlo, salvarlo, indirizzarlo. Nessuno rinuncia a sognare una vita migliore e nessun governo mai riuscirà a bloccare le migrazioni dei popoli. Ma non possiamo pensare che la politica non trovi soluzioni, chiuda gli occhi davanti ai trafficanti di esseri umani e alla palese violazione dei diritti umani. Se vogliamo un’Europa diversa dobbiamo partire da qui. Una vita dignitosa per chi sceglie l’Europa per vivere, lavoro per prevenire la delinquenza, controlli non solo sui migranti ma anche sulle reti che li imbarcano, trasportano, forniscono indicazioni in cambio di denaro.