Protezione militare. Il presidente Barak Obama tenta di placare i timori dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Kuwait, Oman e Qatar) su una eventuale minaccia iraniana, assicurando un rafforzamento della cooperazione e dell’assistenza militare americana, con nuove manovre congiunte anche in campo missilistico.

Accade durante il vertice indetto da Obama nella residenza presidenziale di Camp David, nel Maryland settentrionale, e organizzato nel tentativo di rassicurare i Paesi del Golfo circa il raggiungimento di un accordo sul nucleare con Tehran, che dovrebbe essere siglato entro poche settimane. Il vertice si conclude senza alcun accordo finale («Non ho proposto loro un documento da firmare perché l’accordo non è completo» ha precisato Obama al termine dell’incontro), ma nella dichiarazione congiunta gli Stati Uniti si impegnano a difendere con ogni mezzo gli alleati del Golfo da qualunque minaccia o aggressione, anche con l’uso della forza se necessario.
La tensione tra gli Usa e gli alleati mediorientali sembra dunque stemperarsi, dopo che dei sei capi di Stato del Consiglio di cooperazione del Golfo, quattro avevano deciso di non partecipare direttamente al vertice inviando loro emissari. La defezione più vistosa è stata quella del re saudita Salman, ma anche Emirati, Oman e Bahrein hanno optato per l’invio di delegazioni di più basso livello. Solo i leader di Qatar e Kuwait hanno partecipato personalmente al vertice.
L’incontro con i Paesi del Golfo sarà il primo di una lunga serie a scadenza regolare, il prossimo si terrà a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, entro un anno. I Paesi arabi, infatti, non hanno intenzione di rimanere a guardare mentre «all’Iran viene permesso di mantenere molte delle sue capacità e di accumulare le sue ricerche». Parole che suonano come una ‘minaccia’ se associate alle dichiarazioni di qualche tempo fa dell’ex capo dell’intelligence saudita, Turki bin Faisal, che a una conferenza a Seul aveva assicurato: «Qualunque cosa avranno gli iraniani l’avremo anche noi».
Il vertice di Camp David, ad ogni modo, ha toccato molti dei principali problemi mediorientali attuali, a partire dai conflitti che hanno colpito Yemen, Libia e Iraq e per i quali le parti condividono l’idea che non vi sia una situazione militare possibile. Nella dichiarazione finale congiunta si legge infatti che queste situazioni possono essere risolte «solo attraverso mezzi politici e pacifici, il rispetto per la sovranità degli stati e la non interferenza nei loro affari interni. Sempre attenti però alla protezione delle minoranze e dei diritti umani».