Tra tutte le reazioni, le opinioni e i commenti alla vicenda Sea Watch e al braccio di ferro tra il capitano della nave della Ong che ha portato in salvo 42 immigrati, Carola Rackete, e il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, sono rimasto colpito dalle parole del vicepremier Luigi Di Maio.
Infatti il leader del Movimento 5 Stelle riferendosi proprio al caso Sea Watch scrive su Facebook: «C’è della rabbia intorno a tutto questo e lo comprendo. Chi rappresenta i cittadini questa rabbia deve sforzarsi di capirla, perchè non può essere ignorata. Capirla non significa alimentarla, perchè poi altrimenti la rabbia si trasforma in insulti violenti che colpiscono tutte le parti e che vanno sempre condannati».
Parole rispetto alle quali non riesco a restare indifferente, ma che rafforzano in me l’opinione che il ministro del Lavoro Di Maio sia un truffatore dell’organizzazione del consenso.

Qui non voglio esprimere giudizi politici, anche perché sono convinto che questo compito toccherà ben presto al “tribunale della verità”, ovvero ai numeri, che forniranno un’altra narrazione rispetto a quella propinataci dalla propaganda grillina-leghista. E quando ciò avverrà non saranno certo momenti lieti per il nostro Paese.
Voglio invece evidenziare quanto, eticamente parlando, Di Maio abbia toccato il fondo, proprio con queste dichiarazioni sulla Sea Watch.

Già, perché quella rabbia, che – secondo il vicepremier – i politici non devono alimentare, è una alchimia sua e del suo movimento.
Non bisogna dimenticare che Di Maio e i Cinque Stelle nascono con la parola “Vaffanculo”. Poi fa più chic chiamarlo il “Vaffaday”, ma in realtà dai palchi dei comizi di Grillo e soci si urlava “Vaffanculo” a tutti, alla politica, ai politici, al sistema. La rabbia delle persone veniva alimentata per poi essere strumentalizzata affinchè il Movimento Cinque Stelle crescesse proprio con le radici nell’odio.
Adesso è diverso, vero Di Maio?

Ennesima retromarcia, come suo costume. Come quelli che dicono “Gira a destra, gira a destra” e poi quando vanno a sbattere contro il muro affermano ”Io ti avevo detto di girare a sinistra”. Ecco la truffa dei consensi che il figlio del “Vaffanculo” continua a non rinnegare.
Il Movimento Cinque Stelle è riuscito a seminare odio partendo proprio dalla presunzione che erano diversi dagli altri, anzi migliori degli altri. E come ci insegna la Storia chi si elegge a migliore degli altri tiene sotto giogo la massa seminando e fomentando odio.
I Cinque Stelle hanno sventolato la bandiera dell’invidia sociale fin dalla loro nascita.

Gli insulti e la rabbia che caratterizzano, ad esempio, i social network prendono vita sotto il firmamento pentastellato. È arcinoto che esistono vere e proprie strutture vicino ai grillini con il compito di creare reti di dissenso urlato attraverso Facebook e affini. Matteo Salvini e la Lega hanno solo imparato da questo metodo che sta cancellando le parole “Restiamo umani” per sostituirle con “Noi odiamo tutti”, creando così un nemico invisibile da disprezzare e incolpare della crisi che viviamo quotidianamente. Semplice no? Meglio sbraitare contro la capitana e 42 migranti piuttosto che rendersi conto della deriva in cui Di Maio e Salvini ci stanno portando. Ecco perchè fa male alle orecchie sentire le parole di Di Maio in queste ore.

Anche se, va detto, queste parole sono condivisibili lettera per lettera. Peccato che nel suo discorso manchi la parte più importante: quella in cui il leader Cinque Stelle dice “Basta a questa rabbia di cui siamo responsabili”. Non vuole chiedere chiedere scusa, ma almeno ammetta che questo clima di odio parte proprio da loro.

E se Di Maio incomincia a riconoscere le proprie responsabilità allora sarò il primo in quanto senatore della Repubblica Italiana del Partito Democratico a diventare interlocutore con il Movimento Cinque Stelle.

Ma fino a quel momento, a quella assunzione di responsabilità, il dialogo non potrà esserci perchè il morbo della rabbia che respiriamo e che ha infettato l’Italia e gli italiani non può esser curato facendo finta di non sapere chi sono gli untori.