La discussione scaturita intorno alla linea ad alta velocità Torino-Lione è sintomatica circa l’attuale stato di salute della nostra Città.

Una Città che vive in una permanente campagna elettorale scandita da slogan di varia natura e polarizzata in una inutile “guerra tra bande” dove le diverse fazioni provano ad attrarre nuovi sostenitori al fine di annientare l’avversario.

Sono tanti i treni che abbiamo visto partire negli ultimi anni: penso alla Fiat, alla piccola e media impresa, al settore metalmeccanico e ai grandi centri direzionali del settore finanziario e assicurativo.

Molto spesso mi sono interrogato sul come mai questi treni siano stati lasciati partire e quanto sia stato fatto dalle istituzioni politiche, dalle associazioni di categoria e dai corpi intermedi per cercare di impedirlo.

Non trovando una vera e propria risposta, ed essendo ancora ben vivo il danneggiamento subito, personalmente credo sia giunto il momento di rimettere la Città al primo posto e al centro di tutto.

Le continue e annose divisioni non credo possano fare bene a Torino, soprattutto in questo delicato periodo storico. Le guerre, poi, hanno sempre e solo mietuto vittime, feriti, contusi e dispersi. È ora di andare oltre le mere visioni campanilistiche che stanno rallentando la Città e che aumentano le distanze con le altre realtà italiane.

Dopo la dipartita dell’industria automobilistica, Torino ha cercato di reinventarsi in diverse vesti, come quelle culturali, turistiche, universitarie ed enogastronomiche: opzioni sicuramente utili, ma che non hanno però risolto i veri problemi della Città e che stanno perdendo la loro iniziale spinta propulsiva.

Problemi della Città che risiedono, a mio modesto parere, nella carenza di politiche strutturali e condivise che permettano di rimettere in moto l’economia locale, le sue conoscenze e le sue strutture. E che vadano ad incidere sui notevoli problemi occupazionali che stanno attanagliando Torino ed il Piemonte.

Credo sia ora di donare nuovamente risalto, attenzione e tutela ai saperi e alle capacità di questa Città, che spesso ha visto nascere progettualità che si sono poi consacrate altrove nel campo della manifattura, della produzione, della finanza e della cultura.

Ultimamente sento parlare di innovazione come nuova vocazione cittadina, ed è sicuramente la benvenuta a patto che venga gestita con assoluta attenzione data la sua capacità di creare nuove professionalità ma anche la sua attitudine ad eliminare quelle vecchie. E, soprattutto, non può essere l’unica leva di cambiamento del tessuto industriale cittadino.

Per il bene di Torino bisogna tornare a parlare di progettualità ad ampio raggio, di idee da tramutare in percorsi e di contenuti non estemporanei.

Istituzioni, associazioni di categoria e corpi intermedi devono ritornare a confrontarsi nel merito delle questioni cittadine e a ragionare su un vero e proprio piano strategico invece che su operazioni singole.

Oggi, purtroppo, non vedo tutto questo. Le responsabilità sono collettive. Anche mie, in qualità di Consigliere Comunale.

È ora di rimettere Torino al primo posto e al centro di qualsiasi pensiero e discussione senza pregiudizi di appartenenza, senza preclusioni e soprattutto senza divisioni.