di Daniele Viotti

Quelli che stiamo attraversando, come Europa, sono tempi difficili. Dobbiamo fronteggiare tre antichi fantasmi del passato che pensavamo sconfitti: nazionalismo, populismo e razzismo. Una marea nera che sta avvolgendo l’Unione e si infiltra poco per volta negli Stati membri. Ed è vicinissima a ognuno di noi. Inoltre, facciamo fatica a immaginare il futuro dei nostri giovani (e non ci impegniamo nemmeno per chiedere loro cosa sognano), ci troviamo ad affrontare crisi personali e sociali. Da Bruxelles arrivano diktat sulla gestione economica del nostro Paese.

Quell’Europa nata per tutelarci da eventuali nuove guerre, che ci doveva proteggere e ci doveva tenere insieme per un bene più grande perché fondata sulla solidarietà, è stata progressivamente trasformata – nella percezione e nell’immaginario – in una matrigna cattiva, da cui in tanti cercano di liberarsi. Dalla strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 alla crisi greca, passando per i vari attentati terroristici del Bataclan di Parigi e di Charleroi. Ultima ma non ultima, la Brexit. È un disagio che arriva da lontano.

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