Fu Valentino De Chiara ad importare dagli Stati Uniti il gioco del frisbee. Dopo un viaggio in California, una volta tornato a casa, diventò pioniere italiano del disco volante. Uno svago che divenne sport, anche in Italia. Un divertimento che nel Belpaese ebbe il suo successo, a partire degli anni ’80, non minacciando i fasti degli sport più blasonati ma affermandosi soprattutto come una di quelle ebbrezze che, al parco giochi, dopo l’uscita da Scuola, i bambini vogliono, almeno per una volta, assolutamente provare. Matteo Renzi è nato nel 1975, il “frisbismo” stava muovendo i primi passi in Italia: sicuramente la sfida del lanciare il disco di plastica, per farlo girare ed arrivare il più lontano possibile, l’avrà reclamata anche colui che è oggi premier.

Per il gioco del frisbee servono buoni riflessi e buona atletica per evitare il dispiacere del vedere il disco che, esanime, senza più energia, stramazzi a terra. Esiste anche il rischio che il frisbee, in ricevuta, si trasformi in involontario “cecchino”, colpendo il cattivo giocatore. Non esiste migliore metafora del frisbee se l’oggetto del contendere è “La buona Scuola” di Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio ha lanciato, con tutta la forza che aveva in corpo, la riforma della Scuola, poco prima delle elezioni di primavera, pensando di potersi mettere in mostra con una presa plastica e spettacolare. Non è andata propriamente così, il disco è finito nel cortile del vicino, servirà suonare il campanello per farselo restituire o scavalcare la cancellata per andarselo a riprendere.

Maldestra fu l’idea di ritenere possibile il trionfo alle elezioni regionali e comunali grazie alla riforma scolastica. Un errore tremendo di Palazzo Chigi, che ha sottovalutato la portata di una “rottamazione” velleitaria e autoritaria, sbagliando clamorosamente anche nelle tempiste. La Scuola non si presta ad essere scenografia degli show. La promessa dell’assunzione di 100mila precari non è stata sufficiente, l’erosione di voti del Partito Democratico ne è stata la dimostrazione. Le ragioni del tracollo del Pd, che ha perso un milione di voti dallo scorso anno, saranno state indubbiamente più ampie e sfaccettate, ma è stata la Scuola, da sempre serbatoio di preferenze per il centrosinistra, la capofila dei pollici versi al cospetto del governo Renzi.

L’ha forse compreso anche il presidente del Consiglio, che difatti ha ripreso la sua corsa, dicendo di voler tornare ad essere “Renzi 1” e mettendo in soffitta “Renzi 2”, da dove ha accidentalmente fallito. Appunto, la Scuola. A Bruno Vespa ha concesso la sua prima intervista televisiva dopo le elezioni. A “Porta a porta” ha annunciato che le assunzioni dei precari slitteranno a causa dei tremila emendamenti fatti dalle opposizioni, rinnovando le accuse contro minoranze Pd e sindacati. Una particolarità merita di essere evidenziata: Renzi non vuole disgiungere la riforma della Scuola dalla vicenda dei precari, perché sa bene che se facesse ciò depennerebbe dal suo arco di frecce il ricatto più efficace per veder approvato in Parlamento il ddl Scuola.

Per mercoledì 17 giugno era stata convocata la Commissione Istruzione al Senato, ma è stata rinviata poche ore prima del suo inizio. È stata riconvocata per martedì 23 giugno, nel frattempo i renziani avranno tutto il tempo di far un po’ di melina sulla “responsabilità” di deputati e senatori e sul “pantano” contrario al cambiamento presente in Parlamento. Una bega che si sta consumando quantomai nel Pd, che vede tra le altre cose traballare la poltrona da ministro dell’Istruzione di Stefania Giannini. Se ci fosse la volontà politica, i precari della Scuola si potrebbero stabilizzare indipendentemente dal corso della “La buona Scuola”: è nelle possibilità di intervento del Miur e il denaro per le assunzioni è stato già stanziato nella Legge di stabilità per il 2015.

Palazzo Chigi non ha cambiato idea, l’unico elemento di “novità” è l’indizione di una Conferenza nazionale sulla Scuola per i primi giorni di luglio. Oggi come oggi Renzi conta di poter approvare il ddl, se tutte le cose andranno come lui vorrebbe, sul finire di agosto. Con questi tempi, di fatto, non sarà possibile poter completare le procedure di ammissione dei precari a partire da settembre, le assunzioni comunque sia slitteranno ancora. Si vedrà se il ritorno in campo di “Renzi 1”, per quanto riguarda l’affaire Scuola, costituirà una rivincita del renzismo con l’addomesticamento dei “ribelli” (magari con l’ausilio di un maxi-emendamento) o un bluff a 140 caratteri inscenato per nascondere limiti del “Partito toscano”.